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Difesa e Sicurezzavenerdì 19 giugno 2026

Strage nel sud del Libano, l’accordo Usa-Iran vacilla dopo poche ore

Raid israeliani e scontri con Hezbollah causano decine di vittime civili e quattro soldati uccisi, mentre i ministri di Tel Aviv invocano una risposta devastante.

Una notte di bombardamenti aerei e scontri terrestri ha colpito il Libano meridionale, in particolare il distretto di Nabatieh e le alture di Ali al-Taher, causando secondo il ministero della Salute libanese almeno diciotto morti e trentatré feriti, con altre fonti che parlano di ventiquattro vittime. L’esercito israeliano ha confermato la perdita di quattro militari, tra cui il comandante del 52° battaglione corazzato, uccisi quando il loro carro è stato centrato nei pressi di Kfar Tebnit da quello che le prime indagini descrivono come un drone imbottito di esplosivo o un missile a guida remota. Hezbollah ha rivendicato un’imboscata con missili guidati che avrebbe distrutto tre carri Merkava e colpito una seconda colonna intervenuta per recuperare i corpi, in quello che i portavoce della milizia sciita definiscono un «agguato letale».

Sul piano politico, a Tel Aviv le reazioni sono state immediate e radicali. Il ministro per la Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha dichiarato che «il Libano deve bruciare completamente», mentre il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha invocato l’apertura delle «porte dell’inferno». Secondo fonti governative israeliane, il primo ministro Benjamin Netanyahu avrebbe comunicato a Washington che Israele non si ritirerà dalle aree che controlla nel Libano meridionale fino al completo disarmo di Hezbollah, e che non si considera vincolato dalla clausola libanese dell’intesa firmata due giorni prima tra Stati Uniti e Iran. Siti d’informazione vicini all’establishment della difesa riferiscono di consultazioni in corso su un possibile allargamento dei raid fino alla periferia sud di Beirut, la cosiddetta Dahieh, mentre l’esercito motiva l’intensificazione degli attacchi con «violazioni ripetute del cessate il fuoco» da parte del partito armato libanese.

L’escalation avviene a poche ore dall’entrata in vigore dell’accordo di cessate il fuoco mediato da Washington e Teheran, che avrebbe dovuto coprire tutti i fronti regionali, Libano compreso. Da Beirut si sottolinea che le incursioni israeliane hanno colpito abitazioni civili e infrastrutture in decine di villaggi, configurando quello che l’agenzia di stampa nazionale libanese descrive come «massacri». Hezbollah, da parte sua, ha diffuso comunicati in cui accusa Israele di aver tentato un’avanzata verso le alture strategiche di Ali al-Taher sotto copertura di fuoco d’artiglieria e fosforo bianco, e rivendica di aver respinto l’assalto infliggendo perdite. Negli ambienti diplomatici europei si osserva con preoccupazione la rapidità con cui l’intesa è stata messa alla prova, mentre da Teheran non sono giunte reazioni ufficiali immediate, ma il rinvio dei colloqui previsti in Svizzera tra delegazioni iraniana e statunitense – ufficialmente legato a «richieste iraniane sul Libano» – segnala la fragilità del quadro negoziale.

Da Washington, il vicepresidente J.D. Vance ha criticato aspramente i membri del governo israeliano che avevano attaccato il presidente Trump per l’accordo con l’Iran, ricordando che Israele rischierebbe di alienarsi «l’unico alleato forte rimasto». L’amministrazione americana, secondo fonti diplomatiche, starebbe esercitando pressioni per contenere la reazione israeliana e preservare il canale aperto con Teheran, mentre l’Italia e altri partner europei seguono con apprensione una crisi che minaccia di estendersi dalla fascia costiera libanese fino alla valle della Bekaa, già colpita da raid. Al momento, il dossier resta in bilico tra la prospettiva di un’ulteriore escalation – con Israele che valuta operazioni terrestri tattiche e attacchi alla periferia di Beirut – e la ricerca affannosa di un meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco che, secondo i piani israeliani, dovrebbe essere guidato dagli Stati Uniti e coordinato con l’esercito di Tel Aviv, escludendo qualsiasi interposizione libanese o delle Nazioni Unite.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa arabo levante-MaghrebStampa iraniana e affini
Stampa arabo levante-Maghreb
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Nonostante la tregua, il nemico sionista ha intensificato i raid aerei e di artiglieria sui villaggi del sud del Libano, compiendo massacri che hanno ucciso almeno 18 civili e ferito decine di persone, mentre la resistenza ha respinto un tentativo di avanzata e inflitto perdite alle forze israeliane, tra cui un alto ufficiale.

Stampa iraniana e affini/ Regime
AllarmeTrionfoIndignazione

Il regime sionista ha lanciato pesanti attacchi sul sud e l'est del Libano, uccidendo almeno 16 cittadini, ma i combattenti di Hezbollah hanno risposto con un violento contrattacco, infliggendo una dura sconfitta alle forze israeliane e distruggendo carri armati, in quella che la resistenza ha definito un'epopea simile a Karbala.

