
Trump autorizza la declassificazione dei file sul voto 2020, mentre una task force setaccia gli archivi
Il presidente affida al capo dell’intelligence ad interim il potere di desecretare qualsiasi documento, inclusi quelli sulle elezioni perse contro Biden, in un clima di pressione sul Congresso per una legge sull’identità degli elettori.
Donald Trump ha dichiarato di aver concesso a Bill Pulte, direttore ad interim della National Intelligence, ampia autorità per declassificare documenti riservati, compresi quelli relativi alle elezioni presidenziali del 2020. La mossa è stata annunciata mentre NBC News rivelava l’esistenza di una task force della Casa Bianca incaricata di raccogliere migliaia di pagine da Cia, Fbi, Dipartimento di Giustizia e Nsa, con l’obiettivo di rendere pubbliche informazioni che, secondo fonti dell’amministrazione, dimostrerebbero irregolarità nel voto. Parallelamente, secondo due fonti citate da Zeteo, Trump avrebbe già manifestato l’intenzione di trattenere documenti classificati al termine del mandato, rievocando lo schema del caso Mar-a-Lago, archiviato dopo l’intervento della Corte Suprema.
La Casa Bianca inquadra l’operazione come un atto di trasparenza: un portavoce ha definito Trump «il presidente più trasparente della storia», impegnato a condividere con i cittadini quante più informazioni possibile. Nell’ottica dei democratici e delle organizzazioni per i diritti civili, invece, si tratta di un tentativo di riaccendere il sospetto su un voto certificato da oltre sessanta pronunce giudiziarie e dall’allora procuratore generale William Barr, che in seguito avrebbe definito «fandonie» le accuse di frode. La task force include figure come il giornalista conservatore John Solomon e l’ex colonnello Derek Harvey, già allontanato dal Consiglio per la sicurezza nazionale nel primo mandato Trump, e avrebbe ricevuto l’indicazione di limitare le oscurazioni, anche a rischio di esporre fonti e funzionari.
Sul piano operativo, la delega a Pulte – un fedelissimo privo di esperienza nei servizi, nominato dopo un rimpasto che ha rinviato la conferma del candidato ufficiale Jay Clayton – solleva interrogativi negli ambienti dell’intelligence europea. Secondo analisti di Bruxelles, la possibilità che documenti condivisi nell’ambito della cooperazione transatlantica vengano desecretati unilateralmente potrebbe incrinare la fiducia nei meccanismi di scambio informativo, in un momento già segnato da tensioni globali. Pulte, che resta anche a capo dell’agenzia federale per il finanziamento immobiliare, avrebbe già avviato il taglio di centinaia di posti nell’intelligence, mentre Trump ha incontrato Tina Peters, l’ex cancelliera del Colorado condannata per manomissione dei sistemi di voto.
La vicenda si inserisce nella campagna di pressione sul Congresso per approvare il SAVE Act, una legge sull’identificazione degli elettori che Trump considera decisiva per le elezioni di midterm di novembre. L’udienza di conferma di Clayton, inizialmente rinviata per forzare il voto sulla legge, è ora attesa intorno al 15 luglio, secondo fonti repubblicane. Fino ad allora Pulte manterrà la guida dell’intelligence nazionale, con la possibilità di avviare la desecretazione dei documenti sul 2020, mentre la task force prosegue il suo lavoro senza che l’ufficio del direttore della National Intelligence o la commissione Intelligence del Senato abbiano rilasciato commenti ufficiali.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'ennesima mossa pericolosa di Trump: autorizzare la declassificazione dei documenti del 2020 è un tentativo di riscrivere la storia e preparare il terreno per un nuovo furto di segreti, proprio come a Mar-a-Lago. L'ossessione per le elezioni perse si mescola all'impunità garantita dalla Corte Suprema, in un circolo vizioso di illegalità e meschinità.
Il presidente Trump ha dichiarato di aver concesso al direttore ad interim dell'intelligence nazionale, Bill Pulte, ampia autorità per declassificare documenti, compresi quelli legati alle elezioni del 2020. La mossa arriva mentre una task force della Casa Bianca raccoglie materiale dalle agenzie di intelligence.
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