
La guerra all’Iran costa 37,5 miliardi, il Pentagono ne chiede altri 67
Il segretario alla Difesa Hegseth rivela in Senato il conto del conflitto e sollecita fondi d’emergenza, mentre i democratici denunciano una “guerra senza fine” e il prezzo del petrolio sale.
Il costo della campagna militare statunitense contro l’Iran ha raggiunto i 37,5 miliardi di dollari, secondo quanto dichiarato dal segretario alla Difesa Pete Hegseth durante un’audizione al Comitato per gli stanziamenti del Senato il 21 luglio. La cifra, che include proiezioni fino al 30 settembre, segna un aumento di quasi 8 miliardi rispetto alla stima di maggio e accompagna la richiesta di uno stanziamento supplementare di 67 miliardi di dollari per sostenere le operazioni in corso. Hegseth ha definito i fondi «urgenti e necessari» per evitare carenze critiche di munizioni, pagare i soldati e modernizzare le forze armate, in un contesto di raid quotidiani ripresi dopo il collasso del cessate il fuoco di aprile.
La richiesta dell’amministrazione Trump incontra una forte opposizione tra i democratici del Senato, che descrivono il conflitto come una «guerra di scelta» priva di una strategia di uscita. La senatrice Patty Murray ha avvertito che gli Stati Uniti rischiano «un’altra guerra senza fine», mentre altri esponenti del partito hanno sottolineato che il Pentagono non ha ancora speso metà dei 150 miliardi stanziati l’anno scorso e che i nuovi fondi andrebbero piuttosto destinati a sanità, assistenza all’infanzia e aiuti energetici interni. Anche alcuni repubblicani, secondo fonti del Congresso, chiedono tagli compensativi altrove, rendendo incerto il percorso legislativo del pacchetto da 95 miliardi che include anche 10 miliardi per gli agricoltori colpiti dai dazi e 10 miliardi per modifiche alle leggi elettorali.
L’escalation ha ripercussioni dirette sull’economia globale e sull’Europa. Il blocco di fatto dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran – con la Guardia rivoluzionaria che rivendica il fermo di navi e il danneggiamento di petroliere – e le minacce degli alleati Houthi nel Mar Rosso hanno fatto salire il prezzo del petrolio di circa il 20% da inizio luglio. Per l’Italia, che importa oltre il 90% del proprio fabbisogno energetico, il rincaro si traduce in un aumento dei costi di benzina e gasolio e in nuove pressioni inflazionistiche, mentre i mercati europei temono un’interruzione prolungata dei flussi di greggio dal Golfo Persico. Secondo analisti di Bruxelles, la combinazione di guerra e sanzioni sta già frenando le prospettive di crescita dell’area euro.
Il conflitto, iniziato il 28 febbraio con attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele, ha causato finora 18 morti e oltre 430 feriti tra i soldati americani, con quasi cento feriti solo nelle ultime due settimane. Il presidente Trump ha minacciato di colpire infrastrutture energetiche, ponti e il sito nucleare sotterraneo di Pickaxe Mountain, mentre Teheran, secondo fonti dell’intelligence occidentale, mantiene la capacità di lanciare missili e droni nonostante i danni subiti. Con le elezioni di metà mandato a novembre, i democratici cercano di legare il costo della guerra all’aumento del costo della vita, cavalcando un’opinione pubblica che secondo i sondaggi resta in maggioranza contraria alla gestione trumpiana del conflitto. La risoluzione di bilancio è attesa al voto della Camera nei prossimi giorni, ma senza un accordo bipartisan il finanziamento supplementare rischia di arenarsi, lasciando il Pentagono a corto di risorse in piena offensiva.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.40 | critical |
| Stampa del Golfo arabo | −0.10 | neutral |
L'amministrazione sta dissanguando le forze armate con una guerra non pianificata; il Congresso deve chiedere conto.
Accostando l'aumento dei costi e le morti dei soldati alla richiesta dell'amministrazione, la narrazione crea un senso di crisi fiscale e morale che richiede il controllo del Congresso.
Il blocco omette qualsiasi giustificazione dettagliata della guerra dal punto di vista dell'amministrazione, come la necessità strategica o la minaccia iraniana, concentrandosi invece sui costi e sulle lotte politiche.
La macchina da guerra americana si sta dissanguando in un'aggressione futile contro l'Iran; il costo reale è molto più alto di quanto ammesso.
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Il blocco omette qualsiasi menzione della logica strategica statunitense o della minaccia iraniana, concentrandosi esclusivamente sul fallimento finanziario e morale della guerra.
Lo sforzo bellico deve essere sostenuto; i fondi richiesti sono essenziali per la prontezza militare e per evitare di minare la campagna.
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Il blocco omette il costo umano della guerra, come le morti di soldati e le vittime civili, e la controversia politica che circonda il conflitto.
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