
Varsavia, il presidente Nawrocki ferma le unioni civili: «La Costituzione difende il matrimonio»
Il veto blocca il progetto del premier Tusk che estendeva diritti patrimoniali e successori alle coppie non sposate, incluse quelle omosessuali.
Il presidente polacco Karol Nawrocki ha posto il veto sul disegno di legge che avrebbe introdotto lo «statuto di persona più vicina», un istituto giuridico pensato per riconoscere diritti simili a quelli coniugali alle coppie conviventi, indipendentemente dal sesso. L’iniziativa, promossa dal governo centrista di Donald Tusk e approvata dalla coalizione di maggioranza alla fine del 2025, viene così bloccata in via definitiva. Secondo fonti della presidenza, il capo dello Stato ha motivato la decisione richiamando l’articolo 18 della Costituzione polacca, che definisce il matrimonio come unione tra uomo e donna, e ha dichiarato di non poter accettare una soluzione che, a suo giudizio, minerebbe lo statuto speciale del vincolo coniugale.
La reazione del governo è stata immediata. Il primo ministro Tusk ha definito il veto «un’espressione di disprezzo verso il popolo e il suo diritto alla felicità», mentre la ministra per l’uguaglianza Katarzyna Kotula ha annunciato che cercherà altre vie per garantire tutele alle coppie di fatto. Nell’ottica di Bruxelles, la decisione di Varsavia allarga il solco tra la Polonia e la maggioranza degli Stati membri: insieme a Bulgaria, Romania e Slovacchia, il Paese resta tra gli ultimi nell’Unione a non prevedere alcuna forma di unione civile o matrimonio egualitario. Secondo le classifiche di ILGA-Europe, la Polonia figura costantemente tra i Paesi con il quadro giuridico più restrittivo in materia di diritti LGBTIQA+.
Il paradosso giuridico è che la Polonia, in seguito a una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, è già tenuta a riconoscere i matrimoni omosessuali contratti all’estero, ma non consente di celebrarli né di formalizzare unioni civili sul proprio territorio. Il progetto di legge bocciato avrebbe permesso a due persone maggiorenni di stipulare un accordo notarile per regolare aspetti come la comunione dei beni, l’eredità, l’accesso alle informazioni mediche e i diritti di sepoltura, senza tuttavia equiparare formalmente l’unione al matrimonio. Secondo analisti dell’Europa orientale, il veto presidenziale riflette la persistente influenza dell’ala conservatrice, rappresentata dal partito Diritto e Giustizia (PiS), che controlla la presidenza e ha storicamente fatto della difesa della famiglia tradizionale un pilastro identitario.
La vicenda si inserisce in una più ampia tensione tra le istituzioni europee e alcuni Paesi dell’Est sui valori fondanti dell’Unione. Da Mosca, la stampa russa ha riletto l’episodio in chiave interna, ricordando che la Russia ha rifiutato di dare esecuzione alla medesima sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, appellandosi alla propria Costituzione e alla legge che vieta la «propaganda LGBT». Il dossier polacco, tuttavia, resta aperto: la ministra Kotula ha dichiarato che il governo intende proseguire il lavoro per garantire diritti alle coppie non sposate, ma senza una modifica costituzionale o un cambio di presidenza, ogni nuova iniziativa legislativa rischia di incontrare lo stesso ostacolo.
| Stampa russa e CSI | +0.90 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
La Russia celebra il veto del presidente polacco come un atto di difesa della famiglia tradizionale e della sovranità nazionale contro le pressioni liberali dell'UE.
La Russia personifica lo stato polacco nel presidente, presentandolo come un eroe che protegge la costituzione, e demonizza la legge come una minaccia esistenziale per l'istituto del matrimonio.
La Russia omette che la legge era stata proposta dal governo centrista di Tusk per allinearsi agli standard europei e che riguardava tutte le coppie non sposate, non solo quelle omosessuali.
L'America Latina riporta il fatto senza prendere posizione, descrivendo il veto come un atto del presidente conservatore contro una proposta del governo centrista.
L'America Latina adotta un tono distaccato e fattuale, elencando le parti in causa senza giudizio, il che rende la notizia un semplice resoconto di cronaca.
L'America Latina omette il contesto europeo e le pressioni dell'UE per l'adozione di leggi sui diritti LGBT, nonché le reazioni del governo polacco.
L'Europa continentale critica il veto come un ostacolo ai diritti civili e sottolinea l'isolamento della Polonia in materia di riconoscimento delle coppie omosessuali.
L'Europa continentale universalizza la questione inserendola nel quadro dei diritti umani europei, facendo leva sul confronto con altri paesi per evidenziare l'arretratezza della Polonia.
L'Europa continentale omette la giustificazione costituzionale dettagliata del presidente e il fatto che la legge non introduceva il matrimonio ma solo unioni civili.
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