
Saltano i colloqui Usa-Iran in Svizzera, Teheran subordina i negoziati alla tregua in Libano
La cancellazione del vertice tecnico previsto a Bürgenstock segue le nuove incursioni israeliane nel sud del Libano e mette in discussione la tenuta dell’intesa preliminare firmata due giorni prima.
L’incontro tecnico tra Stati Uniti e Iran programmato per venerdì 19 giugno sul massiccio del Bürgenstock, in Svizzera, non ha avuto luogo. Il ministero degli Esteri elvetico ha confermato la cancellazione poche ore dopo che la Casa Bianca aveva annunciato il rinvio della partenza del vicepresidente J.D. Vance, capo designato della delegazione americana. Washington ha motivato lo stop con «complessità logistiche», ma fonti iraniane e un funzionario statunitense citato dal sito Axios riconducono la decisione alla richiesta di Teheran di vedere rispettato il cessate il fuoco in Libano prima di avviare la fase attuativa del memorandum d’intesa firmato in remoto dai presidenti Donald Trump e Masoud Pezeshkian nella notte tra mercoledì e giovedì.
Secondo l’agenzia semi-ufficiale Tasnim e la rete libanese Al-Mayadeen, la delegazione iraniana aveva sospeso la partenza per Ginevra già prima dell’annuncio americano, condizionando la propria presenza all’interruzione delle operazioni militari israeliane nel sud del Libano. Nelle stesse ore, raid dell’aviazione israeliana su Nabatieh e altre località causavano almeno diciotto vittime civili, mentre Hezbollah rivendicava scontri con forze di Tel Aviv. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito che le truppe resteranno nella «zona di sicurezza» libanese «finché le esigenze di sicurezza di Israele lo richiederanno», ignorando la clausola del memorandum che impegna Washington a garantire la fine permanente delle ostilità su tutti i fronti, Libano compreso.
La battuta d’arresto getta ombre sulla sostenibilità dell’intera architettura diplomatica. L’intesa in 14 punti prevede un periodo negoziale di sessanta giorni per definire lo status del programma nucleare iraniano, la revoca progressiva delle sanzioni, lo sblocco di decine di miliardi di dollari di asset congelati e l’istituzione di un fondo da trecento miliardi per la ricostruzione dell’Iran. In cambio Teheran ha riaffermato l’impegno a non dotarsi di armi nucleari e ha acconsentito al de-arricchimento in loco delle scorte di uranio sotto supervisione Aiea. La riapertura dello Stretto di Hormuz, già avviata con il passaggio di alcune petroliere, resta per ora l’unico elemento concretamente operativo dell’accordo, con effetti calmieranti sui prezzi del greggio che interessano direttamente le economie europee, Italia inclusa, fortemente dipendenti dalle rotte energetiche del Golfo.
La Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha autorizzato la firma del memorandum pur manifestando una «visione differente» e descrivendo Trump come un leader che ha agito «per disperazione». Da Washington, il presidente Trump ha rivendicato l’intesa come una vittoria, mentre nel Partito Repubblicano crescono le voci critiche verso quelle che vengono lette come concessioni eccessive a Teheran. I mediatori di Pakistan e Qatar, con il sostegno logistico della Svizzera, stanno lavorando per riportare le parti al tavolo: è già convocata per domenica una riunione dei facilitatori ad Alamein, in Egitto. Il destino del processo di pace appare ora legato alla capacità degli Stati Uniti di contenere l’alleato israeliano e di offrire a Teheran garanzie verificabili sulla fine delle ostilità in Libano, primo banco di prova della tenuta dell’intesa.
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I colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran in Svizzera sono saltati, gettando ombre sulla possibilità di una tregua duratura. La cancellazione del viaggio del vicepresidente Vance e i continui raid israeliani in Libano alimentano l'incertezza su un accordo già fragile.
I negoziati tra Stati Uniti e Iran in Svizzera sono stati rinviati a tempo indeterminato, mentre Israele continua a colpire il Libano. La Svizzera resta disponibile a facilitare i colloqui, ma la tregua appare sempre più fragile.
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