
Arrestati i quattro esecutori dell’attentato a Sigfrido Ranucci
L’inchiesta punta ora ai mandanti di un’azione commissionata con metodo mafioso, mentre il giornalista ringrazia gli investigatori e critica l’assenza di tutela legale della Rai.
Nelle prime ore del 30 giugno, i carabinieri del Comando provinciale di Roma hanno arrestato quattro persone nelle province di Napoli e Avellino, ritenute gli esecutori materiali dell’attentato dinamitardo contro il giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto la sera del 16 ottobre 2025 davanti alla sua abitazione a Pomezia. Tre indagati sono stati condotti in carcere, una donna agli arresti domiciliari, con l’accusa – a vario titolo – di detenzione e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Lo ha disposto il gip di Roma su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, che aveva inizialmente contestato anche il reato di strage, poi escluso dall’ordinanza cautelare perché gli elementi raccolti indicano una finalità intimidatoria e non l’intenzione di uccidere.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il commando – composto da Antonio Passariello, Saverio Mutone, Pellegrino D’Avino e Marika De Filippis, tutti con precedenti penali – avrebbe agito su commissione di terzi non ancora identificati, ricevendo alcune migliaia di euro. Le indagini, definite «particolarmente complesse», hanno incrociato tabulati telefonici, immagini di videosorveglianza e accertamenti tecnico-scientifici: l’ordigno, costituito da gelatina da cava, era stato collocato accanto a un’auto, e una Fiat 500 X noleggiata in Campania è stata tracciata nel viaggio verso Torvaianica e nel rientro immediato dopo l’esplosione. Intercettazioni successive mostrano gli arrestati vantarsi dell’azione («Facciamo la storia») e discutere i dettagli dell’attentato, confermando l’esistenza di una rete di supporto logistico e legale garantita dai mandanti.
L’inchiesta, coordinata dal pm Carlo Villani, resta aperta per individuare chi ha ordinato e finanziato l’attacco. Ranucci, sotto scorta dal 2021, ha ringraziato pubblicamente i carabinieri e il magistrato, ma ha anche denunciato l’assenza di tutela legale da parte della Rai nella causa milionaria intentata dall’imprenditore Giuseppe Cipriani. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha espresso «piena vicinanza» al giornalista, mentre le opposizioni – da Pd, M5s e Avs – hanno chiesto che viale Mazzini garantisca le spese legali e ripristini le puntate di Report tagliate nel palinsesto. Dalla maggioranza, Fratelli d’Italia ha rivendicato solidarietà a Ranucci pur criticando chi all’epoca accusò il governo.
L’attentato aveva suscitato allarme in Italia e in Europa per la sicurezza dei giornalisti d’inchiesta, in un contesto di minacce crescenti. Ranucci, conduttore di Report su Rai 3, era già stato bersaglio di proiettili recapitati nel 2024. L’arresto degli esecutori materiali rappresenta, secondo gli investigatori, un passo avanti significativo, ma il quadro resta incompleto: le ricerche dei mandanti proseguono, e gli inquirenti non escludono ulteriori sviluppi.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'arresto dei quattro presunti esecutori dell'attentato a Ranucci conferma la gravità dell'intimidazione, ma il giornalista denuncia l'abbandono della Rai. Le opposizioni chiedono che l'azienda pubblica si faccia carico delle spese legali nella causa con Cipriani, mentre il gip esclude la strage e mantiene l'aggravante mafiosa.
Le autorità italiane hanno arrestato quattro sospetti per l'attentato dinamitardo di stampo mafioso contro il giornalista investigativo Sigfrido Ranucci, un duro monito sui pericoli che corrono i reporter che sfidano la criminalità organizzata. Il giornalista, che vive sotto scorta, ha attaccato la Rai per non averlo sostenuto, mentre le indagini si concentrano ora sui mandanti dell'intimidazione.
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