
L’Iran esclude soluzioni militari in Yemen, appello al dialogo tra Houthi e Riyad
Mentre si intensificano attacchi e blocchi navali, Teheran prende le distanze dalla crisi e punta sui negoziati per scongiurare un allargamento del conflitto regionale.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato sabato che «non esiste una soluzione militare» al conflitto in Yemen, chiamando le parti al dialogo. In un’intervista al quotidiano statale Iran Daily, Araghchi ha attribuito le tensioni nello stretto di Bab al-Mandab a «vecchie dispute tra Yemen, Arabia Saudita e paesi della regione», negando ogni responsabilità diretta di Teheran. Sulla stessa linea il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei, che in una nota ha ribadito come solo la ripresa del negoziato e l’attuazione della road map concordata possano porre fine alle sofferenze della popolazione yemenita e garantire la sicurezza regionale.
L’escalation è esplosa questo mese dopo che i ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno annunciato un blocco navale contro i porti sauditi e rivendicato attacchi con missili e droni contro petroliere in transito nel Mar Rosso. Fonti yemenite riferiscono di raid aerei di Riyad sulle province di Marib e al-Jawf, mentre esplosioni sono state udite nell’area industriale costiera di Jazan, dove un impianto petrolifero della Saudi Aramco sarebbe stato colpito. Il blocco degli Houthi minaccia la capacità dell’Arabia Saudita di esportare greggio, già messa sotto pressione dalla chiusura parallela dello Stretto di Hormuz imposta da Teheran nell’ambito della guerra in corso con gli Stati Uniti.
Secondo analisti di Bruxelles, il doppio strozzamento delle rotte marittime mediorientali – Hormuz e Bab al-Mandab – sta riaccendendo i timori per la sicurezza energetica europea, in un momento in cui il continente dipende ancora in misura rilevante dalle forniture di petrolio e gas liquefatto che transitano attraverso il Canale di Suez. Il conflitto tra Iran e Stati Uniti, giunto al quinto mese, si è ormai esteso su molteplici fronti regionali – dal Golfo Persico alla Giordania, dal Kuwait al Bahrein fino al Mar Rosso – in un gioco di alleanze e ritorsioni che rischia di coinvolgere direttamente anche gli interessi dell’Italia e dei suoi partner mediterranei.
Nell’ottica di Teheran, la crisi yemenita resta legata a dinamiche locali e non va confusa con lo scontro in corso con Washington. Il portavoce Baghaei ha denunciato le «politiche interventiste e provocatorie» americane, accusandole di complicare ulteriormente il quadro, e ha assicurato il sostegno dell’Iran a ogni iniziativa costruttiva per un accordo politico basato sulla road map condivisa. Al momento, tuttavia, non si registrano segnali di un imminente negoziato: il portavoce degli Houthi ha precisato che il blocco marittimo riguarda solo il traffico diretto a destinazioni saudite, mentre un responsabile del governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale ha avvertito che, se le tensioni continueranno, gli impianti petroliferi ed economici sauditi potrebbero diventare obiettivi legittimi di attacco.
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