
Lukaku salva il Belgio all’esordio, l’Egitto sfiora l’impresa storica
Un autogol di Mohamed Hany al 66’, propiziato dall’ingresso di Romelu Lukaku, nega all’Egitto la prima vittoria in un Mondiale e fissa l’1-1 nel Gruppo G.
A Seattle, sotto un sole inusuale e trenta gradi centigradi, il Belgio ha evitato la disfatta inaugurale solo grazie all’istinto di un vecchio leone. Romelu Lukaku, partito dalla panchina per una scelta tecnica che ha fatto discutere, ha impiegato meno di trenta secondi per trasformare una sconfitta annunciata in un pareggio che sa di lezione. L’Egitto, che non ha mai vinto una partita in quattro partecipazioni alla fase finale, aveva accarezzato l’impresa con un gol capolavoro di Emam Ashour al 19’, servito da un Mohamed Salah ispirato nel giorno del suo trentaquattresimo compleanno. Poi l’ingresso del centravanti del Napoli ha costretto il difensore Hany a infilare la propria porta, regalando ai Diavoli Rossi un punto che tiene aperto il gruppo ma solleva più interrogativi che certezze.
La cronaca della partita racconta di un Belgio padrone del possesso ma sterile, imbrigliato dalla disciplina tattica dei Faraoni. Rudi Garcia aveva sorpreso tutti schierando Charles De Ketelaere come falso nove, rinunciando a un centravanti di ruolo, ma la mossa si è rivelata un boomerang: la squadra non ha centrato lo specchio della porta per tutto il primo tempo, mentre sull’altro fronte Salah, schierato centralmente dal ct Hossam Hassan, dettava i tempi e innescava il destro chirurgico di Ashour dalla distanza. Nella ripresa, un palo colpito da Kevin De Bruyne su punizione ha illuso i belgi, finché l’ingresso di Lukaku al 66’ ha riscritto il copione: un cross teso di Meunier, la mischia in area e l’autogol che ha gelato la numerosa tifoseria egiziana accorsa nel Pacifico nord-occidentale.
Dal Cairo si sottolinea con orgoglio e rammarico la prestazione di una nazionale che continua a bussare alla porta della storia senza riuscire a varcarla. Per gli analisti africani, il pari contro una delle favorite del girone conferma la crescita competitiva del Nord Africa, già testimoniata dal Marocco in Qatar, e proietta l’Egitto verso le sfide con Iran e Nuova Zelanda con rinnovata fiducia. In Europa, invece, il risultato alimenta il dibattito sulla fine della generazione d’oro belga: Courtois, De Bruyne e lo stesso Lukaku, protagonisti del terzo posto in Russia 2018, sembrano ormai costretti a inseguire piuttosto che dettare legge. La stampa di Bruxelles parla di “segnale d’allarme” e di una squadra che, senza l’istinto del suo cannoniere, fatica a trovare identità.
Per l’Italia, che osserva da spettatrice questo Mondiale a stelle e strisce, il match offre spunti familiari: Lukaku, trascinatore del Napoli, e De Ketelaere, talento dell’Atalanta, incarnano due volti della Serie A proiettati sul palcoscenico globale. Ma il vero insegnamento è che la Coppa del Mondo 2026, dopo il pareggio a reti bianche della Spagna con Capo Verde, continua a erodere le gerarchie precostituite. Il Gruppo G, che attende il debutto di Iran e Nuova Zelanda, si annuncia come uno dei più incerti del torneo. Il Belgio affronterà l’Iran a Los Angeles il 21 giugno con l’obbligo di vincere per non trasformare il crepuscolo della sua epoca d’oro in un tramonto precoce.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La copertura indonesiana presenta la sfida Belgio-Egitto come l'incontro chiave del Gruppo G, offrendo dettagli sulle dirette televisive e un'analisi dei protagonisti come De Bruyne e Salah. Pur riconoscendo la forza di entrambe, i pronostici sono moderatamente favorevoli al Belgio. Il tono è informativo e pragmatico, incentrato sulla cronaca sportiva.
I media latinoamericani guardano a Belgio-Egitto con scetticismo, sottolineando la cronica incapacità belga di onorare i favori del pronostico nonostante la generazione d'oro. Pur essendo il Belgio sulla carta favorito, il peso delle aspettative e le delusioni passate potrebbero spianare la strada a un Egitto determinato. La narrazione insiste sul potenziale inespresso e sulla fragilità dell'etichetta di favorita.
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