
Gaza, il Cairo al centro del negoziato: Hamas discute la tregua mentre Washington spinge per la ricostruzione
Una delegazione del movimento palestinese è arrivata in Egitto per consolidare il cessate il fuoco, mentre gli Stati Uniti propongono a Israele un piano che scavalca il disarmo della fazione.
Una delegazione di Hamas guidata da Zaher Jabarin, responsabile del movimento in Cisgiordania, è giunta martedì al Cairo per una nuova tornata di colloqui con i mediatori egiziani. L’obiettivo immediato, secondo quanto dichiarato dal consigliere politico Taher al-Nunu, è arrestare quelle che il gruppo definisce «violazioni israeliane» della tregua e garantire l’ingresso a Gaza di materiali per ripristinare ospedali, panifici e infrastrutture essenziali. Sul tavolo c’è anche la road map per la seconda fase del piano di pace promosso dal presidente statunitense Donald Trump, che prevede il dispiegamento di una forza di stabilizzazione internazionale, la formazione di un governo tecnocratico e il ritiro completo delle forze israeliane dalla Striscia.
Parallelamente, l’emittente pubblica israeliana Kan 11 ha rivelato che Washington ha consegnato a Tel Aviv un documento che delinea un quadro per la ricostruzione di Gaza anche senza il preventivo disarmo di Hamas. Secondo la ricostruzione diffusa da fonti israeliane, il piano chiede a Israele di autorizzare grandi progetti infrastrutturali – acqua, elettricità, servizi di base – e di trasferire i residenti dalle aree sotto controllo di Hamas a zone amministrate da un Consiglio di Pace entro la fine del 2026. Il testo prevede inoltre la sede di un’amministrazione tecnocratica, basi per la forza internazionale e la riapertura dell’Ospedale Europeo, con un corridoio di accesso attraverso territori ancora in mano alla fazione. Nell’ottica di Washington, riportano gli analisti israeliani, l’obiettivo è duplice: scongiurare una nuova offensiva su larga scala e accelerare la costruzione di un’autorità alternativa, riducendo la capacità di Hamas di riscuotere tasse e dazi amministrativi.
Sul fronte diplomatico, la stessa emittente ha segnalato contatti diretti tra un alto funzionario dell’amministrazione Trump, Aryeh Lightstone, e il negoziatore di Hamas Khalil al-Hayya. Tali incontri, avvenuti negli ultimi mesi con la regia dell’inviato speciale Steve Witkoff e del rappresentante del Consiglio di Pace Nikolay Mladenov, rappresenterebbero un canale parallelo per discutere gli assetti post-bellici. Da parte palestinese, fonti vicine al movimento confermano la disponibilità a cedere le armi esclusivamente a un’autorità palestinese, posizione già espressa in giugno dal vicecapo dell’ufficio politico Mousa Abu Marzouk. Tuttavia, gli stessi ambienti israeliani descrivono un irrigidimento di Hamas rispetto ai round precedenti e un negoziato che «si sta muovendo in gran parte all’indietro», con il nodo centrale della definizione di armamento pesante e leggero ancora irrisolto.
Per l’Europa e l’Italia, che seguono il dossier attraverso i canali multilaterali e il sostegno umanitario, la partita al Cairo incrocia la tenuta del cessate il fuoco e la credibilità del Consiglio di Pace, organismo già alle prese con una cronica carenza di fondi e con lo scetticismo di donatori internazionali, come segnalato da fonti diplomatiche mediorientali. La Russia, dal canto suo, ha messo in dubbio le finalità del Board of Peace, mentre Hamas continua a consultarsi con Mosca. Al momento, né la Casa Bianca né il governo israeliano hanno commentato ufficialmente il documento sulla ricostruzione. I prossimi passi attesi sono la prosecuzione dei colloqui al Cairo e la risposta scritta di Israele alla proposta americana, da cui dipenderà la possibilità di passare dalla tregua precaria a un assetto di governance stabile nella Striscia.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Una delegazione di Hamas è arrivata al Cairo per discutere l'attuazione del cessate il fuoco, mentre un documento statunitense trapelato propone di affidare a Israele la gestione della ricostruzione di Gaza senza il previo disarmo del gruppo. Il piano riflette la pressione di Washington per portare avanti la visione postbellica di Trump ed evitare una nuova escalation.
La delegazione di Hamas è giunta al Cairo per porre fine alle violazioni israeliane e garantire l'ingresso di materiali per la ricostruzione, mentre un documento americano propone di procedere con la ricostruzione di Gaza sotto supervisione israeliana senza disarmare la resistenza. La mossa è vista come una pressione statunitense su Israele per attuare il piano Trump ed evitare una nuova guerra, ma senza affrontare le radici dell'aggressione.
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