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Arabia Saudita, il presidente della federcalcio si dimette dopo l’eliminazione al Mondiale

Yasser Al-Misehal lascia dopo il terzo posto nel girone con due punti, assumendosi la piena responsabilità di un percorso che non ha soddisfatto le ambizioni del regno.

L’uscita di scena dell’Arabia Saudita dal Mondiale 2026 si è consumata in un pomeriggio di giugno contro Capo Verde, con uno zero a zero che ha spento ogni residua speranza e ha consegnato agli avversari la prima qualificazione storica agli ottavi. Il fischio finale ha sancito l’ultimo posto nel gruppo H, con due soli punti raccolti in tre partite: il pareggio per 1-1 all’esordio con l’Uruguay, la sconfitta per 4-0 contro la Spagna e il pareggio a reti bianche decisivo. Poche ore dopo, Yasser Al-Misehal ha annunciato le dimissioni da presidente della Federazione calcistica saudita, con un messaggio in cui ha parlato di «risultato che non è all’altezza delle nostre ambizioni» e ha aggiunto: «Mi assumo la piena responsabilità».

La decisione arriva al termine di un settennio durante il quale il calcio saudita ha ridisegnato la propria immagine globale. Eletto nel 2019 e riconfermato per un secondo mandato fino al 2027, Al-Misehal ha guidato la Federazione mentre il regno si aggiudicava l’organizzazione della Coppa d’Asia 2027, della Coppa del Golfo nello stesso anno e, soprattutto, del Mondiale 2034. Sotto la sua presidenza, il paese ha ospitato sei edizioni della Supercoppa spagnola e altrettante di quella italiana, il Mondiale per club 2023 e la Coppa dei Campioni araba, mentre la Saudi Pro League attirava fuoriclasse come Cristiano Ronaldo, Karim Benzema e Neymar. Eppure, sul campo, la nazionale non è riuscita a trasformare gli investimenti in risultati: dopo l’eliminazione al primo turno in Qatar 2022 con tre punti, il bis nordamericano con due punti ha reso insostenibile la posizione del presidente.

Secondo gli analisti del Golfo, le dimissioni vanno lette anche alla luce del peso crescente delle aspettative interne. L’Arabia Saudita, che aveva assaporato l’unica qualificazione agli ottavi nel 1994, si presentava alla settima partecipazione iridata con l’obiettivo dichiarato di superare la fase a gironi, anche in vista del Mondiale casalingo del 2034. Il percorso è invece naufragato contro un’Europa solida e una debuttante Capo Verde, mettendo a nudo limiti tecnici che né il pareggio con l’Uruguay né il possesso palla contro gli isolani sono riusciti a mascherare. La stampa vicina agli ambienti federali ha sottolineato come lo stesso Al-Misehal abbia voluto «lasciare spazio a una nuova fase», convocando elezioni anticipate per un nuovo consiglio direttivo.

La transizione si apre ora in un momento delicato: tra pochi mesi l’Arabia Saudita ospiterà la Coppa d’Asia, banco di prova organizzativo e sportivo prima dell’appuntamento iridato del 2034. Il nuovo presidente erediterà una struttura profondamente rinnovata, ma anche la pressione di dover dimostrare che il progetto di lungo periodo può reggere l’urto della competizione reale. Al-Misehal, dal canto suo, ha promesso di restare «un soldato leale al servizio del Paese», chiudendo un capitolo in cui la grandeur fuori dal campo non ha trovato corrispondenza dentro il rettangolo di gioco.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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PragmatismoDistacco

Il presidente della federazione calcistica saudita si è dimesso assumendosi la piena responsabilità per l'eliminazione precoce dal Mondiale. Ha ringraziato la leadership e si è scusato con i tifosi, definendo il risultato al di sotto delle ambizioni. La federazione aprirà ora le candidature per un nuovo consiglio.

Stampa arabo levante-Maghreb
AllarmeSchadenfreude

Il capo del calcio saudita si è dimesso dopo la 'catastrofe' dell'uscita ai gironi mondiali. La squadra ha raccolto solo due punti, un risultato descritto come ben al di sotto delle aspettative. Le dimissioni vengono presentate come un'ammissione di fallimento.

