
Diabete a 14 anni, demenza prevenibile: la prevenzione comincia nell’adolescenza
I nuovi dati malesi sul diabete giovanile e le linee guida OMS sulla demenza disegnano un’unica traiettoria: il rischio si costruisce presto, ma può essere disinnescato con interventi su stili di vita, alimentazione e sonno.
Il diabete di tipo 2, a lungo considerato una patologia dell’età adulta, viene oggi diagnosticato in Malesia in ragazzi di appena 14 anni. Il ministro della Salute malese ha comunicato al Parlamento che nel 2025 il Registro nazionale del diabete ha censito 1.932 nuovi casi sotto i 30 anni, saliti a 660 nei primi sei mesi del 2026. Su 347.813 giovani tra 18 e 30 anni sottoposti a screening, il 3,4% presentava glicemia elevata e l’8,8% ipertensione, benché il 98,1% non avesse alcuna storia di malattie non trasmissibili. Il dato, letto da Kuala Lumpur, segnala un’epidemia silenziosa che accomuna molte economie emergenti e che in Europa si riflette nell’aumento dell’obesità e del rischio cardiovascolare precoce: negli Stati Uniti, secondo i CDC, la prevalenza di obesità tra i 20 e i 44 anni è salita dal 32,7% al 40,9% in un decennio, trascinando con sé diabete e malattie cardiache.
La comparsa di patologie metaboliche nell’adolescenza non è soltanto un’emergenza immediata: essa anticipa di decenni il rischio di declino cognitivo. L’Organizzazione mondiale della sanità, nelle linee guida pubblicate il 15 luglio 2026, stima che fino al 45% dei casi di demenza possa essere prevenuto o ritardato agendo su fattori modificabili. Oltre ai classici ipertensione, diabete, fumo e alcol, il documento include per la prima volta l’esposizione all’inquinamento atmosferico e i disturbi visivi non corretti. Parallelamente, uno studio su 10.775 adulti seguito per dieci anni e apparso su JAMA Neurology ha mostrato che un’alimentazione in cui almeno il 28% delle calorie proviene da cibi ultra-processati – merendine, snack salati, bevande zuccherate – si associa a un declino cognitivo più rapido e a un maggior rischio di demenza. Il meccanismo chiama in causa l’infiammazione sistemica, misurata attraverso l’aumento della proteina C-reattiva.
Sul fronte della ricerca di base, un gruppo dell’Istituto di Neuroscienze di Alicante e del Politecnico di Losanna ha pubblicato su Cell Death & Disease uno studio preclinico che propone di riprogrammare la microglia, le cellule immunitarie del cervello, anziché attaccare direttamente le placche di beta-amiloide. La molecola sperimentale OLE, testata su modelli animali, ha ridotto le dimensioni e la tossicità delle placche, attenuato l’infiammazione e migliorato le prestazioni mnemoniche. Si tratta di una fase ancora lontana dalla clinica, ma che indica una direzione complementare alle strategie di prevenzione.
Sul piano delle politiche pubbliche, la Malesia ha introdotto nel 2019 una tassa sulle bevande zuccherate, portata nel 2025 a 0,90 ringgit al litro, e ha registrato un calo del consumo quotidiano di bibite gassate tra gli adolescenti dal 36,9% al 32,4%. Il governo di Kuala Lumpur ha annunciato che nel 2027, in collaborazione con l’UNICEF, valuterà l’efficacia dell’ultimo aumento. Per l’Italia e l’Europa, dove il costo globale della demenza è stimato dall’OMS in 1.300 miliardi di dollari l’anno, il messaggio è duplice: la prevenzione deve cominciare nell’infanzia, con il sonno, l’attività fisica e la qualità della dieta, e i sistemi sanitari devono spostare il baricentro dalla cura alla diagnosi precoce dei fattori di rischio, prima che il danno metabolico diventi neurodegenerazione.
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