
Yen a un passo dal minimo dal 1986, Tokyo e Washington si allineano su un intervento
Dopo il colloquio online Katayama-Bessent, il Giappone ribadisce la disponibilità a misure decisive sul forex, mentre il cambio dollaro-yen sfiora quota 162.
Il dollaro ha toccato lunedì notte i 161,93 yen, portando la valuta giapponese a un soffio dal livello di 161,96 che segnerebbe il punto più debole dal dicembre 1986. La notizia dell’incontro online tra la ministra delle Finanze Satsuki Katayama e il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha innescato un temporaneo ripiegamento del cambio intorno a 161 yen, mentre gli operatori scontavano un innalzamento del rischio di intervento coordinato.
La pressione sullo yen nasce da un differenziale di tassi che i mercati non vedono restringersi in tempi brevi. La Banca del Giappone ha alzato il costo del denaro la scorsa settimana, ma il passo è giudicato insufficiente a contrastare un’inflazione che resta elevata; oltreoceano, la Federal Reserve potrebbe essere costretta a nuovi rialzi per via del caro-petrolio legato al conflitto tra Stati Uniti e Iran. Il greggio costoso appesantisce la bilancia commerciale giapponese e alimenta il carry trade sullo yen, utilizzato come valuta di finanziamento. L’intervento massiccio di Tokyo tra fine aprile e inizio maggio – 11,7 trilioni di yen, circa 72 miliardi di dollari – ha perso efficacia, e gli analisti di Tokyo osservano che la debolezza di fondo non è mutata.
Katayama ha dichiarato che Stati Uniti e Giappone «hanno concordato fermamente di adottare misure decisive ogni volta che sarà necessario, e questo è assolutamente incrollabile». Ha precisato che il colloquio, durato circa un’ora, non aveva carattere d’urgenza ma era un follow-up del G7 di Évian, e ha toccato anche la situazione nello Stretto di Hormuz e la cooperazione sulla cybersicurezza legata a modelli avanzati di intelligenza artificiale. La ministra ha evitato di confermare se l’intervento valutario sia stato discusso esplicitamente, ma ha insistito sull’allineamento di vedute. Secondo gli operatori di mercato, l’intesa serve a segnalare che la soglia per un nuovo intervento non è alta e che Tokyo agisce in coordinamento con Washington.
Il prossimo banco di prova è la tenuta di quota 161,96: una rottura al rialzo riporterebbe il cambio su livelli che non si vedono da quasi quarant’anni. I trader monitorano anche le mosse della Fed e l’evoluzione del prezzo del petrolio, mentre il Ministero delle Finanze giapponese continua a ripetere che risponderà «in modo appropriato alle oscillazioni valutarie in qualsiasi momento». La storia recente mostra che la comunicazione da sola non basta a invertire un trend radicato, e il mercato resta orientato a testare la determinazione delle autorità.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Tokyo e Washington hanno un accordo incrollabile per adottare misure decisive sui mercati valutari ogni volta che sarà necessario. Dopo l'incontro online tra i ministri delle finanze, lo yen si è rapidamente rafforzato dal minimo di quasi 40 anni, con alcuni operatori che sospettano un intervento. Le posizioni dei due paesi sono molto vicine, segnalando una pronta coordinazione.
Il colloquio tra la ministra delle Finanze giapponese e il segretario al Tesoro USA ha dato solo una spinta di breve durata allo yen, che resta vicino ai minimi da quattro decenni. Gli analisti avvertono che il Giappone sta esaurendo le opzioni per sostenere la valuta, poiché la sola intervenzione potrebbe non invertire le pressioni di fondo legate al differenziale dei tassi e alle tensioni geopolitiche.
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