
Modric e la Croazia fuori dal Mondiale: «Il VAR si usa in modo selettivo, decide il destino»
Un gol annullato al 102' dal chip nel pallone scatena la furia del capitano croato, che accusa l'arbitraggio di aver favorito il Portogallo e di applicare la tecnologia in base al «peso della squadra».
La notte di Toronto ha restituito tutta la crudeltà del calcio contemporaneo. Croazia e Portogallo si sono affrontate negli ottavi di finale del Mondiale 2026 in una partita che sembrava scritta per i supplementari, ma che si è chiusa con un 2-1 per i lusitani e un’eliminazione che per i balcanici sa di beffa tecnologica. Al minuto 102, quando già Gonçalo Ramos aveva riportato avanti il Portogallo, Josko Gvardiol aveva insaccato il gol del pareggio, ma la rete è stata annullata dopo una revisione al VAR. Il fuorigioco di Mario Pasalic, che aveva servito l’assist, è stato determinato da un tocco quasi impercettibile di Igor Matanovic, rilevato esclusivamente dal chip connesso installato nel pallone ufficiale Trionda. La FIFA ha poi spiegato che i sensori IMU all’interno della sfera sono in grado di registrare qualsiasi contatto, anche il più lieve, e di trasmetterlo agli ufficiali di gara come un «grafico del battito cardiaco».
La rabbia croata non si è concentrata solo su quell’episodio. La rimonta portoghese era stata innescata da un calcio di rigore concesso per un contatto tra Nikola Vlasic e Renato Veiga, trasformato da Cristiano Ronaldo al 68’. Secondo la stampa dell’Europa centrale, quel penalty ha rappresentato il primo strappo in una direzione arbitrale che i croati hanno percepito come ostile. Luka Modric, capitano e simbolo di una generazione che ha raggiunto una finale e un terzo posto mondiale, non ha usato mezzi termini nella zona mista: «Non era rigore, entrambi si tenevano e sono caduti. Il VAR dovrebbe intervenire solo su errori del 200%, non su situazioni grigie». Il centrocampista ha poi allargato l’accusa: «Lo usano male, o in modo selettivo, guardando alla dimensione della squadra. Se fosse successo il contrario, non sarebbero mai intervenuti».
L’amarezza del fuoriclasse del Milan, che ha lasciato intendere di aver chiuso la sua carriera in nazionale, si è intrecciata con l’emozione di un Portogallo che ha vissuto una serata carica di significati. Prima del fischio d’inizio, la selezione lusitana ha reso omaggio a Diogo Jota, scomparso esattamente un anno fa in un incidente stradale. Cristiano Ronaldo, autore del gol del pareggio, ha indossato dopo la partita una maglia speciale con il numero 21 e si è presentato in lacrime davanti ai tifosi. I media iberici hanno sottolineato come la vittoria sia stata dedicata all’ex compagno, in una coincidenza che ha reso ancora più intenso l’abbraccio finale tra Ronaldo e Modric, due icone del calcio europeo forse all’ultimo atto in un Mondiale.
Al di là delle polemiche, il Portogallo si qualifica ai quarti di finale, dove incontrerà la Spagna in un derby iberico che promette spettacolo. La Croazia, invece, torna a casa con la sensazione di aver lottato fino all’ultimo respiro, ma anche con la convinzione, ribadita da Modric, che «alcune cose decidono il tuo destino e ti fanno male». Il dibattito sull’uso della tecnologia, già acceso in Sudamerica e in Europa, trova in questa eliminazione un nuovo capitolo controverso, mentre il pallone connesso entra di prepotenza nella storia del torneo.
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