
Taiwan e Cina si affrontano in mare: sequestri, accuse di spionaggio e navi scientifiche
Taipei sequestra un peschereccio e allontana una nave oceanografica, Pechino denuncia un sito web per informatori; in Asia cresce la pressione marittima, con ripercussioni per le rotte globali.
Nelle ultime ore la guardia costiera taiwanese ha sequestrato un peschereccio cinese con sei membri d’equipaggio a ovest delle isole Penghu, dopo averlo intercettato in acque riservate, e ha allontanato la nave oceanografica Xiangyanghong 22 dalla propria zona economica esclusiva. Contemporaneamente, Pechino ha reagito con durezza al lancio da parte di Taipei di un portale web che consente a cittadini cinesi di inviare informazioni riservate alle autorità dell’isola, bollando l’iniziativa come «infiltrazione e sabotaggio».
Secondo Taipei, le operazioni in mare rientrano nella legittima difesa della giurisdizione marittima: la strategia adottata, definita di «shadowing and monitoring», mira a impedire l’accesso a unità cinesi senza ricorrere alla forza, così da non offrire a Pechino pretesti di escalation. Nell’ottica di Pechino, invece, il sito web rappresenta la conferma delle mire indipendentiste di Taiwan; il portavoce dell’Ufficio per gli Affari di Taiwan ha minacciato conseguenze penali per chi collaborerà, mentre il ministero degli Esteri ribadisce che l’isola è parte inalienabile del territorio cinese e che qualsiasi azione unilaterale non modificherà lo status quo.
La sequenza di eventi – che include il pattugliamento di navi della guardia costiera cinese nei pressi delle isole Pratas e Itu Aba e il passaggio di unità scientifiche lungo il confine delle acque riservate – segnala, secondo analisti della regione, un inasprimento della pressione marittima di Pechino, che utilizza mezzi governativi e di ricerca per contestare la sovranità di Taipei sulle acque orientali. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, la stabilità dello Stretto di Taiwan è cruciale: circa un terzo del traffico container globale transita per quelle rotte, e un’eventuale crisi metterebbe a rischio le catene di approvvigionamento di semiconduttori e beni di consumo.
Il fenomeno non è isolato. Nello stesso periodo, l’Iran ha sequestrato quattro imbarcazioni nelle acque di Bushehr per pesca illegale con reti a strascico, mentre in Indonesia la polizia di Bali ha sventato un traffico di tartarughe marine protette. In tutti i casi, Stati costieri rivendicano con forza il controllo delle proprie zone marittime, in un quadro di crescente competizione per le risorse ittiche e di affermazione della sovranità. Taiwan ha già annunciato che continuerà a monitorare i movimenti delle unità cinesi, mentre Pechino promette «contromisure decise»: al momento non sono previsti canali di dialogo diretto tra le due sponde dello Stretto.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La Cina ha condotto un'indagine ecologica di routine nelle sue acque a est di Taiwan. Nel frattempo, gli Stati Uniti stanno ridispiegando forze navali nell'Indo-Pacifico, una mossa vista come un tentativo di contenere la Cina e aumentare le tensioni regionali.
Gli Stati Uniti stanno attuando un piano d'emergenza 'muro di isole' nel Pacifico per contrastare le azioni aggressive della Cina, come l'uso di cannoni ad acqua e il blocco con la flotta peschereccia. Il ritorno delle unità navali americane nella regione segnala una rinnovata postura di deterrenza in un'area sempre più instabile.
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