
Doppio appello dell'ONU: stop alle violenze tra Afghanistan e Pakistan, condanna per le colonie israeliane
Mentre il Segretario generale Guterres chiede la fine immediata degli scontri frontalieri e la protezione dei civili, un rapporto denuncia l'espansione degli insediamenti in Cisgiordania.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha lanciato un duplice e simultaneo appello alla de-escalation in due teatri di crisi distinti, invocando il rispetto del diritto internazionale umanitario. Da New York, il portavoce Stéphane Dujarric ha confermato che la missione ONU in Afghanistan (UNAMA) ha verificato la morte di almeno 28 civili, tra cui donne e minori, e il ferimento di altre 49 persone nei raid aerei condotti dall'aviazione pakistana nelle province orientali di Paktia, Paktika e Kunar. Parallelamente, un rapporto dello stesso Guterres ha condannato “l'espansione e l'accelerazione implacabili” degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, avvertendo che progetti come l'E1 minacciano la fattibilità di uno Stato palestinese, mentre l'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem denuncia un'uccisione di minori palestinesi a un ritmo senza precedenti da quasi sessant'anni.
Sul fronte afghano-pakistano, Islamabad ha rivendicato l'operazione come un'azione mirata contro nascondigli di militanti del Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP) e della fazione Jamaat-ul-Ahrar, gruppi banditi anche dall'ONU, sostenendo di aver ucciso 29 combattenti in risposta a un attentato suicida a Karachi che ha causato la morte di tre paramilitari. Kabul, per bocca del governo talebano, ha respinto queste accuse definendo l'attacco un “atto codardo” e un'“atrocità”, mentre la rappresentanza permanente afghana presso le Nazioni Unite, guidata da Nasir Ahmad Faiq, ha parlato di “grave violazione dell'integrità territoriale” e ha ricordato che nessuna preoccupazione di sicurezza può giustificare operazioni militari che provocano vittime civili. Secondo fonti diplomatiche regionali, l'India ha condannato con durezza i raid, etichettandoli come una “minaccia diretta alla pace e alla stabilità regionale” e un “atto palese e aggressivo” che rifletterebbe un modello di comportamento spericolato di Islamabad, accusata di proiettare i propri fallimenti interni oltre i confini.
Dal canto suo, la Russia, attraverso il Ministero degli Esteri, ha invitato entrambe le parti a cessare il conflitto armato e a risolvere le controversie con mezzi politico-diplomatici, esprimendo preoccupazione per le sofferenze inflitte alla popolazione civile. L'ottica di Mosca, che mantiene canali di dialogo sia con Islamabad sia con i talebani, si inserisce in un più ampio interesse a contenere l'instabilità nell'Asia centrale, area considerata cruciale per la sicurezza del fianco meridionale russo e per i corridoi energetici che interessano anche l'Europa. Sul dossier israelo-palestinese, cinque membri europei del Consiglio di Sicurezza (Francia, Regno Unito, Grecia, Lettonia e Danimarca) hanno espresso in una dichiarazione congiunta la loro “ferma condanna” per la prosecuzione della colonizzazione e la preoccupazione per il deterioramento della situazione in Cisgiordania, un allineamento che riflette la posizione tradizionale dell'Unione Europea, contraria agli insediamenti e favorevole a una soluzione a due Stati.
Le implicazioni umanitarie sono immediate e misurabili. Oltre alle vittime accertate, l'UNAMA segnala nuovi sfollamenti nelle province colpite, mentre le agenzie umanitarie stanno predisponendo l'invio di aiuti d'emergenza. In Cisgiordania, il rapporto ONU denuncia la proliferazione di avamposti di coloni, l'aumento della violenza correlata e le restrizioni di accesso alle terre per i palestinesi, con le forze di sicurezza israeliane raramente chiamate a rispondere degli abusi. Il Segretario generale ha ribadito che i civili e le infrastrutture civili devono essere protetti in ogni circostanza, e ha esortato tutte le parti a risolvere le controversie attraverso il dialogo. Il Consiglio di Sicurezza è atteso a breve a una riunione sulla situazione in Cisgiordania, mentre sul fronte afghano-pakistano la tregua concordata nell'ottobre scorso appare ormai definitivamente tramontata, lasciando spazio a un'escalation che rischia di coinvolgere attori regionali con interessi contrapposti.
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L'ONU lancia un doppio appello, ma la sua reazione resta debole: mentre condanna a parole le colonie israeliane, non osa denunciare l'aggressione degli occupanti contro il popolo palestinese oppresso. Sul fronte afghano-pakistano, si contano decine di civili uccisi dai raid aerei pakistani, eppure la comunità internazionale resta in silenzio. La narrativa iraniana sottolinea la sofferenza dei musulmani e l'ipocrisia delle potenze occidentali.
Mosca esprime preoccupazione per il conflitto armato tra Afghanistan e Pakistan e invita le parti a cessare le ostilità e ad avviare negoziati. La diplomazia russa ignora completamente la questione delle colonie israeliane, concentrandosi esclusivamente sulla stabilizzazione del proprio vicinato meridionale. L'appello è pragmatico, volto a riportare Kabul e Islamabad al tavolo del dialogo.
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