
Vertice Nato ad Ankara: la spesa al 5% del Pil divide gli alleati, l’Italia cerca un equilibrio
Mentre Washington esorta a rispettare l’obiettivo del 5% entro il 2035, Roma conferma il 2,8% e smentisce resistenze sugli aiuti a Kiev, in un vertice segnato dal trasferimento degli oneri della difesa convenzionale all’Europa.
Il vertice Nato di Ankara del 7 e 8 luglio si apre come un banco di prova per la coesione dell’Alleanza, chiamata a verificare i progressi verso l’obiettivo di destinare il 5% del Pil alla difesa entro il 2035, stabilito al summit dell’Aja del 2025. L’ambasciatore statunitense presso la Nato, Matthew Whitaker, ha definito l’appuntamento una «pagella» e ha avvertito che alcuni alleati sono «in ritardo», citando come esempi virtuosi Polonia, paesi nordici, baltici e Germania. Washington, pur ribadendo che «gli Stati Uniti non vanno da nessuna parte», si attende un’accelerazione nel trasferimento degli oneri della difesa convenzionale all’Europa, in linea con la strategia dell’amministrazione Trump di ridurre l’impronta militare americana nel continente.
Sul fronte europeo, le posizioni restano articolate. Secondo fonti diplomatiche, paesi come la Spagna non hanno ancora accettato l’impegno del 5%, mentre Repubblica Ceca, Ungheria, Slovenia e Regno Unito registrerebbero progressi limitati. L’Italia, che investe attualmente il 2,8% del Pil, ha confermato tramite il ministro degli Esteri Antonio Tajani la volontà di «essere protagonista del rafforzamento del pilastro europeo della Difesa», portando ad Ankara un incremento dello 0,71% legato soprattutto alla sicurezza del territorio nazionale. Il governo Meloni ha inoltre smentito le indiscrezioni, circolate sulla stampa tedesca, di una presunta opposizione italiana a inserire nella dichiarazione finale un riferimento al sostegno militare a Kiev oltre il 2027: fonti di Palazzo Chigi spiegano che Roma ha solo valutato l’opportunità di una formulazione che non pregiudicasse un possibile negoziato con la Russia, e che l’obiezione è già rientrata.
Il contesto strategico è segnato dall’incertezza sul futuro impegno americano. Un wargame tedesco reso pubblico di recente ha simulato un attacco russo alla Lituania in uno scenario di disimpegno statunitense, evidenziando come la rapidità decisionale politica rappresenti la sfida maggiore per Berlino. Per il segretario generale Mark Rutte, la via per ancorare Washington all’Alleanza passa anche dall’interesse economico: in un’intervista al Financial Times ha ricordato che gli ordini europei di armamenti americani hanno raggiunto i 300 miliardi di dollari, sostenendo circa 195mila posti di lavoro negli Stati Uniti. Al vertice, ha annunciato, saranno formalizzati contratti per decine di miliardi e per la prima volta si terrà un Forum industriale della difesa Nato.
Sul dossier ucraino, l’amministrazione Trump prevede annunci «sostanziali» e proseguirà il programma Purl per l’acquisto di sistemi d’arma americani da trasferire a Kiev. Una fonte Nato ha confermato che gli europei sono in grado di colmare quasi tutti i vuoti lasciati dagli Stati Uniti nei piani di difesa dell’Alleanza, con l’eccezione dei bombardieri strategici. Il vertice di Ankara si chiuderà con una dichiarazione finale che, secondo le attese, dovrebbe confermare il sostegno all’Ucraina e tracciare un percorso credibile verso l’obiettivo del 5%, in un clima che le capitali europee descrivono come collaborativo ma segnato dalla pressione americana per risultati misurabili.
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Gli alleati europei subiscono una rinnovata pressione americana per raggiungere l'obiettivo del 5% di spesa per la difesa in vista del vertice di Ankara. L'Italia ha convocato una riunione interministeriale d'urgenza per coordinare la propria posizione, mentre la Germania riceve elogi per i suoi sforzi, evidenziando le tensioni interne all'alleanza sulle priorità di bilancio.
Il vertice di Ankara è presentato come un momento cruciale per valutare i progressi degli alleati sull'impegno del 5% di spesa per la difesa e per costruire una NATO più forte e letale. Gli Stati Uniti considerano l'incontro come una pagella sulla condivisione degli oneri, con fiducia nel fatto che l'alleanza stia procedendo verso una maggiore responsabilità europea per la difesa del continente.
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