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Sportsabato 25 luglio 2026

Dopo la finale persa, Messi sceglie la tribuna del Leones per riapparire in pubblico

A quasi una settimana dalla sconfitta contro la Spagna, Lionel Messi ricompare a Rosario per una partita di quarta divisione: un gesto di normalità che riaccende il dibattito sul suo futuro.

Sabato pomeriggio, presso lo stadio Antonio Di Giacomo di Arroyo Seco, il Leones FC – club di proprietà della famiglia Messi – è stato sconfitto 2-0 dal Central Córdoba di Rosario, in una partita della Primera C, la quarta serie argentina. I gol, realizzati da Marcos Córdoba al 40’ e da Franco Fernández al 56’, hanno deciso l’incontro, ma l’attenzione era tutta per la tribuna: Lionel Messi, capitano della nazionale albiceleste, assisteva per la prima volta di persona a un match della squadra presieduta dal fratello Matías. La sua apparizione, la prima dopo la finale del Mondiale 2026 persa contro la Spagna, ha trasformato un oscuro confronto di categoria in un evento mediatico globale.

Con un giaccone nero, cappuccio e il consueto mate, Messi ha seguito il gioco accanto ai figli Thiago, Mateo e Ciro, lontano dai flash dei grandi stadi che ha calcato per vent’anni. La folla, composta da poche centinaia di tifosi, lo ha salutato con cori e applausi; lui ha risposto con sorrisi e qualche cenno, ma ha evitato fotografie e dichiarazioni, coerente con il basso profilo tenuto dopo il ritorno in Argentina. Secondo la stampa argentina, la scelta di riemergere proprio in quel contesto – un club di quartiere, un impianto da mille posti – non è casuale: sottolinea il legame con le radici e con un progetto familiare che, tra polemiche, è stato ammesso direttamente nella Primera C senza passare per le categorie inferiori.

Il match ha regalato anche la singolare circostanza di un altro Messi in campo: Joaquín Messi, centrocampista ventiquattrenne del Central Córdoba, con la maglia numero 10 e nessun vincolo di parentela. Un dettaglio che ha divertito i cronisti, mentre gli osservatori internazionali, in particolare dalla stampa asiatica e mediorientale, hanno letto nell’intera vicenda una parabola sull’umiltà del fuoriclasse che, dopo il dolore di New York-New Jersey, cerca rifugio nel calcio minore. Il Leones, fondato nel 2015 e guidato dai familiari del campione, mantiene nonostante la sconfitta il quarto posto nella Zona B, a ridosso delle posizioni per i playoff promozione.

Resta aperta la questione del futuro di Messi in nazionale: il compagno Leandro Paredes ha rivelato che l’attaccante aveva già deciso di disputare l’ultima partita con l’Argentina, ma nessuna conferma ufficiale è arrivata dall’interessato. Mentre i tifosi sperano in un ripensamento, l’Inter Miami, club di Major League Soccer, gli concede tutto il riposo necessario prima del rientro. La giornata ad Arroyo Seco, così lontana dai riflettori del MetLife Stadium, è apparsa come un primo passo verso la normalità, mentre il Leones FC si prepara ad affrontare le prossime gare con la consapevolezza di avere, almeno in tribuna, il tifoso più illustre del calcio argentino.

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sabato 25 luglio 2026

Dopo la finale persa, Messi sceglie la tribuna del Leones per riapparire in pubblico

A quasi una settimana dalla sconfitta contro la Spagna, Lionel Messi ricompare a Rosario per una partita di quarta divisione: un gesto di normalità che riaccende il dibattito sul suo futuro.

Sabato pomeriggio, presso lo stadio Antonio Di Giacomo di Arroyo Seco, il Leones FC – club di proprietà della famiglia Messi – è stato sconfitto 2-0 dal Central Córdoba di Rosario, in una partita della Primera C, la quarta serie argentina. I gol, realizzati da Marcos Córdoba al 40’ e da Franco Fernández al 56’, hanno deciso l’incontro, ma l’attenzione era tutta per la tribuna: Lionel Messi, capitano della nazionale albiceleste, assisteva per la prima volta di persona a un match della squadra presieduta dal fratello Matías. La sua apparizione, la prima dopo la finale del Mondiale 2026 persa contro la Spagna, ha trasformato un oscuro confronto di categoria in un evento mediatico globale.

Con un giaccone nero, cappuccio e il consueto mate, Messi ha seguito il gioco accanto ai figli Thiago, Mateo e Ciro, lontano dai flash dei grandi stadi che ha calcato per vent’anni. La folla, composta da poche centinaia di tifosi, lo ha salutato con cori e applausi; lui ha risposto con sorrisi e qualche cenno, ma ha evitato fotografie e dichiarazioni, coerente con il basso profilo tenuto dopo il ritorno in Argentina. Secondo la stampa argentina, la scelta di riemergere proprio in quel contesto – un club di quartiere, un impianto da mille posti – non è casuale: sottolinea il legame con le radici e con un progetto familiare che, tra polemiche, è stato ammesso direttamente nella Primera C senza passare per le categorie inferiori.

Il match ha regalato anche la singolare circostanza di un altro Messi in campo: Joaquín Messi, centrocampista ventiquattrenne del Central Córdoba, con la maglia numero 10 e nessun vincolo di parentela. Un dettaglio che ha divertito i cronisti, mentre gli osservatori internazionali, in particolare dalla stampa asiatica e mediorientale, hanno letto nell’intera vicenda una parabola sull’umiltà del fuoriclasse che, dopo il dolore di New York-New Jersey, cerca rifugio nel calcio minore. Il Leones, fondato nel 2015 e guidato dai familiari del campione, mantiene nonostante la sconfitta il quarto posto nella Zona B, a ridosso delle posizioni per i playoff promozione.

Resta aperta la questione del futuro di Messi in nazionale: il compagno Leandro Paredes ha rivelato che l’attaccante aveva già deciso di disputare l’ultima partita con l’Argentina, ma nessuna conferma ufficiale è arrivata dall’interessato. Mentre i tifosi sperano in un ripensamento, l’Inter Miami, club di Major League Soccer, gli concede tutto il riposo necessario prima del rientro. La giornata ad Arroyo Seco, così lontana dai riflettori del MetLife Stadium, è apparsa come un primo passo verso la normalità, mentre il Leones FC si prepara ad affrontare le prossime gare con la consapevolezza di avere, almeno in tribuna, il tifoso più illustre del calcio argentino.

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