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Economia e Mercatimartedì 23 giugno 2026

Algeri vetrina di un’Africa che ridisegna sovranità industriale e mineraria

La fiera internazionale di Algeri con 781 espositori di 36 paesi mostra la spinta algerina a produrre ciò che importava, mentre il Congo rivuole dal Belgio le mappe coloniali e Washington sfida Pechino sul cobalto.

La 57ª Fiera Internazionale di Algeri, inaugurata dal presidente Abdelmadjid Tebboune sotto lo slogan «Fiducia e stabilità per una crescita sostenibile», ha riunito 781 espositori di 36 paesi su oltre 35 mila metri quadrati. È un dato che misura la traiettoria di un’economia che sta accelerando la sostituzione delle importazioni: lo stesso Tebboune, di fronte ai padiglioni dell’industria militare e civile, ha affermato che un paese con tali capacità «non dovrebbe più importare pezzi di ricambio, salvo quelli veramente molto tecnici». La presenza della Spagna come ospite d’onore, dopo la crisi diplomatica del 2022-2023, segnala la normalizzazione dei corridoi commerciali mediterranei, mentre i padiglioni di Tunisia, Oman e Ciad raccontano una diplomazia economica che lega investimenti a progetti concreti — dalla raffineria in Ciad alla collaborazione siderurgica con Mascate.

Dietro i numeri della fiera c’è un riposizionamento produttivo che tocca settori strategici. L’industria farmaceutica algerina conta oggi 250 stabilimenti, copre l’82% del fabbisogno nazionale con 5.400 farmaci registrati e ha in valutazione 100 nuovi progetti, di cui 72 per medicinali e 31 per dispositivi medici. Il ministro dell’Industria farmaceutica, Wassim Kouidri, ha indicato l’obiettivo di produrre localmente il 50% dei principi attivi entro il 2027 e di realizzare un impianto di vaccini da cinque miliardi di dosi l’anno. Per gli analisti nordafricani, questa progressione ridisegna la sovranità sanitaria e prepara l’export verso i mercati africani e arabi, con un impatto diretto sulle catene di approvvigionamento europee, Italia compresa, che importano principi attivi e intermedi chimici.

La spinta algerina si inserisce in un movimento più ampio di riappropriazione delle risorse da parte del continente. La Repubblica Democratica del Congo ha intensificato i colloqui con Bruxelles per ottenere la digitalizzazione e la restituzione di milioni di mappe geologiche, rapporti di campo e fotografie aeree raccolti durante il dominio coloniale belga e custoditi al Museo Reale per l’Africa Centrale. Kinshasa parla di «sovranità geoscientifica»: quei documenti sono ritenuti essenziali per individuare nuovi giacimenti di rame, cobalto e litio. Parallelamente, l’amministrazione Trump ha sostenuto l’ingresso della società statunitense Virtus Minerals nei giacimenti di cobalto e rame di Chemaf, nel Katanga, con una capacità prevista di 75 mila tonnellate di rame e 20 mila di cobalto l’anno. È il primo operatore a stelle e strisce nel paese dopo oltre un decennio, e Washington lo presenta come un tassello dell’Accordo di Washington per spezzare il dominio cinese, che oggi controlla circa l’80% della produzione congolese di cobalto.

Anche il Congo-Brazzaville sta trasformando riserve in progetti bancabili: il gas naturale liquefatto è triplicato a 3 milioni di tonnellate annue con l’avvio della seconda fase di Congo LNG di Eni, mentre TotalEnergies investe fino a 600 milioni di dollari in perforazioni infill al largo di Moho. Il nuovo codice del gas e un possibile round di licenze upstream accompagnano una strategia che, secondo gli osservatori di Brazzaville, punta a rendere il paese una piattaforma centroafricana per gli idrocarburi. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia che importa gas algerino e guarda con interesse alle forniture atlantiche, la diversificazione delle fonti africane resta un fattore di sicurezza energetica. Il prossimo appuntamento da monitorare è il Congo Energy & Investment Forum del 2027, mentre la fiera di Algeri chiude il 27 giugno e la tabella di marcia congiunta Congo-Belgio sulla restituzione degli archivi minerari entrerà nella fase operativa con l’istituzione di una task force dedicata.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa arabo levante-MaghrebStampa africana subsahariana
Stampa arabo levante-Maghreb
TrionfoPragmatismo

L'Algeria celebra la propria sovranità economica: la Fiera Internazionale di Algeri riunisce 781 espositori da 36 paesi, mentre la produzione farmaceutica nazionale copre ormai l'82% del fabbisogno. Le riforme attraggono investimenti esteri e il presidente Tebboune dichiara che il paese non dovrà più importare pezzi di ricambio, puntando a una crescita sostenibile fondata su stabilità e fiducia.

Stampa africana subsahariana/ Francofona
PragmatismoRevanscismo

La Repubblica Democratica del Congo sta negoziando con il Belgio e l'Unione Europea per recuperare mappe geologiche e archivi minerari dell'epoca coloniale, custoditi al Museo Reale dell'Africa Centrale. Il governo congolese considera l'accesso a questi dati essenziale per individuare nuovi giacimenti di rame, cobalto e litio, rivendicando così la piena sovranità sulle proprie risorse.

