
Addestramenti segreti in Cina e colloqui riservati con Minsk: il doppio binario di Mosca
Documenti riservati e fonti europee rivelano un addestramento militare cinese per truppe russe, mentre a Valdai Putin e Lukashenko discutono a porte chiuse del conflitto.
Un addestramento militare condotto dalla Cina per circa duecento soldati russi alla fine del 2025 è stato autorizzato personalmente dal ministro della Difesa di Mosca, Andrej Belousov, su incarico di Vladimir Putin, e ha coinvolto direttamente almeno quattro generali dei due Paesi. È quanto emerge da documenti interni russi e da fonti dell’intelligence europea, che descrivono corsi di tre settimane sulla protezione radiologica, chimica e biologica svolti in novembre in una struttura dell’Esercito popolare di liberazione a Pechino. Secondo i funzionari di Bruxelles, la presenza di figure di così alto rango in un’attività legata alla guerra in Ucraina segnala l’importanza strategica che entrambe le capitali attribuiscono a questa cooperazione, nonostante Pechino continui a dichiararsi neutrale e a definire «del tutto infondate» le ricostruzioni giornalistiche.
Nelle stesse ore in cui l’Unione Europea valutava le implicazioni di quelle esercitazioni, a Valdaj si consumava un altro passaggio riservato: due giorni di colloqui tra Putin e il presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko, senza dichiarazioni finali, fotografie ufficiali o documenti firmati. Analisti ucraini come Vadym Denysenko e Vitalij Portnykov ipotizzano che al centro del confronto vi fosse la richiesta russa di un ruolo più attivo di Minsk nel conflitto – dalla concessione del territorio per un nuovo fronte settentrionale all’impiego di gruppi di sabotaggio – e che Lukašenko abbia opposto un rifiuto, temendo ritorsioni da Kiev e la scarsa adesione popolare a un’avventura militare. Subito dopo l’incontro, il leader bielorusso è partito per il Sud-est asiatico, dove ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping, alimentando la percezione di una triangolazione diplomatica tra Mosca, Minsk e Pechino.
L’allarme europeo si concentra sul progressivo scivolamento della Cina da partner economico a fattore abilitante dello sforzo bellico russo. L’Alta rappresentante Ue, Kaja Kallas, ha confermato che Bruxelles ha verificato attraverso canali propri lo svolgimento dell’addestramento e sta valutando le contromisure. Nei corridoi comunitari, secondo fonti diplomatiche, si discute se sia necessario andare oltre le sanzioni già imposte a singole aziende cinesi e ricalibrare una relazione finora dominata dalle priorità commerciali. I documenti visionati da Reuters mostrano che i corsi includevano l’uso di droni, esplosivi, mine e guerra elettronica, e che i rapporti russi lodavano l’elevato livello tecnologico delle simulazioni cinesi, pur rilevando la mancanza di esperienza di combattimento reale degli istruttori di Pechino.
Sul fronte bielorusso, il silenzio ufficiale non ha spento le congetture. Alcuni blogger ucraini leggono la missione di Lukašenko in Cina come il tentativo di riferire a Xi gli esiti del vertice con Putin, forse per saggiare la disponibilità di Pechino a sostenere un’eventuale iniziativa di pace. Altri, come l’analista Valerij Kločok, avvertono che le incognite restano «molto serie» e che il rischio di un’escalation pericolosa per l’Ucraina non può essere escluso. Mentre il Cremlino tace e il ministero degli Esteri cinese ribadisce la propria posizione immutata sulla crisi, l’Ue si prepara a un dibattito interno che potrebbe ridefinire i termini dell’interdipendenza con la seconda economia mondiale.
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