
Cuba al buio: terzo blackout in nove giorni, mentre Washington stringe le sanzioni
L'isola caraibica affronta un collasso energetico senza precedenti, con 10 milioni di persone senza elettricità, mentre gli Stati Uniti intensificano la pressione economica e il turismo crolla.
Martedì 14 luglio alle 11:05 ora locale, la rete elettrica nazionale di Cuba ha subito una disconnessione totale, gettando al buio 9,6 milioni di abitanti. È il terzo blackout generale in meno di dieci giorni, il quinto dall’inizio del 2026. Nei due episodi precedenti della scorsa settimana, il ripristino completo ha richiesto oltre ventiquattro ore, con interruzioni superiori alle trenta ore nella capitale L’Avana e protratte per giorni nelle province. La popolazione, esasperata, ha reagito con pentole battute e cumuli di rifiuti incendiati per strada.
Il collasso affonda le radici in un’infrastruttura obsoleta: le sette centrali termoelettriche, pilastro del sistema, hanno in media più di quarant’anni di esercizio e sono soggette a guasti e manutenzioni continue. A questo si somma la cronica carenza di combustibile, aggravata dal blocco petrolifero imposto da Washington a gennaio, dopo la deposizione del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Il blocco ha interrotto le forniture da Venezuela e Messico, e l’unica petroliera russa giunta a marzo con 100.000 tonnellate di greggio ha esaurito le scorte. I generatori diesel di emergenza sono inutilizzabili, rendendo la rete vulnerabile a oscillazioni improvvise come quella che ha innescato il blackout.
Sul fronte politico, l’amministrazione Trump ha annunciato lunedì un nuovo pacchetto di sanzioni che colpisce dieci entità statali, tra cui il Ministero del Turismo, aziende di import-export energetico e gruppi paramilitari. La mossa, guidata dal Segretario di Stato Marco Rubio, rientra in una campagna di “massima pressione” per forzare riforme politiche. L’impatto sul turismo, settore su cui il governo aveva puntato per rilanciare l’economia, è devastante: nei primi cinque mesi del 2026 gli arrivi sono crollati del 58% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con appena 360.000 visitatori e un tasso di occupazione alberghiera inferiore al 13%. Numerose imprese straniere, incluse realtà europee e italiane, hanno sospeso le operazioni per timore di sanzioni secondarie. In questo scenario di asfissia economica, emerge un progetto paradossale: un resort di lusso a marchio Trump nell’isolotto di Cayo Santa María, promosso da investitori emiratini con l’avallo del nipote di Raúl Castro, a dimostrazione di una trama di interessi che convive con lo scontro diplomatico.
La prossima tappa concreta sarà la pubblicazione delle nuove designazioni nel Registro Federale statunitense, che farà scattare il congelamento dei beni e accentuerà l’isolamento finanziario dell’isola. Con le riserve di carburante esaurite e nessun nuovo carico annunciato, la crisi energetica è destinata a prolungarsi. I colloqui bilaterali restano in stallo: il ministro degli Esteri cubano ha riconosciuto l’assenza di progressi, mentre L’Avana ribadisce che il sistema a partito unico non è negoziabile.
| Stampa russa e CSI | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
| Stampa latinoamericana | −0.90 | critical |
Cuba, alleata della Russia, viene strangolata dalle sanzioni USA che hanno causato il terzo blackout in nove giorni. Il blocco USA è l'unica causa del collasso energetico.
Il blocco presenta il blackout come conseguenza diretta delle sanzioni USA, omettendo qualsiasi fattore interno, proiettando così tutta la responsabilità sugli Stati Uniti.
Il blocco omette il ruolo dell'infrastruttura invecchiata di Cuba e il fatto che le autorità non hanno rivelato la causa, concentrandosi esclusivamente sulle sanzioni USA.
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Il blocco omette qualsiasi menzione delle sanzioni USA o dell'infrastruttura invecchiata, lasciando l'evento inspiegato.
Il blocco petrolifero USA sta causando direttamente i ripetuti blackout a Cuba, paralizzando la sua infrastruttura invecchiata.
Il blocco stabilisce una chiara catena causale dalle sanzioni USA al collasso dell'infrastruttura, usando la frase 'come conseguenza' per rendere il legame inevitabile.
Il blocco omette il ruolo di fattori interni cubani come la mancanza di manutenzione o il recente aiuto turco, concentrandosi esclusivamente sulla responsabilità USA.
Il blocco di Washington è direttamente responsabile della sofferenza del popolo cubano, come mostra il terzo blackout in nove giorni.
Il blocco usa un linguaggio emotivo ('subisce', 'paralizzano') e attribuisce direttamente la crisi alle sanzioni USA, creando una narrazione di vittimismo e aggressione esterna.
Il blocco omette qualsiasi menzione di fattori interni cubani come l'età dell'infrastruttura o la mancanza di manutenzione, e omette anche il fatto che il governo non ha rivelato la causa, assumendo invece la colpa.
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