
Indonesia, l’anno scolastico parte tra aule semivuote e il rilancio delle Scuole del Popolo
Mentre migliaia di studenti iniziano la MPLS, in decine di istituti statali i nuovi iscritti si contano sulle dita di una mano; il governo risponde con un piano da 4mila miliardi di rupiah per l’istruzione dei più poveri.
Il 13 luglio 2026, in tutta l’Indonesia, è cominciato l’anno scolastico con la tradizionale Masa Pengenalan Lingkungan Sekolah (MPLS), la settimana di orientamento per gli alunni delle elementari, medie e superiori. Ma in un numero crescente di scuole pubbliche, dalle periferie di Semarang fino ai villaggi del Bengkulu, l’avvio delle lezioni ha assunto i contorni di un paradosso: aule preparate, insegnanti presenti, e soltanto due, tre, a volte zero nuovi iscritti. A SDN Purwoyoso 01, nella città di Semarang, le cronache locali raccontano di tre bambini che hanno varcato il cancello; a Bandar Lampung, la SDN 1 Gedung Meneng ne ha accolti due; nel distretto di Rejang Lebong, tredici scuole elementari non hanno registrato alcuna domanda, mentre una sessantina di istituti nella regione di Sleman restano sotto la soglia minima. Il fenomeno, che tocca anche aree urbane densamente popolate, è attribuito dagli amministratori locali a un intreccio di calo demografico, migrazioni interne e, in alcuni casi, a una percezione di qualità insufficiente del servizio.
Di fronte a questi numeri, il Ministero dell’Istruzione di Base e Media ha annunciato un tavolo congiunto con il Ministero dell’Interno per ridisegnare la mappa scolastica. Il ministro Abdul Mu’ti, in dichiarazioni riprese dalla stampa nazionale, ha parlato di possibili accorpamenti, ma ha anche insistito sulla necessità di decisioni «caso per caso», che tengano conto della distribuzione della popolazione e dei diritti degli alunni. Parallelamente, la presidente della Camera dei rappresentanti, Puan Maharani, ha chiesto al governo di elaborare una mappa nazionale del fabbisogno di istituti, basata su proiezioni demografiche a dieci anni, per evitare che l’efficienza amministrativa si traduca in tagli che penalizzano le comunità più isolate.
Sul fronte opposto, quello dell’inclusione, il governo ha impresso un’accelerazione al programma Sekolah Rakyat, le “Scuole del Popolo” destinate ai bambini delle famiglie in condizione di povertà estrema. Secondo i dati forniti dal Ministero dei Lavori Pubblici e dall’impresa statale Nindya Karya, venti nuovi plessi sono stati completati in quattro province (Sulawesi Meridionale, Sumatra Settentrionale, Giava Orientale e Maluku) e sono già operativi per l’MPLS. Il Ministero degli Affari Sociali ha quantificato in circa 4mila miliardi di rupiah lo stanziamento operativo per il 2026, con un costo stimato tra i 3 e i 4 milioni di rupiah al mese per ogni studente, una cifra che copre vitto, alloggio in convitto, materiali didattici e stipendi del personale. L’accesso è rigidamente vincolato ai nuclei familiari collocati nei decili di reddito più bassi, con verifiche incrociate dell’ufficio statistico nazionale per scongiurare abusi.
Sul piano pedagogico, il ministero ha ribadito la filosofia della “MPLS Ramah”, un orientamento che bandisce ogni forma di nonnismo e punta a un apprendimento gioioso. Una circolare recente limita l’uso dei dispositivi elettronici personali durante l’orario scolastico, mentre psicologi dell’Università dell’Indonesia, interpellati dai media, hanno offerto alle famiglie una griglia di segnali per riconoscere l’ansia da inserimento: dolori addominali senza causa medica, pianto prolungato, rifiuto di staccarsi dai genitori. Il consiglio degli esperti è di intervenire solo quando il malessere persiste per settimane o sfocia in aggressività, altrimenti di lasciare che i bambini sperimentino una prima, misurata autonomia. In questo crocevia di aule semivuote e nuovi investimenti, l’Indonesia cerca un equilibrio tra la razionalizzazione della rete scolastica e la promessa di un’istruzione che non lasci indietro nessuno.
| Stampa sud-est asiatica | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.60 | critical |
| Stampa latinoamericana | −0.50 | critical |
Il governo indonesiano e le scuole promuovono MPLS come un successo, mentre riconoscono la crisi di iscrizioni e avviano misure correttive.
Enfatizzando le iniziative governative e le storie positive, si crea un'immagine di progresso controllato, smorzando le critiche con dati e azioni concrete.
Vengono omesse le cause strutturali profonde del calo di iscrizioni, come l'urbanizzazione e la concorrenza delle scuole private, che minerebbero la narrazione di un problema gestibile.
I sindacati degli insegnanti e gli esperti denunciano il fallimento sistemico dell'istruzione, chiedendo interventi urgenti e riforme radicali.
Generalizzando il problema indonesiano a un fallimento globale dell'istruzione, si amplifica l'urgenza e si legittima la richiesta di cambiamenti strutturali immediati.
Vengono omessi i dettagli specifici del contesto indonesiano, come gli sforzi governativi e le iniziative locali, che attenuerebbero la portata della crisi.
I ministeri delle finanze e gli analisti avvertono che le promesse educative devono confrontarsi con i vincoli di bilancio e le priorità reali.
Utilizzando dati fiscali e confronti internazionali, si legittima uno scetticismo pragmatico, ridimensionando le aspettative e spostando il dibattito sulla sostenibilità economica.
Vengono omessi gli aspetti positivi dell'MPLS e il coinvolgimento comunitario, che offrirebbero una visione più ottimistica della gestione locale.
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