
La Norvegia saluta i suoi eroi: 90mila in piazza per Haaland e compagni dopo il Mondiale storico
Al ritorno dal miglior Mondiale di sempre, la nazionale norvegese è stata accolta a Oslo da una folla oceanica e dalla famiglia reale, che ha guidato la tradizionale «remata vichinga».
Oltre novantamila persone hanno invaso lunedì sera le strade di Oslo per rendere omaggio alla nazionale norvegese, rientrata dal Mondiale 2026 con il miglior risultato della propria storia. Davanti al Palazzo Reale, il principe ereditario Haakon ha scandito il ritmo con un tamburo, guidando la celebre «remata vichinga» – il gesto corale che ha accompagnato la squadra per tutto il torneo – mentre i giocatori, affacciati al balcone, salutavano una marea di bandiere rosse, blu e bianche. Il re Harald V, nonostante i suoi 89 anni, ha ricevuto personalmente i calciatori, congratulandosi per un’impresa che ha unito il Paese.
Il percorso che ha portato la Norvegia a questo abbraccio collettivo era iniziato con il ritorno alla fase finale dopo ventotto anni di assenza. Superata la fase a gironi con una vittoria sul Senegal e una sconfitta contro la Francia, la squadra di Ståle Solbakken ha compiuto l’impresa negli ottavi di finale, eliminando il Brasile con una doppietta di Erling Haaland. Il sogno si è infranto ai quarti, a Miami, dove l’Inghilterra si è imposta per 2-1 dopo i tempi supplementari, nonostante il momentaneo vantaggio norvegese firmato da Andreas Schjelderup. Jude Bellingham, con due gol, ha spento le speranze scandinave, ma non l’orgoglio di un movimento che, secondo gli analisti del Nord Europa, ha finalmente trovato una dimensione internazionale.
L’attenzione dei media locali e internazionali si è concentrata anche sui dettagli che hanno reso unico questo ritorno. Haaland, capocannoniere del torneo con sette reti, è sceso dall’aereo stringendo un procione impagliato con una bottiglia di whisky – un souvenir bizzarro subito diventato virale – ma ha dovuto abbandonare presto i festeggiamenti per un volo già prenotato, perdendo la «remata» pubblica. La principessa ereditaria Mette-Marit, assente per la convalescenza dopo un trapianto di polmone, ha seguito a distanza, mentre il resto della famiglia reale, compresi i giovani principi Ingrid Alexandra e Sverre Magnus, ha condiviso con i tifosi l’orgoglio di un traguardo che, come ha dichiarato il capitano Martin Ødegaard, «ha messo la Norvegia sulla mappa del calcio».
La carovana di autobus scoperti ha impiegato ore per attraversare il centro, rallentata da una folla che, secondo le stime della polizia, ha raggiunto le centomila unità. Per la prima volta, la Norvegia non è stata solo la patria di un fuoriclasse isolato, ma una nazionale capace di competere con le grandi potenze, gettando le basi per un futuro in cui il calcio scandinavo potrà recitare un ruolo da protagonista anche in Europa.
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La Norvegia ha dimostrato che il calcio unisce un intero paese, e la famiglia reale guida l'omaggio ai suoi eroi.
Concentrandosi sul legame emotivo tra la famiglia reale e il popolo, la narrazione eleva l'evento a un'epopea nazionale, rendendo irrilevante la sconfitta.
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La Norvegia festeggia i suoi eroi, ma il gesto del procione di Haaland mostra che anche l'umorismo fa parte della storia.
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Il principe ereditario guida i tamburi vichinghi, e la Norvegia mostra la sua forza attraverso l'unità tra popolo e monarchia.
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