
Google impiega immagini e audio per l’IA: la sfida europea tra privacy e costi
La raccolta di dati multimediali da parte di Big Tech per addestrare l’intelligenza artificiale riaccende il dibattito sulla protezione dei dati personali, in un momento in cui la competizione si sposta sull’efficienza economica dei modelli.
Il recente aggiornamento delle impostazioni di Google segna un punto di svolta: la nuova funzione «Search Services History», attiva per impostazione predefinita, consente alla società di raccogliere immagini caricate, registrazioni vocali e altri contenuti generati durante le ricerche per addestrare i propri modelli di intelligenza artificiale. In Europa, dove il GDPR richiederebbe un consenso esplicito e informato, la mossa solleva interrogativi sulla conformità, mentre gli utenti italiani scoprono che le loro interazioni digitali possono diventare materiale grezzo per l’apprendimento automatico.
La fame di dati è un tratto comune a tutta l’industria. Mentre le aziende integrano l’IA in ogni processo – dalla gestione aziendale, come propone SAP con piattaforme integrate, alla creatività, alla sanità e alla psicoterapia – emergono nuove tensioni. I modelli linguistici più avanzati vengono già usati per assistere diagnosi mediche e offrire supporto psicologico, ma la loro efficacia dipende dalla qualità e quantità dei dati di addestramento. Al contempo, il fenomeno della distillazione – l’uso degli output di un modello per migliorarne un altro – ha scatenato una guerra fredda: Anthropic, OpenAI e Google denunciano lo scippo di proprietà intellettuale, dimenticando di aver fatto lo stesso per anni con i contenuti del web.
Sul fronte economico, la competizione si sposta sui costi. OpenAI, Meta e xAI hanno lanciato modelli più efficienti che promettono di ridurre drasticamente la spesa per le imprese. Dopo l’entusiasmo iniziale, molte società si sono trovate a fronteggiare bollette milionarie per l’uso di IA generative, spingendo i fornitori a rivedere le tariffe. Mark Zuckerberg ha dichiarato che Meta intende essere «aggressiva» sui prezzi, mentre Sam Altman ammette la necessità di offrire più valore. Per le imprese italiane ed europee, attente al ritorno sugli investimenti, la pressione competitiva potrebbe accelerare l’adozione, ma anche richiedere una più attenta governance dei dati.
Il quadro normativo europeo si prepara a definire le regole del gioco. Con l’AI Act in via di implementazione, le autorità sono chiamate a bilanciare innovazione e diritti. Anche il settore assicurativo sta rivedendo le polizze per coprire i nuovi rischi legati alle allucinazioni e ai dati avvelenati. Il prossimo passaggio cruciale saranno le prime decisioni del Comitato europeo per la protezione dei dati sull’utilizzo di informazioni personali per l’addestramento dell’IA, che potrebbero ridisegnare le pratiche di colossi come Google e imporre standard più stringenti.
| Stampa iraniana e affini | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.20 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
L'Iran guarda con interesse alla mossa cinese di limitare l'accesso ai modelli AI, vedendola come una difesa sovrana della tecnologia nazionale.
Normalizza l'azione cinese presentandola come parallela ai controlli statunitensi, inserendola in una narrativa di competizione globale che la rende inevitabile e giustificata.
Viene omesso il potenziale danno all'ecosistema open source che ha giovato a molte startup, nonché qualsiasi critica al controllo cinese.
L'India osserva con cautela il possibile dietrofront cinese, che metterebbe a rischio le aziende che hanno abbracciato i modelli aperti cinesi.
Sottolineando la precedente apertura e la minaccia attuale di restrizione, crea una narrazione di fiducia tradita e rischio geopolitico, spingendo a prepararsi a uno scenario di escalation simmetrica.
Viene omessa la possibilità che la restrizione sia una tattica negoziale o che le aziende statunitensi abbiano alternative, e manca la prospettiva delle aziende cinesi.
L'Occidente critica le restrizioni cinesi come miopi, mentre ironizza sulle contraddizioni dell'industria AI.
Concentrandosi sulla regolamentazione domestica e sugli impatti culturali, ridimensiona la dimensione geostrategica e moralizza su libertà e controllo, usando l'ironia per sminuire le decisioni cinesi.
Viene omessa la logica strategica alla base della mossa cinese, riducendo la questione a un dibattito culturale o etico.
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