
Ankara, il vertice Nato tra maxi-contratti e la partita degli F-35
I leader alleati provano a placare Trump con decine di miliardi in commesse militari, mentre si profila il rientro turco nel programma dei caccia stealth.
Il vertice Nato di Ankara si è aperto con l’annuncio di contratti per decine di miliardi di dollari destinati a nuovi sistemi d’arma, una manovra che, secondo fonti diplomatiche europee, mira a dimostrare a Donald Trump la concretezza degli impegni assunti un anno fa all’Aia. Il segretario generale Mark Rutte ha quantificato in oltre 570 miliardi di dollari la spesa combinata di alleati europei e Canada nel 2025, con un incremento del 20% in termini reali rispetto all’anno precedente. Tra le commesse figurano la sostituzione della flotta AWACS con i GlobalEye svedesi di Saab, l’ingresso della Finlandia nella flotta di aerocisterne MRTT e un investimento di 40 miliardi in capacità anti-drone nel prossimo quinquennio.
Nell’ottica di Washington, l’aumento degli esborsi resta però subordinato a una lealtà politica messa in discussione dalla guerra contro l’Iran. L’amministrazione Trump contesta agli alleati di non aver concesso un accesso incondizionato a basi e spazi aerei durante le operazioni militari congiunte con Israele, una scelta che fonti europee giustificano con il mancato coinvolgimento preventivo e con l’impopolarità del conflitto presso le opinioni pubbliche del continente. La tensione si inserisce in un più ampio riposizionamento strategico americano: il Pentagono ha avviato una revisione semestrale della presenza militare in Europa, riducendo mezzi assegnati ai piani di difesa alleati, mentre l’ambasciatore USA presso la Nato, Matthew Whittaker, ha dichiarato che gli Stati Uniti «faranno meno» sul fronte convenzionale europeo per concentrarsi su altre aree.
Secondo analisti di Bruxelles, il vertice segna un passaggio verso la cosiddetta «NATO 3.0», formula con cui Rutte descrive un’alleanza a trazione più europea nella difesa del continente, ma ancora saldamente ancorata alla garanzia nucleare e alla struttura di comando statunitense. In questo quadro si colloca il possibile riavvicinamento tra Ankara e Washington sul dossier F-35: fonti vicine al summit indicano che Trump sarebbe pronto a riaprire alla Turchia il programma dei caccia di quinta generazione, congelato nel 2019 dopo l’acquisto dei sistemi russi S-400. La mossa, osteggiata da Israele – il premier Netanyahu ha parlato di una minaccia alla superiorità aerea israeliana –, risponde alla volontà turca di rimuovere le restrizioni sul commercio della difesa all’interno dell’Alleanza e di valorizzare la propria industria militare.
Sul dossier ucraino, il presidente Zelensky ha ottenuto l’impegno degli alleati a mantenere un flusso di assistenza militare per almeno 70 miliardi di euro nell’anno in corso, con un’enfasi particolare sulla fornitura di intercettori per la difesa aerea, mentre la Russia colpiva Kiev con missili e droni. I lavori proseguiranno con incontri bilaterali tra Trump, Erdogan e lo stesso Zelensky, e con sessioni allargate ai partner dell’Indo-Pacifico e del Golfo. La dichiarazione finale, secondo le bozze in circolazione, ribadirà che l’Iran non dovrà mai dotarsi di un’arma nucleare e chiederà il pieno rispetto della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
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Trump denuncia gli alleati europei per la mancanza di reciprocità, mettendo in dubbio il futuro della NATO.
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