
Israele e Hezbollah concordano una tregua, ma l’intesa USA-Iran resta fragile
Dopo una notte di scontri con decine di vittime, mediatori americani, qatarioti e iraniani hanno ottenuto un cessate il fuoco immediato, mentre i colloqui di pace in Svizzera sono stati rinviati.
Venerdì 19 giugno, Israele e Hezbollah hanno raggiunto un cessate il fuoco entrato in vigore alle 16:00 ora locale, come annunciato da un alto funzionario statunitense e confermato da un diplomatico del Golfo. L’intesa, mediata da Stati Uniti, Qatar e Iran, è giunta dopo una notte di bombardamenti israeliani sul Libano meridionale che, secondo il ministero della Salute libanese, hanno causato almeno 18 morti e 33 feriti, e dopo che Hezbollah ha rivendicato un attacco con missili guidati contro una colonna corazzata israeliana, uccidendo quattro soldati, tra cui un tenente colonnello. La tregua si inserisce nel quadro del memorandum d’intesa firmato il 17 giugno da Washington e Teheran, che prevede la cessazione delle ostilità su tutti i fronti, incluso il Libano, e ha già permesso la riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale.
Secondo fonti regionali, l’Iran aveva subordinato la propria partecipazione ai colloqui previsti per venerdì in Svizzera con gli Stati Uniti alla fine dei combattimenti in Libano, accusando Israele di violare l’accordo provvisorio. Teheran, attraverso il suo capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf, ha ribadito che le trattative resteranno vincolate alle ‘linee rosse’ iraniane. Israele, dal canto suo, ha dichiarato che manterrà le proprie forze nella ‘zona di sicurezza’ nel sud del Libano e risponderà a eventuali attacchi, mentre il primo ministro Benjamin Netanyahu ha promesso di far pagare a Hezbollah un ‘prezzo molto alto’. Il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, ha invocato la distruzione totale del Libano, suscitando la condanna del capo della diplomazia iraniana, Abbas Araghchi, che ha accusato Israele di perseguire una ‘guerra permanente’.
La nuova tregua, accolta con cautela a Beirut, non risolve il nodo centrale dell’occupazione israeliana del Libano meridionale, che Teheran considera una condizione irrinunciabile per il consolidamento dell’intesa. L’accordo USA-Iran, firmato elettronicamente dai presidenti Donald Trump e Masoud Pezeshkian, avvia un periodo di sessanta giorni per negoziare questioni irrisolte come il programma nucleare iraniano e la revoca delle sanzioni. I colloqui in Svizzera, che avrebbero dovuto inaugurare questa fase con la partecipazione del vicepresidente americano JD Vance, sono stati rinviati a data da destinarsi. La Svizzera ha confermato la propria disponibilità a facilitare futuri incontri, mentre la Francia ha esortato Israele a rispettare l’accordo.
La riapertura dello Stretto di Hormuz, con il passaggio di venticinque navi commerciali nella sola giornata di giovedì, rappresenta un sollievo immediato per i mercati energetici globali, particolarmente rilevante per le economie europee e italiana, duramente colpite dall’impennata dei prezzi petroliferi durante il conflitto. Tuttavia, le tensioni tra Washington e Tel Aviv restano palpabili: Trump ha pubblicamente criticato Netanyahu, ricordando che ‘senza gli Stati Uniti non esisterebbe Israele’, mentre Vance ha ammonito i membri del governo israeliano a non attaccare l’unico alleato rimasto. Il presidente libanese Joseph Aoun ha condannato i raid israeliani come una ‘pericolosa escalation’ e ha annunciato che il governo cercherà di affrontare nei prossimi colloqui a Washington i temi del ritiro delle truppe, del dispiegamento dell’esercito libanese e della liberazione dei prigionieri. La tenuta della tregua e la ripresa del negoziato restano incerte, in un quadro in cui ogni violazione rischia di far deragliare il fragile processo diplomatico.
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Subito dopo l'intesa USA-Iran, Israele ha sferrato attacchi notturni a sorpresa su aree residenziali del Libano meridionale, uccidendo 18 civili e ferendone 33 in quello che è stato definito un massacro. Nel frattempo, i combattenti di Hezbollah hanno eroicamente respinto un'avanzata corazzata israeliana, distruggendo tre carri Merkava e uccidendo quattro soldati, tra cui un comandante di battaglione. La resistenza resta salda e il cessate il fuoco è già lettera morta.
L'IDF ha annunciato la morte di quattro soldati nel Libano meridionale, tra cui il comandante del 52° Battaglione corazzato, durante gli scontri in corso con Hezbollah. L'ufficiale, marito e padre di due figlie, aveva assunto il comando dopo che il suo predecessore era rimasto gravemente ferito. Le forze israeliane hanno continuato a colpire obiettivi di Hezbollah nella notte.
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