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martedì 23 giugno 2026

Algeri vetrina di un’Africa che ridisegna sovranità industriale e mineraria

La fiera internazionale di Algeri con 781 espositori di 36 paesi mostra la spinta algerina a produrre ciò che importava, mentre il Congo rivuole dal Belgio le mappe coloniali e Washington sfida Pechino sul cobalto.

La 57ª Fiera Internazionale di Algeri, inaugurata dal presidente Abdelmadjid Tebboune sotto lo slogan «Fiducia e stabilità per una crescita sostenibile», ha riunito 781 espositori di 36 paesi su oltre 35 mila metri quadrati. È un dato che misura la traiettoria di un’economia che sta accelerando la sostituzione delle importazioni: lo stesso Tebboune, di fronte ai padiglioni dell’industria militare e civile, ha affermato che un paese con tali capacità «non dovrebbe più importare pezzi di ricambio, salvo quelli veramente molto tecnici». La presenza della Spagna come ospite d’onore, dopo la crisi diplomatica del 2022-2023, segnala la normalizzazione dei corridoi commerciali mediterranei, mentre i padiglioni di Tunisia, Oman e Ciad raccontano una diplomazia economica che lega investimenti a progetti concreti — dalla raffineria in Ciad alla collaborazione siderurgica con Mascate.

Dietro i numeri della fiera c’è un riposizionamento produttivo che tocca settori strategici. L’industria farmaceutica algerina conta oggi 250 stabilimenti, copre l’82% del fabbisogno nazionale con 5.400 farmaci registrati e ha in valutazione 100 nuovi progetti, di cui 72 per medicinali e 31 per dispositivi medici. Il ministro dell’Industria farmaceutica, Wassim Kouidri, ha indicato l’obiettivo di produrre localmente il 50% dei principi attivi entro il 2027 e di realizzare un impianto di vaccini da cinque miliardi di dosi l’anno. Per gli analisti nordafricani, questa progressione ridisegna la sovranità sanitaria e prepara l’export verso i mercati africani e arabi, con un impatto diretto sulle catene di approvvigionamento europee, Italia compresa, che importano principi attivi e intermedi chimici.

La spinta algerina si inserisce in un movimento più ampio di riappropriazione delle risorse da parte del continente. La Repubblica Democratica del Congo ha intensificato i colloqui con Bruxelles per ottenere la digitalizzazione e la restituzione di milioni di mappe geologiche, rapporti di campo e fotografie aeree raccolti durante il dominio coloniale belga e custoditi al Museo Reale per l’Africa Centrale. Kinshasa parla di «sovranità geoscientifica»: quei documenti sono ritenuti essenziali per individuare nuovi giacimenti di rame, cobalto e litio. Parallelamente, l’amministrazione Trump ha sostenuto l’ingresso della società statunitense Virtus Minerals nei giacimenti di cobalto e rame di Chemaf, nel Katanga, con una capacità prevista di 75 mila tonnellate di rame e 20 mila di cobalto l’anno. È il primo operatore a stelle e strisce nel paese dopo oltre un decennio, e Washington lo presenta come un tassello dell’Accordo di Washington per spezzare il dominio cinese, che oggi controlla circa l’80% della produzione congolese di cobalto.

Anche il Congo-Brazzaville sta trasformando riserve in progetti bancabili: il gas naturale liquefatto è triplicato a 3 milioni di tonnellate annue con l’avvio della seconda fase di Congo LNG di Eni, mentre TotalEnergies investe fino a 600 milioni di dollari in perforazioni infill al largo di Moho. Il nuovo codice del gas e un possibile round di licenze upstream accompagnano una strategia che, secondo gli osservatori di Brazzaville, punta a rendere il paese una piattaforma centroafricana per gli idrocarburi. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia che importa gas algerino e guarda con interesse alle forniture atlantiche, la diversificazione delle fonti africane resta un fattore di sicurezza energetica. Il prossimo appuntamento da monitorare è il Congo Energy & Investment Forum del 2027, mentre la fiera di Algeri chiude il 27 giugno e la tabella di marcia congiunta Congo-Belgio sulla restituzione degli archivi minerari entrerà nella fase operativa con l’istituzione di una task force dedicata.

Divergenza delle fonti

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24%Bassa

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Favorevole86%
Critico14%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa arabo levante-MaghrebStampa africana subsahariana
Stampa arabo levante-Maghreb
TrionfoPragmatismo

L'Algeria celebra la propria sovranità economica: la Fiera Internazionale di Algeri riunisce 781 espositori da 36 paesi, mentre la produzione farmaceutica nazionale copre ormai l'82% del fabbisogno. Le riforme attraggono investimenti esteri e il presidente Tebboune dichiara che il paese non dovrà più importare pezzi di ricambio, puntando a una crescita sostenibile fondata su stabilità e fiducia.

Stampa africana subsahariana/ Francofona
PragmatismoRevanscismo

La Repubblica Democratica del Congo sta negoziando con il Belgio e l'Unione Europea per recuperare mappe geologiche e archivi minerari dell'epoca coloniale, custoditi al Museo Reale dell'Africa Centrale. Il governo congolese considera l'accesso a questi dati essenziale per individuare nuovi giacimenti di rame, cobalto e litio, rivendicando così la piena sovranità sulle proprie risorse.

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