
Vertice NATO ad Ankara: contratti miliardari e il nodo del riequilibrio degli oneri
I leader alleati annunciano commesse per oltre 50 miliardi di dollari mentre cercano di rassicurare Washington sull'aumento della spesa, in un clima segnato dalla guerra in Iran e dal riposizionamento strategico americano.
Il vertice NATO di Ankara si è aperto con l'annuncio di contratti per armamenti per un valore complessivo superiore ai 50 miliardi di dollari, una mossa che, secondo fonti diplomatiche europee, mira a dimostrare all'amministrazione Trump la volontà degli alleati di aumentare la spesa per la difesa. L'incontro, ospitato nel palazzo presidenziale turco, arriva a un anno dall'impegno assunto all'Aia di portare la spesa per la sicurezza al 5% del PIL entro il 2035, e in un clima di forti tensioni legate alla guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l'Iran, che ha riacceso le critiche di Washington verso i partner europei.
Secondo l'ottica di Washington, espressa dall'ambasciatore USA presso la NATO Matthew Whittaker, gli Stati Uniti intendono "fare meno" in Europa, lasciando che siano gli alleati a farsi carico della difesa convenzionale del continente. Questa posizione si è tradotta nel ritiro di alcune unità, nella cancellazione temporanea di una rotazione di 5.000 soldati verso la Polonia e in una revisione semestrale della presenza militare americana. Dal canto loro, i governi europei – pur riconoscendo di non essere stati consultati sulla guerra in Iran, che ha avuto ripercussioni economiche e politiche – sottolineano di aver onorato gli impegni mettendo a disposizione spazi aerei e basi. Il segretario generale Mark Rutte ha definito "trasformativi" i progressi compiuti, citando un incremento della spesa di 90 miliardi di dollari in termini reali nel 2025 rispetto all'anno precedente, per un totale di oltre 570 miliardi.
Sul piano industriale, il vertice ha visto la firma di commesse di rilievo: la sostituzione della flotta AWACS di fabbricazione statunitense con dieci aerei svedesi Saab GlobalEye, l'acquisto di aerocisterne Airbus A330 MRTT, e accordi bilaterali come quello olandese da oltre 3 miliardi di euro con Belgio e Regno Unito. La Canada ha annunciato la scelta del gruppo tedesco TKMS per la costruzione di nuovi sottomarini, inquadrando l'operazione nel rafforzamento dei legami con gli alleati europei. Sul fronte finanziario, Regno Unito, Paesi Bassi, Finlandia e Polonia hanno presentato il Meccanismo Multilaterale di Difesa (MDM), uno strumento per accelerare gli investimenti e gli appalti congiunti, mentre si discute la creazione di una Banca per la Difesa, la Sicurezza e la Resilienza con sede in Canada. Parallelamente, fonti vicine al dossier segnalano che Trump potrebbe offrire alla Turchia il rientro nel programma F-35, congelato dal 2019 dopo l'acquisto del sistema russo S-400, un'apertura che ridisegnerebbe gli equilibri nell'alleanza.
Il vertice prosegue con l'arrivo del presidente ucraino Zelensky, che incontrerà Trump e solleciterà nuovi aiuti militari, mentre i leader alleati ribadiranno un sostegno a Kyiv quantificato in circa 70 miliardi di euro per il 2025. Secondo analisti della NATO, l'esito dei lavori resta incerto: da un lato, i diplomatici confidano nel rapporto personale tra Rutte, Erdogan e Trump per mantenere un clima costruttivo; dall'altro, le frizioni con diversi leader – tra cui la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni – e le divergenze su Groenlandia e Iran potrebbero incrinare l'unità. Al di là delle dichiarazioni, il summit di Ankara si configura come un passaggio verso un'alleanza "3.0", in cui l'Europa assume maggiori oneri difensivi mentre Washington riduce l'impegno convenzionale, un riequilibrio che avrà conseguenze dirette anche per l'Italia, chiamata a conciliare i vincoli di bilancio con le nuove aspettative di spesa.
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
| Stampa arabo levante-Maghreb | 0.00 | neutral |
L'Europa dimostra di saper rispondere alle richieste americane aumentando la spesa difensiva, provando la propria capacità senza drammi.
Si enfatizza la reattività europea, presentando l'aumento della spesa come una prova di capacità, non come una concessione. La narrazione evita l'ira personale di Trump, mantenendo il focus sull'azione istituzionale.
Non si menziona l'ira di Trump per la guerra in Iran, che è centrale nei blocchi atlantico e arabo.
Gli alleati cercano di comprare la pazienza di Trump con miliardi di dollari in contratti, ma l'unità dell'Alleanza resta fragile e condizionata alla buona volontà USA.
Si costruisce una narrazione di tensione e concessione, dove la spesa per la difesa è un prezzo da pagare per la coesione. L'attenzione sull'umore di Trump e sul 'test di unità' inquadra il vertice come una trattativa ad alta posta.
Non si approfondisce il ruolo della Turchia come ospite né le implicazioni per il Medio Oriente, che sono evidenziate nel blocco arabo.
Trump è furioso con gli alleati per l'abbandono nella guerra in Iran, e il vertice è un tentativo di placarlo con contratti miliardari.
Si personalizza il conflitto sulle emozioni di Trump, riducendo le questioni strategiche a un rapporto di forza personale. La rabbia del presidente USA diventa il motore centrale della narrazione, mettendo in secondo piano altri fattori geopolitici.
Non si menziona la minaccia russa né l'aumento 'colossale' della spesa europea citato da Rutte, che sono centrali nei blocchi atlantico ed europeo.
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