
Iran invoca l’accordo di Islamabad e avverte: risposta immediata a minacce israeliane
Teheran reagisce alle dichiarazioni del ministro della Difesa Katz, che ha definito la Guida Suprema Mojtaba Khamenei «segnato a morte», ricordando a Washington l’impegno a frenare il suo alleato.
La tensione tra Iran e Israele ha raggiunto un nuovo picco verbale dopo che il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato, in un briefing con la stampa militare, che la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei è «segnato a morte». Secondo fonti iraniane, la risposta di Teheran è stata immediata e affidata a un messaggio su X del ministro degli Esteri Abbas Araghchi, il quale ha avvertito che «qualsiasi minaccia al nostro popolo e alla nostra leadership riceverà una risposta potente e immediata». Araghchi ha inoltre richiamato l’attenzione su un aspetto diplomatico finora poco esplorato: l’esistenza di un memorandum d’intesa siglato a Islamabad, in base al quale gli Stati Uniti si sarebbero impegnati a «mettere la museruola ai propri animali domestici a Tel Aviv». Il riferimento, secondo analisti mediorientali, è a un’intesa trilaterale che prevederebbe un ruolo di contenimento americano nei confronti di eventuali iniziative militari unilaterali israeliane contro il programma nucleare iraniano.
Il quadro diplomatico appare complesso. Mentre Katz ribadiva la determinazione di Israele ad agire in modo indipendente per impedire a Teheran di dotarsi di un’arma nucleare, fonti vicine all’amministrazione statunitense riferivano di un dibattito interno alla Casa Bianca sull’opportunità di un’opzione militare diretta contro l’Iran. Il presidente Donald Trump, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, avrebbe infine scelto di privilegiare la via negoziale, autorizzando nuovi colloqui tecnici con l’Iran a Doha. L’iniziativa diplomatica si concentrerebbe su due dossier prioritari: la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz e il raggiungimento di un cessate il fuoco duraturo nella regione.
La Guida Suprema Mojtaba Khamenei, succeduto al padre Ali Khamenei dopo l’uccisione di quest’ultimo in un raid israeliano alla fine di febbraio, non è mai apparso in pubblico dall’insediamento. Fonti iraniane confermano che il corpo del predecessore è stato conservato e sarà esposto in una serie di cerimonie funebri tra il 4 e il 9 luglio, un evento che potrebbe rappresentare la prima uscita pubblica del nuovo leader. In ambienti europei si guarda con apprensione a questa concomitanza: un’eventuale azione militare israeliana durante le esequie innescherebbe una rappresaglia iraniana di proporzioni difficilmente calcolabili, con ripercussioni immediate sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, da cui transita una quota significativa del petrolio destinato ai mercati mediterranei e italiani.
Il dossier resta in bilico tra diplomazia e conflitto. I colloqui di Doha rappresentano al momento l’unico canale attivo per scongiurare un’escalation, ma la retorica incrociata e la sfiducia reciproca rendono fragile ogni intesa. L’Italia e l’Unione Europea, che dipendono dalla stabilità del Golfo per gli approvvigionamenti energetici, osservano con preoccupazione una crisi in cui il margine per l’errore di calcolo appare minimo. I prossimi passaggi attesi sono la conclusione dei negoziati tecnici in Qatar e lo svolgimento delle cerimonie funebri in Iran, eventi che potrebbero definire la traiettoria della crisi nelle settimane a venire.
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La stampa atlantica di sicurezza riferisce che l'Iran ha lanciato un avvertimento di una risposta immediata e potente a qualsiasi minaccia, citando l'impegno degli Stati Uniti, previsto dall'accordo di Islamabad, a tenere a freno Israele. La narrazione sottolinea la retorica aggressiva dell'Iran e il rischio di escalation, dipingendo gli USA come un mediatore che deve controllare il proprio alleato.
I media allineati al regime iraniano presentano la dichiarazione del ministro degli Esteri come una risposta ferma e giustificata alle 'ridicole' minacce di morte israeliane contro la Guida Suprema. Sottolineano che gli USA sono obbligati dal MoU di Islamabad a mettere la museruola ai loro 'animali domestici' a Tel Aviv, e che l'Iran non esiterà a disciplinarli se gli USA falliscono. Il tono è di sfida e trionfo, dipingendo l'Iran come un attore potente che fa rispettare i termini dell'accordo.
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