
Amnesty chiede un'inchiesta per crimini di guerra su tre raid israeliani in Libano
L'organizzazione denuncia l'uccisione di 24 civili, tra cui 12 bambini, in attacchi che avrebbero violato il diritto internazionale umanitario, mentre le tregue in Libano e a Gaza restano fragili.
Amnesty International ha chiesto l'apertura di indagini per possibili crimini di guerra su tre attacchi aerei condotti da Israele nel sud del Libano tra il 6 e il 13 marzo, che hanno provocato la morte di 24 civili, tra cui 12 bambini, e la distruzione di abitazioni nei distretti di Tiro, Sidone e Nabatiyeh. Secondo il rapporto dell'organizzazione, basato su testimonianze di sopravvissuti, analisi di immagini satellitari e contenuti diffusi sui social network, in ciascuno dei tre episodi le forze israeliane avrebbero violato il diritto internazionale umanitario, non distinguendo tra obiettivi militari e civili o non adottando tutte le precauzioni necessarie per limitare i danni alla popolazione. Kristine Beckerle, vicedirettrice regionale per il Medio Oriente e il Nord Africa di Amnesty, ha parlato di «intere famiglie spazzate via» e ha sollecitato gli Stati a invocare la giurisdizione universale per perseguire i responsabili.
Le autorità israeliane, interpellate dall'ong, hanno dichiarato che alcune operazioni miravano a obiettivi militari di Hezbollah e che altri casi sono stati sottoposti a verifica interna, ribadendo l'impegno a mitigare i danni ai civili. Tuttavia, secondo Amnesty, non sono state fornite informazioni dettagliate sui bersagli specifici delle tre incursioni. Il movimento sciita libanese, sostenuto dall'Iran, aveva aperto le ostilità il 2 marzo con il lancio di razzi verso Israele, innescando una risposta militare su larga scala che, secondo le autorità di Beirut, ha causato oltre 4.300 morti, tra cui più di 250 bambini. Il quadro degli attacchi si inserisce in una dinamica regionale più ampia: nonostante un cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti sia in vigore in Libano dal 21 giugno, a seguito di un memorandum d'intesa tra Washington e Teheran e di un accordo quadro tra Libano e Israele del 26 giugno, le truppe israeliane restano dispiegate in una fascia fino a dieci chilometri dal confine e continuano a condurre incursioni puntuali, alcune delle quali letali.
La fragilità degli accordi emerge anche nella Striscia di Gaza, dove la tregua tecnica in vigore dall'ottobre 2025 non ha fermato le violenze. Fonti sanitarie palestinesi riferiscono che dall'inizio della pausa sono stati uccisi almeno 1.084 palestinesi e oltre 3.400 feriti in attacchi israeliani. Solo nella giornata di mercoledì 9 luglio, otto persone, tra cui due bambini, sono morte in raid aerei e colpi d'arma da fuoco a Gaza City, Khan Younis e nella zona di al-Mawasi, già designata come area sicura per gli sfollati. Un episodio emblematico ha visto la morte di Mohamed al-Wahidi, funzionario umanitario egiziano che stava organizzando proiezioni pubbliche dei Mondiali di calcio, ucciso insieme ad altre tre persone in un attacco mirato contro un veicolo nel quartiere di Sabra. L'esercito israeliano ha sostenuto di aver preso di mira un militante di Hamas, ma l'ospedale Shifa ha escluso legami del conducente con fazioni armate.
Sul piano diplomatico, la richiesta di Amnesty di un embargo totale sulle armi e di procedimenti penali extraterritoriali trova eco presso analisti europei, che vedono nel rapporto un possibile catalizzatore per un ripensamento delle politiche di esportazione di armamenti verso Israele da parte di alcuni Stati membri dell'Unione. Al momento, non sono state annunciate iniziative giudiziarie concrete, ma la pressione su Israele potrebbe intensificarsi in sede di Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Il dossier resta aperto, con le organizzazioni umanitarie che denunciano un peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie a Gaza e il rischio di epidemie, mentre le violazioni quotidiane delle tregue minano la credibilità dei negoziati in corso.
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.70 | critical |
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| Stampa sud-est asiatica | −0.30 | critical |
Le autorità israeliane devono rispondere delle loro azioni; i civili libanesi sono vittime di attacchi illegali.
Presentando i fatti attraverso il linguaggio del diritto internazionale e citando il numero di vittime civili, si crea una cornice di illegalità che richiede un intervento giudiziario.
Il blocco omette il fatto che Hezbollah ha lanciato razzi contro Israele il 2 marzo, che ha innescato la risposta israeliana, presentando così gli attacchi come non provocati.
Hezbollah ha scatenato il conflitto, ma le vittime civili sono comunque tragiche; è necessario un equilibrio tra sicurezza e diritti umani.
Inquadrando l'azione di Hezbollah come causa scatenante, si relativizza la responsabilità israeliana e si normalizza la risposta militare come reazione.
Il blocco omette i dettagli specifici dei tre attacchi analizzati da Amnesty, come la distruzione di intere famiglie e la mancanza di cooperazione israeliana, che rafforzerebbero il caso di crimini di guerra.
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