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Economia e Mercatimercoledì 15 luglio 2026

L’inflazione argentina scende sotto il 2%, ma la soglia di povertà supera 1,5 milioni di pesos

A giugno l’indice dei prezzi al consumo è sceso all’1,9% mensile, il valore più basso in dieci mesi, mentre una famiglia tipo ha avuto bisogno di oltre un milione e mezzo di pesos per non essere considerata povera.

L’economia argentina ha registrato a giugno 2026 un’inflazione mensile dell’1,9%, perforando per la prima volta in dieci mesi la soglia del 2% e consolidando una traiettoria di rallentamento che prosegue da marzo, quando l’indice aveva toccato il 3,4%. Lo ha comunicato l’Istituto nazionale di statistica (Indec), precisando che nel primo semestre l’accumulo è stato del 16,8% e che la variazione su base annua si attesta al 33,5%. Il dato, inferiore alle attese degli analisti che scontavano un 2,0%, è stato trainato da una forte moderazione dei prezzi alimentari (+1,3%) e dalla stabilità del costo della carne, mentre i rincari più marcati hanno riguardato i pacchetti turistici (+4,2%) e le utenze domestiche (+3,3%), con elettricità e trasporti pubblici in salita per effetto di adeguamenti tariffari.

Il governo di Javier Milei ha accolto il risultato come una conferma della «solidità del processo di disinflazione», secondo le parole del ministro dell’Economia Luis Caputo, che ha sottolineato come anche l’inflazione core sia scesa all’1,6%. L’esecutivo, insediatosi alla fine del 2023 con un programma di drastica austerità fiscale e tagli alla spesa pubblica, ha ridotto un’inflazione che nel 2023 viaggiava a tre cifre, ma il costo sociale resta elevato: secondo i dati ufficiali, a giugno una famiglia di quattro persone ha avuto bisogno di 1.531.473 pesos per superare la soglia di povertà e di 689.853 pesos per non cadere nell’indigenza, con aumenti mensili rispettivamente del 2,2% e dell’1,3% per i panieri di riferimento.

La dinamica dei prezzi non è stata uniforme sul territorio: la regione pampeana ha registrato un +2,0%, mentre la Patagonia e Cuyo si sono fermate all’1,6%. Nelle province del Nordovest, che includono Salta e Jujuy, l’indice è stato dell’1,7%, con una maggiore incidenza dei beni alimentari. A Buenos Aires città, dove l’inflazione si è attestata all’1,8%, hanno pesato gli adeguamenti delle tariffe del trasporto pubblico e delle quote della sanità privata. Il quadro complessivo mostra un’economia che cresce a due velocità: nel primo trimestre il Pil è aumentato dello 0,7% grazie alle esportazioni primarie e all’intermediazione finanziaria, mentre industria e commercio restano in contrazione.

Sullo sfondo, il consenso politico attorno al presidente Milei è messo alla prova dallo scandalo di corruzione che ha coinvolto l’ex capo di gabinetto Manuel Adorni, accusato di acquisti immobiliari e viaggi di lusso incompatibili con il suo stipendio. La tenuta del processo disinflazionistico sarà misurata nei prossimi mesi, con l’attenzione degli operatori già rivolta al dato di luglio, quando alcuni economisti non escludono una lieve riaccelerazione legata a fattori stagionali e all’andamento del tasso di cambio, che a giugno è salito del 5,2% senza però trasferirsi immediatamente sui prezzi al consumo.

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mercoledì 15 luglio 2026

L’inflazione argentina scende sotto il 2%, ma la soglia di povertà supera 1,5 milioni di pesos

A giugno l’indice dei prezzi al consumo è sceso all’1,9% mensile, il valore più basso in dieci mesi, mentre una famiglia tipo ha avuto bisogno di oltre un milione e mezzo di pesos per non essere considerata povera.

L’economia argentina ha registrato a giugno 2026 un’inflazione mensile dell’1,9%, perforando per la prima volta in dieci mesi la soglia del 2% e consolidando una traiettoria di rallentamento che prosegue da marzo, quando l’indice aveva toccato il 3,4%. Lo ha comunicato l’Istituto nazionale di statistica (Indec), precisando che nel primo semestre l’accumulo è stato del 16,8% e che la variazione su base annua si attesta al 33,5%. Il dato, inferiore alle attese degli analisti che scontavano un 2,0%, è stato trainato da una forte moderazione dei prezzi alimentari (+1,3%) e dalla stabilità del costo della carne, mentre i rincari più marcati hanno riguardato i pacchetti turistici (+4,2%) e le utenze domestiche (+3,3%), con elettricità e trasporti pubblici in salita per effetto di adeguamenti tariffari.

Il governo di Javier Milei ha accolto il risultato come una conferma della «solidità del processo di disinflazione», secondo le parole del ministro dell’Economia Luis Caputo, che ha sottolineato come anche l’inflazione core sia scesa all’1,6%. L’esecutivo, insediatosi alla fine del 2023 con un programma di drastica austerità fiscale e tagli alla spesa pubblica, ha ridotto un’inflazione che nel 2023 viaggiava a tre cifre, ma il costo sociale resta elevato: secondo i dati ufficiali, a giugno una famiglia di quattro persone ha avuto bisogno di 1.531.473 pesos per superare la soglia di povertà e di 689.853 pesos per non cadere nell’indigenza, con aumenti mensili rispettivamente del 2,2% e dell’1,3% per i panieri di riferimento.

La dinamica dei prezzi non è stata uniforme sul territorio: la regione pampeana ha registrato un +2,0%, mentre la Patagonia e Cuyo si sono fermate all’1,6%. Nelle province del Nordovest, che includono Salta e Jujuy, l’indice è stato dell’1,7%, con una maggiore incidenza dei beni alimentari. A Buenos Aires città, dove l’inflazione si è attestata all’1,8%, hanno pesato gli adeguamenti delle tariffe del trasporto pubblico e delle quote della sanità privata. Il quadro complessivo mostra un’economia che cresce a due velocità: nel primo trimestre il Pil è aumentato dello 0,7% grazie alle esportazioni primarie e all’intermediazione finanziaria, mentre industria e commercio restano in contrazione.

Sullo sfondo, il consenso politico attorno al presidente Milei è messo alla prova dallo scandalo di corruzione che ha coinvolto l’ex capo di gabinetto Manuel Adorni, accusato di acquisti immobiliari e viaggi di lusso incompatibili con il suo stipendio. La tenuta del processo disinflazionistico sarà misurata nei prossimi mesi, con l’attenzione degli operatori già rivolta al dato di luglio, quando alcuni economisti non escludono una lieve riaccelerazione legata a fattori stagionali e all’andamento del tasso di cambio, che a giugno è salito del 5,2% senza però trasferirsi immediatamente sui prezzi al consumo.

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