
Ghana-Colombia, Queiroz invoca il "dovere verso l'Africa" nel crocevia mondiale
Il tecnico portoghese carica le Black Stars alla vigilia dell'ottavo di finale: pressione come privilegio, il ricordo del preparatore scomparso e la responsabilità di riscattare un continente già falcidiato dalle eliminazioni.
A Kansas City la vigilia di Ghana-Colombia si è consumata tutta nella voce rotta di Carlos Queiroz. Il tecnico portoghese, che siede sulla panchina delle Black Stars dallo scorso aprile, ha scelto la conferenza stampa della vigilia per un gesto che ha spiazzato la sala stampa: non un appunto tattico, ma il ricordo di Des McAleenan, il preparatore dei portieri della nazionale colombiana morto dopo una depressione profonda, isolato in una stanza d'albergo a Bogotá durante la pandemia. «La Federazione colombiana ha l'opportunità di riparare a quanto accaduto a lui e alla sua famiglia», ha scandito Queiroz, che la Colombia l'ha guidata tra 2019 e 2020. Un'uscita che ha immediatamente alzato la temperatura emotiva di un ottavo di finale già carico di significati, e che secondo i media sudamericani ha colto di sorpresa l'ambiente cafetero, concentrato sulla solidità della squadra di Néstor Lorenzo.
Quella stessa solidità che ha portato la Colombia a chiudere il girone da imbattuta, con sette punti e un solo gol subito, e che ora si scontra con la retorica della «missione africana» brandita da Queiroz. Dopo le eliminazioni di Senegal, Costa d'Avorio, Sudafrica e RD Congo, solo il Marocco ha già staccato il biglietto per gli ottavi. «Dobbiamo migliorare queste statistiche – ha tuonato il portoghese, alla sua quinta Coppa del Mondo consecutiva da ct –. È sulle nostre spalle assicurare che un'altra squadra africana approdi al turno successivo. È un dovere». Parole che nell'analisi della stampa del continente risuonano come un mandato preciso, specie dopo che il Ghana, ripescato tra le migliori terze, ha mostrato una difesa ermetica (due reti incassate contro Panama, Inghilterra e Croazia) ma anche una pericolosa sterilità offensiva.
Sul piano del campo, il capitano Jordan Ayew ha liquidato la sconfitta con la Croazia come «una partita a sé» e ha garantito che la squadra è pronta tatticamente. «In una partita a eliminazione diretta si parte sempre 50 e 50», ha detto l'attaccante, che ritroverà da avversari gli ex compagni al Crystal Palace Daniel Muñoz e Jefferson Lerma. Queiroz, da parte sua, ha avvertito che «non esistono squadre perfette, la Colombia non lo è, noi non lo siamo», ma che in una sfida senza domani «dobbiamo fare tutto giusto per 90 minuti, o 120 se necessario». Il Ghana, che non supera la fase a gironi dal 2010, anno dei quarti in Sudafrica, si aggrappa alla memoria di quell'impresa e alla motivazione aggiuntiva delle recenti inondazioni ad Accra, evocate da Ayew come sprone per «rendere orgoglioso il nostro popolo».
La posta in palio è altissima: chi vince affronterà la vincente di Svizzera-Algeria, con la concreta possibilità di spalancare un cammino che, secondo gli osservatori europei, potrebbe persino riportare una squadra africana tra le prime otto dopo sedici anni. Per la Colombia, tornata al Mondiale dopo l'assenza del 2022, l'obiettivo è eguagliare almeno i quarti del 2014, forte di un undici che mescola l'esperienza di James Rodríguez all'esplosività di Luis Díaz. Ma a Kansas City, più che i moduli, a tenere banco è la pressione che Queiroz ha trasformato in privilegio: «Domani si celebra la vita», ha detto, lasciando intendere che la partita vera è già cominciata fuori dal rettangolo verde.
| Stampa africana subsahariana | +0.60 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
Il Ghana deve onorare l'Africa: è un dovere morale e sportivo che non può essere eluso.
Si costruisce un'identità collettiva africana contrapposta a un 'altro' esterno (Colombia, Europa), trasformando una partita in un test di dignità continentale.
Non si menziona che il Ghana ha già fallito in passato simili appelli, né si discute la posizione della Colombia come avversario tecnico.
Queiroz cerca di motivare il Ghana con un discorso sul dovere, ma la partita si decide in campo, non con le parole.
Si adotta un tono distaccato e analitico, trattando l'appello come un elemento tra tanti, riducendone la portata morale a mera strategia comunicativa.
Non si riportano le reazioni dei giocatori ghanesi o il contesto storico delle relazioni Africa-Colombia, che potrebbero dare spessore all'appello.
Il Ghana parla di dovere, ma la Colombia gioca a calcio, non a missioni continentali.
Si smonta l'appello riducendolo a una strategia di motivazione debole, contrapponendo la concretezza del gioco colombiano alla retorica africana.
Non si riconosce la legittimità del sentimento panafricano né si citano precedenti di solidarietà continentale nel calcio.
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