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lunedì 29 giugno 2026

Arabia Saudita, il presidente della federcalcio si dimette dopo l’eliminazione al Mondiale

Yasser Al-Misehal lascia dopo il terzo posto nel girone con due punti, assumendosi la piena responsabilità di un percorso che non ha soddisfatto le ambizioni del regno.

L’uscita di scena dell’Arabia Saudita dal Mondiale 2026 si è consumata in un pomeriggio di giugno contro Capo Verde, con uno zero a zero che ha spento ogni residua speranza e ha consegnato agli avversari la prima qualificazione storica agli ottavi. Il fischio finale ha sancito l’ultimo posto nel gruppo H, con due soli punti raccolti in tre partite: il pareggio per 1-1 all’esordio con l’Uruguay, la sconfitta per 4-0 contro la Spagna e il pareggio a reti bianche decisivo. Poche ore dopo, Yasser Al-Misehal ha annunciato le dimissioni da presidente della Federazione calcistica saudita, con un messaggio in cui ha parlato di «risultato che non è all’altezza delle nostre ambizioni» e ha aggiunto: «Mi assumo la piena responsabilità».

La decisione arriva al termine di un settennio durante il quale il calcio saudita ha ridisegnato la propria immagine globale. Eletto nel 2019 e riconfermato per un secondo mandato fino al 2027, Al-Misehal ha guidato la Federazione mentre il regno si aggiudicava l’organizzazione della Coppa d’Asia 2027, della Coppa del Golfo nello stesso anno e, soprattutto, del Mondiale 2034. Sotto la sua presidenza, il paese ha ospitato sei edizioni della Supercoppa spagnola e altrettante di quella italiana, il Mondiale per club 2023 e la Coppa dei Campioni araba, mentre la Saudi Pro League attirava fuoriclasse come Cristiano Ronaldo, Karim Benzema e Neymar. Eppure, sul campo, la nazionale non è riuscita a trasformare gli investimenti in risultati: dopo l’eliminazione al primo turno in Qatar 2022 con tre punti, il bis nordamericano con due punti ha reso insostenibile la posizione del presidente.

Secondo gli analisti del Golfo, le dimissioni vanno lette anche alla luce del peso crescente delle aspettative interne. L’Arabia Saudita, che aveva assaporato l’unica qualificazione agli ottavi nel 1994, si presentava alla settima partecipazione iridata con l’obiettivo dichiarato di superare la fase a gironi, anche in vista del Mondiale casalingo del 2034. Il percorso è invece naufragato contro un’Europa solida e una debuttante Capo Verde, mettendo a nudo limiti tecnici che né il pareggio con l’Uruguay né il possesso palla contro gli isolani sono riusciti a mascherare. La stampa vicina agli ambienti federali ha sottolineato come lo stesso Al-Misehal abbia voluto «lasciare spazio a una nuova fase», convocando elezioni anticipate per un nuovo consiglio direttivo.

La transizione si apre ora in un momento delicato: tra pochi mesi l’Arabia Saudita ospiterà la Coppa d’Asia, banco di prova organizzativo e sportivo prima dell’appuntamento iridato del 2034. Il nuovo presidente erediterà una struttura profondamente rinnovata, ma anche la pressione di dover dimostrare che il progetto di lungo periodo può reggere l’urto della competizione reale. Al-Misehal, dal canto suo, ha promesso di restare «un soldato leale al servizio del Paese», chiudendo un capitolo in cui la grandeur fuori dal campo non ha trovato corrispondenza dentro il rettangolo di gioco.

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Il presidente della federazione calcistica saudita si è dimesso assumendosi la piena responsabilità per l'eliminazione precoce dal Mondiale. Ha ringraziato la leadership e si è scusato con i tifosi, definendo il risultato al di sotto delle ambizioni. La federazione aprirà ora le candidature per un nuovo consiglio.

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AllarmeSchadenfreude

Il capo del calcio saudita si è dimesso dopo la 'catastrofe' dell'uscita ai gironi mondiali. La squadra ha raccolto solo due punti, un risultato descritto come ben al di sotto delle aspettative. Le dimissioni vengono presentate come un'ammissione di fallimento.

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