
Un autogol, un miracolo, e l’Italia ancora assente: il Mondiale che allarga i confini
Il Messico passa con un errore della Corea e una parata prodigiosa; intanto l’Italia si interroga sulla propria assenza e il pianeta mostra un calcio senza padroni.
All’86’, il Messico è avanti 1-0 sulla Corea del Sud grazie a un goffo scontro aereo tra il portiere avversario e un compagno, che ha regalato la palla ai centroamericani. Ma è l’ultimo istante a congelare l’Azteca: il portiere messicano si oppone a un gol già fatto, la sfera danza su più rimbalzi e alla fine gli resta tra i guanti – un salvataggio che vale i tre punti e fotografa la natura imprevedibile di questo Mondiale a 48 squadre.
A rendere il torneo meno scontato sono le cosiddette piccole. Capo Verde, con appena 500 mila abitanti e un campionato non professionistico, impone lo 0-0 alla Spagna, costringendo i pronostici a un brusco aggiornamento. Il Giappone mostra un gioco collettivo di alto livello pur con limiti nella fantasia individuale; il Marocco conferma la semifinale del 2022 con una manovra elegante e offensiva. Secondo gli analisti londinesi, il successo nel calcio è sempre meno una prerogativa di blasone e sempre più il prodotto di ricchezza, popolazione e cultura sportiva stratificata nel tempo, ma con scorciatoie come la diaspora: il 24% dei convocati rappresenta oggi un Paese diverso da quello di nascita, quasi il triplo rispetto al 1994. È il caso del Giappone, che con un piano trentennale ha costruito una rete di vivai professionali capace di imbrigliare anche la Germania.
Per l’Italia, terza assenza consecutiva, il Mondiale è uno specchio deformante. Il senso di esclusione è palpabile: «Niente tricolori ai balconi, niente notti magiche» scrivono dalla Germania, dove l’amarezza italiana è oggetto di cronaca. Rimbalza però anche una polemica che da Roma a Milano divide: da un lato chi svaluta il torneo come mediocre e ipertrofico, dall’altro – e lo si legge sulla stampa generalista – chi riconosce invece come proprio la mediocrità del sistema calcistico nazionale abbia allontanato l’Italia dai palcoscenici globali. Nel frattempo un ex pilastro dello Zenit, il belga Lombaerts, dichiara ai media russi che preferirebbe vedere in campo Italia e Russia piuttosto che «qualche piccola nazionale», segno di uno sconcerto che a Mosca si accompagna all’ostracismo internazionale.
Fuori dal rettangolo verde, la competizione si carica di umori contrastanti. In Sudamerica l’entusiasmo è così intenso da modificare abitudini e consumi: il 74% dei colombiani dichiara di sacrificare lavoro o studio per un evento sportivo, e la spesa media per un viaggio calcistico supera i 10 milioni di pesos. In Argentina la passione assume toni totalizzanti – il 96,5% della popolazione segue la Selección – ma nemmeno questo fervore è bastato a coprire lo scandalo politico legato al capo di Gabinetto Adorni, esploso proprio nei giorni inaugurali. Intanto dalle tribune di New York a quelle di Teheran sventolano bandiere palestinesi, rimbalzano cori per la Palestina e si alzano proteste contro la guerra, puntualmente ignorate dalle regie televisive.
Conclusa la prima fase a giorni, il Mondiale si avvia agli ottavi portando con sé una certezza: il calcio non ha più un unico centro. Mentre l’Italia cerca un erede a cui appassionarsi – forse il Brasile di Ancelotti, forse il Portogallo di Ronaldo – il torneo procede con la promessa di ulteriori scossoni, mentre per Mosca e Roma resta la speranza di un ritorno che, come sottolinea Lombaerts, dipende solo dalle stanze della Fifa.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
2 gruppi editoriali · 3 lingue
La stampa europea continentale esprime amarezza per la terza assenza consecutiva dell'Italia ai Mondiali, criticando l'espansione a 48 squadre come un'ipertofia che allarga i confini ma esclude le grandi tradizioni calcistiche. C'è scetticismo verso i facili entusiasmi dopo le vittorie contro squadre minori, e si rimpiange la mancanza di un'Italia che avrebbe potuto competere. Il tono è di indignazione trattenuta, con accenni di revanscismo verso un sistema che penalizza le nazionali storiche.
La stampa latinoamericana tratta il Mondiale da una duplice prospettiva: da un lato, esalta le opportunità economiche per bar, ristoranti e commercio, con dati concreti sugli aumenti di fatturato; dall'altro, indulge a una riflessione ironica su come la passione per il calcio possa oscurare la realtà politica e sociale. Si nota una tendenza a considerare il torneo un evento che muove l'economia ma anche un rifugio emotivo, con articoli che mettono in guardia dal lasciarsi accecare dalla sola competizione.
Articoli correlati
Al via in Svizzera i negoziati Usa-Iran, Hormuz e Libano subito banco di prova
5 lingue · 24 testate
Geopolitica e PoliticaTrump minaccia Teheran: 'Fermate i proxy in Libano o colpiremo di nuovo'. A Lucerna il negoziato
6 lingue · 18 testate
Difesa e SicurezzaTaiwan in trincea, Pechino e Teheran sfidano la deterrenza americana
6 lingue · 11 testate