
Il Giappone quintuplica le tariffe per i visti, Venezia propone ticket giornalieri fino a 50 euro
Due mondi lontani, un’identica pressione: Tokyo adegua dopo 48 anni i costi di ingresso, mentre la città lagunare rilancia la battaglia contro l’overtourism con pedaggi decuplicati.
A partire dal 1° luglio, chi richiede un visto per il Giappone dovrà affrontare un aumento fino a cinque volte superiore alle tariffe attuali: il costo per un ingresso singolo passerà da 3.000 a 15.000 yen (circa 90 euro), quello per ingressi multipli da 6.000 a 30.000 yen. È la prima revisione dal 1978, decisa venerdì dal governo giapponese per riflettere l’inflazione e il deprezzamento dello yen, e per avvicinare i livelli tariffari a quelli degli altri paesi del G7. Il ministro degli Esteri Motegi Toshimitsu ha dichiarato di non attendersi un impatto immediato sul turismo in entrata, mentre fonti ufficiali precisano che le maggiori entrate finanzieranno servizi per una popolazione straniera residente che ha raggiunto il record di 4,13 milioni di persone.
Parallelamente, in Europa, il sindaco di Venezia Simone Venturini ha rilanciato il dibattito sull’accesso a pagamento per i turisti giornalieri, proponendo un aumento da 5-10 euro attuali fino a 30-50 euro nelle giornate di massimo afflusso. Introdotta nel 2024, la tassa di sbarco per chi non pernotta è già in vigore per 60 giorni quest’anno. L’ex primo cittadino Massimo Cacciari ha bollato l’idea come una «barbarie», e il costituzionalista Ludovico Mazzarolli mette in guardia dal rischio di limitare la libertà di circolazione, mentre l’opposizione in rete paragona le cifre ai biglietti di parchi divertimento come Gardaland. La misura richiede però il via libera del governo nazionale, perché un tetto alle tariffe è fissato per legge.
Le due manovre, pur in contesti molto diversi, segnalano un cambio di approccio nella gestione dei flussi turistici globali: non più solo divieti o limiti quantitativi, ma disincentivi economici. Per il Giappone, dove lo yen debole continua ad attrarre visitatori, l’incremento dei visti è parte di una più ampia riforma che, entro il marzo 2027, porterà anche a forti rincari per le pratiche di residenza, fino a 200.000 yen per la residenza permanente. Per l’Italia, laboratorio di overtourism, la proposta veneziana è un test politico delicato: le associazioni di categoria temono contraccolpi su un’economia già provata, mentre i residenti sperano in un riequilibrio.
A Bruxelles e a Roma si guarda con attenzione alla stagione estiva. Il Giappone non prevede battute d’arresto immediate, ma la combinazione tra caro-voli, inflazione persistente e nuove tariffe rischia di modificare le rotte dei viaggiatori, soprattutto quelli con budget più contenuto. A Venezia, la palla passa al governo: senza un decreto, il «superticket» resterà sulla carta. L’unica certezza è che l’epoca dei visti a basso costo e degli ingressi quasi gratuiti si sta chiudendo, vittima del successo stesso del turismo di massa.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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I rapporti evidenziano il forte aumento dei costi per i visti giapponesi, sottolineando che è il primo rincaro dal 1978 a causa dell'inflazione e del deprezzamento dello yen. Trasmettono un tono cauto, ripetendo la rassicurazione del ministro degli Esteri che la misura non influenzerà immediatamente il turismo. Tuttavia, l'aumento sostanziale—da 3.000 a 15.000 yen—viene presentato come un cambiamento significativo per i viaggiatori della regione.
The European coverage focuses on Venice's proposal to increase the entry fee for day-trippers up to 50 euros, a tenfold rise from the current 5-10 euros. The tone is critical and alarmed, highlighting the mayor's controversial suggestion and the heated public debate it has sparked. The framing emphasizes the potential deterrent effect on tourism and the ethical questions around pricing access to the city.
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