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Sportsabato 18 luglio 2026

L'abbraccio di New York: Scaloni e De la Fuente, dall'aula alla finale mondiale

L'allenatore argentino e il suo ex professore spagnolo si ritrovano avversari nella finale del Mondiale 2026, uniti da una stima reciproca e da percorsi paralleli.

Sul palco del Fanatics Fest di New York, venerdì sera, Lionel Scaloni ha attraversato il palco e ha stretto in un abbraccio Luis de la Fuente. Il gesto, accolto dall'applauso di migliaia di tifosi, ha ricucito in pochi secondi quasi un decennio di distanza: era il 2017 quando Scaloni, fresco di ritiro, sedeva tra i banchi del corso per la licenza UEFA Pro a Las Rozas, e De la Fuente, allora selezionatore della Under-19 spagnola, teneva lezioni di tattica ed evoluzione del calcio. «Era come a scuola – ha ricordato il tecnico iberico – davanti gli studiosi, dietro i più vivaci». Scaloni stava in prima fila, prendeva appunti, ma quando dissentiva alzava la voce: «No lo veo». Un'abitudine al confronto che oggi definisce due filosofie di gioco affini eppure distinte.

I percorsi dei due commissari tecnici si specchiano in modo quasi didascalico. Entrambi ex terzini, entrambi campioni di Spagna con i rispettivi club, entrambi approdati alla guida della nazionale maggiore dopo un Mondiale deludente dei predecessori e forti di un solido cursus honorum nelle giovanili. Scaloni ha vinto il Mondiale in Qatar e due Coppe America; De la Fuente ha riportato la Roja sul tetto d'Europa dopo dodici anni, aggiungendo una Nations League. Secondo gli analisti spagnoli, la designazione di entrambi fu accolta da scetticismo: in Argentina si ricorda la frase di Maradona («non può dirigere nemmeno il traffico»), mentre in Spagna il profilo di De la Fuente appariva poco mediatico. Eppure, nota la stampa sudamericana, la gestione del gruppo e la capacità di rinnovare la rosa senza traumi hanno trasformato i dubbi in consenso.

L'ammirazione reciproca è dichiarata. «Siamo simili – ha detto De la Fuente – condividiamo valori, concetti, principi». Scaloni, che vive a Maiorca con la moglie spagnola e i figli, è definito dalla cronaca iberica «il più spagnolo degli argentini», e non nasconde il legame: «Ho una famiglia spagnola, proverò a batterli ma con il massimo rispetto». La finale di domenica al MetLife Stadium del New Jersey era attesa già per la Finalissima di marzo, cancellata per ragioni di calendario. Ora il destino la consegna all'appuntamento più alto, con la curiosità di vedere all'opera due selezioni che, nell'analisi tattica europea, condividono il primato del possesso palla ma lo declinano a ritmi diversi: la Spagna elabora con pazienza, l'Argentina accelera la circolazione e attacca con maggiore verticalità.

L'incontro di New York ha avuto i contorni surreali di un evento mediatico, tra domande di Novak Djokovic e selfie con Tom Brady. Ma dietro la cornice spettacolare resta la sostanza di un duello che mette di fronte un allievo e il suo maestro, due tecnici che hanno costruito la propria autorevolezza lontano dai riflettori dei grandi club. «Non so cosa pensi del calcio – ha sorriso Scaloni – ma so come gioca la sua squadra». La risposta arriverà sul prato del MetLife, dove per la prima volta due commissari tecnici con un passato comune in aula si contenderanno la Coppa del Mondo.

Divergenza — chi la racconta come
25%Media
2 blocchi · posizioni da +0.20 a +0.70
CriticoFavorevole
LATAFR
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa latinoamericana+0.70aligned
Stampa africana subsahariana+0.20neutral
Stampa latinoamericana+0.70
Voce

L'Argentina e la Spagna si incontrano in finale, ma il vero duello è tra il maestro e l'allievo, una storia di formazione e rispetto che culmina sul palcoscenico mondiale.

Meccanismonarrativa del discepolato

La narrazione enfatizza il legame personale tra i due tecnici, trasformando una partita di calcio in una parabola di crescita e riconoscimento, utilizzando la metafora scolastica per creare empatia.

Omissione

Omette qualsiasi analisi tattica o sportiva, concentrandosi esclusivamente sulla dimensione personale e sentimentale dell'incontro.

TrionfoPaternalismo
Stampa africana subsahariana+0.20
Voce

La finale è un evento sportivo come tanti, con due squadre che si contendono il titolo; l'abbraccio tra i tecnici è un dettaglio umano, non il fulcro della storia.

Meccanismocronaca neutrale

Il resoconto si mantiene su un registro descrittivo e distaccato, evitando di caricare emotivamente la notizia e presentando i fatti senza interpretazioni.

Omissione

Omette la profondità storica e il legame emotivo tra i due allenatori, riducendo la storia a un semplice abbraccio prima della partita.

