
TSMC infrange ogni record: l’isola dei chip sorpassa la Cina sul mercato americano
I ricavi trimestrali toccano 1,27 trilioni di dollari taiwanesi, mentre l’economia dell’isola cresce a due cifre e le esportazioni verso gli Stati Uniti superano quelle di Pechino per la prima volta dal 1992.
Il mese di giugno ha consegnato a TSMC il più alto fatturato mensile della sua storia: 442,68 miliardi di dollari taiwanesi, con un balzo del 67,9% su base annua. Nel secondo trimestre, i ricavi consolidati hanno raggiunto 1,27 trilioni di dollari taiwanesi (circa 39,6 miliardi di dollari statunitensi), in crescita del 36% rispetto allo stesso periodo del 2025. La fonderia taiwanese, fornitore chiave di Nvidia e Apple, si conferma così il barometro più sensibile dell’espansione globale delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, la cui domanda – nelle parole dell’amministratore delegato C.C. Wei – resta “estremamente robusta”.
L’accelerazione si riverbera sull’intera economia dell’isola. L’Academia Sinica ha rivisto al rialzo la previsione di crescita del PIL per il 2026, portandola al 10,16%, un valore che non si registrava da oltre un decennio. A trainare l’espansione sono le esportazioni di semiconduttori e componenti elettronici, che hanno permesso a Taiwan di superare la Cina come fornitore del mercato statunitense per la prima volta dal 1992: nei primi cinque mesi dell’anno, le vendite verso gli Stati Uniti hanno toccato 116 miliardi di dollari, contro i 104 miliardi di Pechino. TSMC, che realizza il 74% del fatturato negli Stati Uniti, incarna questo sorpasso; Nvidia affida a fornitori taiwanesi oltre il 60% dei costi di produzione.
La corsa all’IA mette sotto pressione le capacità produttive. I processi a 3 e 5 nanometri operano a pieno regime e la nuova generazione a 2 nanometri, entrata in produzione di massa a Taiwan alla fine del 2025, sta registrando rese stabili, attirando ordini da Apple, Qualcomm, MediaTek e AMD. Il packaging avanzato CoWoS, che integra più chip in un modulo, è il collo di bottiglia più acuto: Nvidia ha prenotato il 60% della capacità fino al 2026. Per allentare la morsa, TSMC destina la maggior parte dei 56 miliardi di dollari di spese in conto capitale previsti quest’anno – e di un piano triennale che secondo gli economisti di Taipei potrebbe superare i 150 miliardi – proprio all’espansione delle tecnologie di punta e al confezionamento, con nuovi impianti in Arizona e a Taiwan.
I numeri record non dissipano le inquietudini degli investitori: colossi come Alphabet finanziano data center a debito senza garanzie di ritorno, e Wei ha avvertito che la domanda resterà insoddisfatta per anni nonostante le nuove fabbriche in Arizona e in Giappone. La conferenza con gli analisti di giovedì fornirà indicazioni su spese in conto capitale, chip a 2 nanometri e guidance. Per l’Europa, che con il Chips Act cerca di ridurre la dipendenza dai semiconduttori asiatici, la concentrazione della produzione avanzata a Taiwan resta una vulnerabilità strategica, mentre il continente osserva un ciclo tecnologico che ridisegna gli equilibri del commercio globale.
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