
Messi in panchina, l’Argentina dosa le energie in vista degli ottavi
Scaloni lascia a riposo il capitano e rivoluziona la formazione contro la Giordania già eliminata, mentre all’orizzonte si profila il sorprendente Capo Verde.
La notizia che filtra dal Dallas Stadium non è un semplice avvicendamento tattico, ma il sigillo su una fase a gironi già scritta con l’inchiostro dei record. Lionel Scaloni ha confermato che Lionel Messi inizierà dalla panchina la sfida contro la Giordania, ultimo atto del Gruppo J. Il capitano, che due giorni fa ha spento trentanove candeline, si è già preso la scena: cinque gol in due partite – tripletta all’Algeria e doppietta all’Austria – che lo hanno issato a diciotto reti in carriera mondiale, nuovo primatista assoluto. «Leo entrerà nella ripresa», ha dichiarato il tecnico, spiegando di aver concordato con il fuoriclasse una gestione che gli consenta di mantenere il ritmo partita senza caricare minuti superflui.
La scelta è figlia di un lusso che solo le grandi squadre possono concedersi: la qualificazione blindata e il primo posto già in cassetta. L’Albiceleste si presenterà con un undici profondamente rimaneggiato, in cui Emiliano Martínez resta l’unico punto fermo tra i pali, mentre la linea difensiva vedrà Montiel, Otamendi – con la fascia da capitano –, Senesi e il rientrante Tagliafico. A centrocampo spazio a Paredes, Palacios e Lo Celso, con Giuliano Simeone esterno; in avanti Julián Álvarez sarà affiancato da Nico Paz o Lautaro Martínez. Scaloni ha rivendicato il diritto di chi ha sudato in silenzio: «I ragazzi che giocheranno meritano questa occasione, sono parte del processo. Il mio sogno è che la squadra giochi allo stesso modo, indipendentemente dai nomi».
Dall’altra parte del campo c’è una Giordania che vive la partita come un passaggio di testimone generazionale. Eliminata dopo le sconfitte con Austria e Algeria, la nazionale di Jamal Sellami – all’esordio assoluto in un Mondiale – considera questo test contro i campioni in carica un mattone per il futuro del calcio giordano, con lo sguardo già alla Coppa d’Asia 2027. Secondo gli osservatori mediorientali, l’obiettivo non è il risultato immediato ma la costruzione di un’identità competitiva, e affrontare l’Argentina, anche orfana di Messi per un tempo, rappresenta un’esperienza formativa irripetibile. Sellami ha parlato di «ricordo storico» e ha assicurato che i suoi scenderanno in campo per imparare e godersi il momento, consapevoli che qualunque sia l’undici avversario, la distanza tecnica resta notevole.
La combinazione dei risultati nel Gruppo H ha intanto disegnato lo scenario degli ottavi di finale: l’Argentina se la vedrà con Capo Verde, che con un pareggio a reti bianche contro l’Arabia Saudita ha blindato il secondo posto, approfittando della contemporanea vittoria della Spagna sull’Uruguay, che ha eliminato la Celeste. Un incrocio che nessuno aveva pronosticato alla vigilia e che proietta la Scaloneta verso un ottavo di finale inedito, in programma venerdì 3 luglio a Miami. La sensazione, diffusa tanto negli ambienti sudamericani quanto in quelli europei, è che la gestione oculata delle energie – a partire da quella di Messi – sia la vera arma per affrontare un calendario che, in caso di cammino fino alla finale del 19 luglio, imporrebbe cinque partite in diciassette giorni. La fase a eliminazione diretta comincia con un avversario sorprendente, ma la difesa del titolo passa innanzitutto dalla capacità di arrivarci con il motore ancora caldo.
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L'Argentina protegge il suo leader, una scelta saggia per il cammino verso il titolo.
Enfatizza la cura e la strategia a lungo termine, presentando la decisione come ovvia e condivisibile.
La panchina per Messi è una mossa tattica, ma il pubblico vuole vedere il campione.
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