
Roma, intesa sui 'pilot zones' in Libano: via al ritiro israeliano
Dopo due giorni di colloqui mediati dagli Stati Uniti, Israele e Libano hanno concordato la struttura delle zone sperimentali nel sud del paese, primo passo verso un accordo complessivo.
I colloqui di Roma tra Israele e Libano, mediati da Washington, si sono conclusi con un’intesa sulla struttura e le linee guida per l’avvio delle cosiddette “zone pilota” nel Libano meridionale. Secondo un funzionario del Dipartimento di Stato americano, le discussioni sono state “produttive e positive” e l’attuazione delle prime due aree sperimentali sarà finalizzata nei prossimi giorni. Le zone, che secondo fonti libanesi includeranno località come Zawtar, Ghandouriyeh e Srifa, vedranno il ritiro delle forze israeliane e il contestuale dispiegamento dell’esercito libanese, con un meccanismo di verifica affidato a una terza parte, presumibilmente gli Stati Uniti o la missione UNIFIL.
L’intesa rappresenta il primo passo concreto dell’accordo quadro trilaterale siglato il 26 giugno scorso, che prevede la fine dello stato di guerra, il disarmo di Hezbollah, lo schieramento delle forze armate libanesi a sud e il progressivo ritiro israeliano. Da parte israeliana, fonti ufficiali hanno ribadito che il ritiro dalle zone pilota è subordinato alla capacità dell’esercito libanese di garantire che le aree siano libere da armi e miliziani, e che il successo di questa fase condizionerà ogni ulteriore passo. Il governo di Beirut, attraverso fonti presidenziali, ha insistito sulla necessità di un ritiro immediato e simultaneo, senza vuoti di sicurezza, e ha escluso qualsiasi ipotesi di ispezione delle abitazioni private, richiamando il rispetto delle leggi libanesi.
Sul piano regionale, l’iniziativa si inserisce in un quadro di pressioni incrociate. Il presidente americano Donald Trump, in un’intervista a Fox News, ha definito “una buona cosa” il ritiro israeliano da porzioni del Libano, mentre Hezbollah continua a respingere l’accordo e a rifiutare il disarmo, considerandolo una resa. Secondo analisti mediorientali, la tenuta dell’intesa dipenderà dalla capacità di Beirut di gestire il consenso interno e di contenere l’influenza iraniana, in un contesto in cui la guerra tra Israele e il partito sciita, scoppiata a marzo, ha già provocato migliaia di vittime e oltre quattrocentomila sfollati.
I prossimi passaggi tecnici sono già calendarizzati: un incontro militare virtuale tra le delegazioni è atteso per venerdì, con l’obiettivo di definire i dettagli operativi e le date di avvio. La visita del presidente libanese Joseph Aoun a Washington, prevista per il 21 luglio, offrirà l’occasione per consolidare il sostegno americano e discutere le fasi successive, che includeranno colloqui tecnici allargati per l’attuazione dell’intero quadro trilaterale e, nelle intenzioni di Washington, un accordo complessivo tra i due paesi.
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I negoziati a Roma sono un evento diplomatico programmato, con dettagli logistici chiari.
Concentrandosi esclusivamente su date e partecipanti, si evita qualsiasi valutazione politica, normalizzando il conflitto.
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