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venerdì 19 giugno 2026

Strage nel sud del Libano, l’accordo Usa-Iran vacilla dopo poche ore

Raid israeliani e scontri con Hezbollah causano decine di vittime civili e quattro soldati uccisi, mentre i ministri di Tel Aviv invocano una risposta devastante.

Una notte di bombardamenti aerei e scontri terrestri ha colpito il Libano meridionale, in particolare il distretto di Nabatieh e le alture di Ali al-Taher, causando secondo il ministero della Salute libanese almeno diciotto morti e trentatré feriti, con altre fonti che parlano di ventiquattro vittime. L’esercito israeliano ha confermato la perdita di quattro militari, tra cui il comandante del 52° battaglione corazzato, uccisi quando il loro carro è stato centrato nei pressi di Kfar Tebnit da quello che le prime indagini descrivono come un drone imbottito di esplosivo o un missile a guida remota. Hezbollah ha rivendicato un’imboscata con missili guidati che avrebbe distrutto tre carri Merkava e colpito una seconda colonna intervenuta per recuperare i corpi, in quello che i portavoce della milizia sciita definiscono un «agguato letale».

Sul piano politico, a Tel Aviv le reazioni sono state immediate e radicali. Il ministro per la Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha dichiarato che «il Libano deve bruciare completamente», mentre il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha invocato l’apertura delle «porte dell’inferno». Secondo fonti governative israeliane, il primo ministro Benjamin Netanyahu avrebbe comunicato a Washington che Israele non si ritirerà dalle aree che controlla nel Libano meridionale fino al completo disarmo di Hezbollah, e che non si considera vincolato dalla clausola libanese dell’intesa firmata due giorni prima tra Stati Uniti e Iran. Siti d’informazione vicini all’establishment della difesa riferiscono di consultazioni in corso su un possibile allargamento dei raid fino alla periferia sud di Beirut, la cosiddetta Dahieh, mentre l’esercito motiva l’intensificazione degli attacchi con «violazioni ripetute del cessate il fuoco» da parte del partito armato libanese.

L’escalation avviene a poche ore dall’entrata in vigore dell’accordo di cessate il fuoco mediato da Washington e Teheran, che avrebbe dovuto coprire tutti i fronti regionali, Libano compreso. Da Beirut si sottolinea che le incursioni israeliane hanno colpito abitazioni civili e infrastrutture in decine di villaggi, configurando quello che l’agenzia di stampa nazionale libanese descrive come «massacri». Hezbollah, da parte sua, ha diffuso comunicati in cui accusa Israele di aver tentato un’avanzata verso le alture strategiche di Ali al-Taher sotto copertura di fuoco d’artiglieria e fosforo bianco, e rivendica di aver respinto l’assalto infliggendo perdite. Negli ambienti diplomatici europei si osserva con preoccupazione la rapidità con cui l’intesa è stata messa alla prova, mentre da Teheran non sono giunte reazioni ufficiali immediate, ma il rinvio dei colloqui previsti in Svizzera tra delegazioni iraniana e statunitense – ufficialmente legato a «richieste iraniane sul Libano» – segnala la fragilità del quadro negoziale.

Da Washington, il vicepresidente J.D. Vance ha criticato aspramente i membri del governo israeliano che avevano attaccato il presidente Trump per l’accordo con l’Iran, ricordando che Israele rischierebbe di alienarsi «l’unico alleato forte rimasto». L’amministrazione americana, secondo fonti diplomatiche, starebbe esercitando pressioni per contenere la reazione israeliana e preservare il canale aperto con Teheran, mentre l’Italia e altri partner europei seguono con apprensione una crisi che minaccia di estendersi dalla fascia costiera libanese fino alla valle della Bekaa, già colpita da raid. Al momento, il dossier resta in bilico tra la prospettiva di un’ulteriore escalation – con Israele che valuta operazioni terrestri tattiche e attacchi alla periferia di Beirut – e la ricerca affannosa di un meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco che, secondo i piani israeliani, dovrebbe essere guidato dagli Stati Uniti e coordinato con l’esercito di Tel Aviv, escludendo qualsiasi interposizione libanese o delle Nazioni Unite.

Divergenza delle fonti

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Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

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Critico80%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa arabo levante-MaghrebStampa iraniana e affini
Stampa arabo levante-Maghreb
IndignazioneVittimismoAllarme

Nonostante la tregua, il nemico sionista ha intensificato i raid aerei e di artiglieria sui villaggi del sud del Libano, compiendo massacri che hanno ucciso almeno 18 civili e ferito decine di persone, mentre la resistenza ha respinto un tentativo di avanzata e inflitto perdite alle forze israeliane, tra cui un alto ufficiale.

Stampa iraniana e affini/ Regime
AllarmeTrionfoIndignazione

Il regime sionista ha lanciato pesanti attacchi sul sud e l'est del Libano, uccidendo almeno 16 cittadini, ma i combattenti di Hezbollah hanno risposto con un violento contrattacco, infliggendo una dura sconfitta alle forze israeliane e distruggendo carri armati, in quella che la resistenza ha definito un'epopea simile a Karbala.

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