
Dalle feci umane ai cani avvelenati: cronache di incuria e crudeltà nel mondo
Da Kano a Curitiba, passando per l’Australia, storie di abbandono, maltrattamenti e pratiche igieniche al limite raccontano un rapporto difficile con l’ambiente e gli animali.
Un uomo condannato a quattordici giorni di carcere per aver accumulato sacchi di feci umane davanti alla propria abitazione: è la sentenza emessa a Kano, nel nord della Nigeria, che apre uno squarcio su pratiche diffuse ma raramente confessate. Mohammed Saidu, addetto allo svuotamento di fosse settiche, vendeva gli escrementi come fertilizzante agli agricoltori della regione, un’abitudine che intreccia economia di sussistenza e riciclo organico, ma che in questo caso ha superato il limite della convivenza civile. I vicini, esasperati dal fetore, hanno denunciato il fatto alle autorità ambientali, e il magistrato ha parlato di «minaccia alla salute pubblica», infliggendo anche una multa di centomila naira. L’episodio, per quanto pittoresco, segnala quanto sia fragile l’equilibrio tra necessità materiali e decoro urbano in contesti dove i servizi igienici di base restano un lusso.
Dall’Africa subsahariana all’Australia, il tema della cura – o della sua assenza – assume forme diverse ma ugualmente allarmanti. A Echuca, nello Stato di Victoria, tre cani sono morti nel giro di poche ore dopo una passeggiata nei pressi di un ippodromo. Le autorità locali e la RSPCA sospettano un avvelenamento doloso: il circolo ippico ha escluso di aver disseminato sostanze tossiche e parla di «atto malevolo». La proprietaria, Yvette Height, ha perso due dei suoi animali e quello del fratello, in un’area frequentata da vent’anni senza incidenti. Poco distante, a Mount Gambier, nell’Australia meridionale, un’altra coppia è stata riconosciuta colpevole di aver trascurato oltre cento animali tra uccelli, gatti e un cane, costretti a vivere tra i propri escrementi senza acqua pulita. I due giovani, di 26 e 22 anni, hanno ottenuto la sospensione condizionale della pena, ma la vicenda ha spinto la RSPCA a ribadire che possedere animali richiede capacità di cura indipendente dalle difficoltà personali.
In Brasile, la cronaca recente mescola abbandono e violenza predatoria. A Campo Largo, nella regione metropolitana di Curitiba, due uomini sono stati arrestati dopo che le telecamere di sorveglianza li avevano ripresi mentre scaricavano cani dalla cassa di un’auto e li lasciavano in strada. L’intervento della Guardia Municipal, supportato dalla rete di monitoraggio digitale, ha permesso di risalire rapidamente al veicolo e ai sospetti. Sempre a Curitiba, un altro caso ha visto una coppia simulare un’arma per rapinare un autista di ride-hailing, abbandonando poi l’auto della vittima. Sebbene quest’ultimo episodio riguardi un reato contro la persona, l’abbandono del veicolo e la freddezza del gesto richiamano la stessa indifferenza verso l’altro – umano o animale – che accomuna molte di queste storie.
Osservando questi frammenti da tre continenti, emerge un quadro che interroga anche l’Europa. Secondo gli analisti di Bruxelles, il continente vanta normative tra le più avanzate sul benessere animale e sulla gestione dei rifiuti organici, ma i fenomeni di accaparramento compulsivo di animali e gli avvelenamenti nei parchi urbani non sono sconosciuti. L’Italia stessa ha visto crescere le segnalazioni di maltrattamento durante le crisi economiche, segno che la tenuta del patto sociale con gli esseri viventi dipende anche dalla solidità delle reti di welfare. La pratica nigeriana di usare feci umane come concime, se regolamentata, potrebbe insegnare qualcosa sulla circolarità delle risorse, ma l’assenza di controlli la trasforma in un pericolo.
In prospettiva, la sfida per le autorità locali e per la cooperazione internazionale sarà trasformare questi episodi da semplici fatti di cronaca in indicatori di politiche pubbliche. Investire in educazione sanitaria, potenziare i sistemi di segnalazione e garantire che chi vive ai margini – nelle periferie nigeriane come in quelle brasiliane o nelle province australiane – possa accedere a servizi essenziali, è la via per prevenire che l’incuria diventi crudeltà. Perché dietro un sacco di escrementi o un cane abbandonato c’è sempre una comunità che fatica a tenere insieme igiene, empatia e legalità.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Nel nord della Nigeria, un uomo è stato condannato a due settimane di carcere e a una multa dopo che i vicini si sono lamentati del fetore proveniente da decine di sacchi di feci umane conservati all'esterno della sua abitazione. Il tribunale ha giudicato il gesto un grave rischio per la salute pubblica e un atto di profonda mancanza di riguardo. L'uomo, che svuotava fosse settiche, intendeva vendere gli escrementi agli agricoltori.
In Brasile, due uomini sono stati arrestati per maltrattamento di animali dopo essere stati ripresi dalle telecamere mentre abbandonavano cani in una strada pubblica. Le autorità hanno utilizzato la rete di sorveglianza digitale della città per identificare e fermare i sospettati. Il caso evidenzia l'impiego della tecnologia nel contrasto alla crudeltà verso gli animali.
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