DistaccoPragmatismo

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sabato 18 luglio 2026

L'abbraccio di New York: Scaloni e De la Fuente, dall'aula alla finale mondiale

L'allenatore argentino e il suo ex professore spagnolo si ritrovano avversari nella finale del Mondiale 2026, uniti da una stima reciproca e da percorsi paralleli.

Sul palco del Fanatics Fest di New York, venerdì sera, Lionel Scaloni ha attraversato il palco e ha stretto in un abbraccio Luis de la Fuente. Il gesto, accolto dall'applauso di migliaia di tifosi, ha ricucito in pochi secondi quasi un decennio di distanza: era il 2017 quando Scaloni, fresco di ritiro, sedeva tra i banchi del corso per la licenza UEFA Pro a Las Rozas, e De la Fuente, allora selezionatore della Under-19 spagnola, teneva lezioni di tattica ed evoluzione del calcio. «Era come a scuola – ha ricordato il tecnico iberico – davanti gli studiosi, dietro i più vivaci». Scaloni stava in prima fila, prendeva appunti, ma quando dissentiva alzava la voce: «No lo veo». Un'abitudine al confronto che oggi definisce due filosofie di gioco affini eppure distinte.

I percorsi dei due commissari tecnici si specchiano in modo quasi didascalico. Entrambi ex terzini, entrambi campioni di Spagna con i rispettivi club, entrambi approdati alla guida della nazionale maggiore dopo un Mondiale deludente dei predecessori e forti di un solido cursus honorum nelle giovanili. Scaloni ha vinto il Mondiale in Qatar e due Coppe America; De la Fuente ha riportato la Roja sul tetto d'Europa dopo dodici anni, aggiungendo una Nations League. Secondo gli analisti spagnoli, la designazione di entrambi fu accolta da scetticismo: in Argentina si ricorda la frase di Maradona («non può dirigere nemmeno il traffico»), mentre in Spagna il profilo di De la Fuente appariva poco mediatico. Eppure, nota la stampa sudamericana, la gestione del gruppo e la capacità di rinnovare la rosa senza traumi hanno trasformato i dubbi in consenso.

L'ammirazione reciproca è dichiarata. «Siamo simili – ha detto De la Fuente – condividiamo valori, concetti, principi». Scaloni, che vive a Maiorca con la moglie spagnola e i figli, è definito dalla cronaca iberica «il più spagnolo degli argentini», e non nasconde il legame: «Ho una famiglia spagnola, proverò a batterli ma con il massimo rispetto». La finale di domenica al MetLife Stadium del New Jersey era attesa già per la Finalissima di marzo, cancellata per ragioni di calendario. Ora il destino la consegna all'appuntamento più alto, con la curiosità di vedere all'opera due selezioni che, nell'analisi tattica europea, condividono il primato del possesso palla ma lo declinano a ritmi diversi: la Spagna elabora con pazienza, l'Argentina accelera la circolazione e attacca con maggiore verticalità.

L'incontro di New York ha avuto i contorni surreali di un evento mediatico, tra domande di Novak Djokovic e selfie con Tom Brady. Ma dietro la cornice spettacolare resta la sostanza di un duello che mette di fronte un allievo e il suo maestro, due tecnici che hanno costruito la propria autorevolezza lontano dai riflettori dei grandi club. «Non so cosa pensi del calcio – ha sorriso Scaloni – ma so come gioca la sua squadra». La risposta arriverà sul prato del MetLife, dove per la prima volta due commissari tecnici con un passato comune in aula si contenderanno la Coppa del Mondo.

Divergenza — chi la racconta come
25%Media
2 blocchi · posizioni da +0.20 a +0.70
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LATAFR
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa latinoamericana+0.70aligned
Stampa africana subsahariana+0.20neutral
Stampa latinoamericana+0.70
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L'Argentina e la Spagna si incontrano in finale, ma il vero duello è tra il maestro e l'allievo, una storia di formazione e rispetto che culmina sul palcoscenico mondiale.

Meccanismonarrativa del discepolato

La narrazione enfatizza il legame personale tra i due tecnici, trasformando una partita di calcio in una parabola di crescita e riconoscimento, utilizzando la metafora scolastica per creare empatia.

Omissione

Omette qualsiasi analisi tattica o sportiva, concentrandosi esclusivamente sulla dimensione personale e sentimentale dell'incontro.

TrionfoPaternalismo
Stampa africana subsahariana+0.20
Voce

La finale è un evento sportivo come tanti, con due squadre che si contendono il titolo; l'abbraccio tra i tecnici è un dettaglio umano, non il fulcro della storia.

Meccanismocronaca neutrale

Il resoconto si mantiene su un registro descrittivo e distaccato, evitando di caricare emotivamente la notizia e presentando i fatti senza interpretazioni.

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Omette la profondità storica e il legame emotivo tra i due allenatori, riducendo la storia a un semplice abbraccio prima della partita.

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