
Il ritorno dei vichinghi: Haaland, un procione e 100mila cuori a Oslo
La Norvegia saluta l'uscita dal Mondiale con una festa oceanica, mentre il suo fuoriclasse trasforma un animale impagliato nel simbolo virale del torneo.
L’avventura norvegese al Mondiale 2026 si è infranta ai quarti di finale contro l’Inghilterra, piegata per 2-1 dopo i tempi supplementari da una doppietta di Jude Bellingham. Eppure, al rientro a Oslo, la nazionale scandinava non ha trovato delusione ma un abbraccio collettivo: quasi centomila persone hanno invaso la piazza del Palazzo Reale e il viale Karl Johans gate, trasformando l’eliminazione in una celebrazione di portata storica. Per la prima volta la Norvegia, assente dalla fase finale da ventotto anni, aveva raggiunto i quarti, eliminando agli ottavi il Brasile con un memorabile 2-1 firmato proprio da Erling Haaland.
La festa ha avuto un cerimoniale da saga nordica. Re Harald V ha ricevuto la squadra nelle sale del palazzo, mentre il principe ereditario Haakon, già presente a Miami per la sfida con gli inglesi, si è messo alla grancassa guidando il «Viking Row», la remata rituale che ha scandito le vittorie norvegesi. Il capitano Martin Ødegaard ha parlato di «un sostegno incredibile, l’intero Paese è con noi», e il portiere Ørjan Nyland ha definito quei momenti «ricordi che resteranno per sempre». La carovana è proseguita su un autobus scoperto, tra bandiere e cori, mentre la folla rallentava il corteo fino quasi a fermarlo.
A rendere il ritorno ancora più memorabile ci ha pensato Haaland, sceso dalla scaletta dell’aereo con un’insolita combinazione: una borsa Dolce & Gabbana in tela e coccodrillo, appena presentata alla Milano Fashion Week, e un procione tassidermizzato che stringe una bottiglia di whisky. Il souvenir, battezzato «Whiskey Raccoon», era stato acquistato per 750 dollari al Wild Bill’s Western Store di Dallas, storico emporio texano che vende cappelli, stivali e cimeli da cowboy. Il centravanti del Manchester City, che durante il torneo aveva già sfoggiato un guardaroba eccentrico e collezionato sette gol in cinque partite, ha postato la foto su Instagram con la didascalia «Mi ha seguito fino a casa», scatenando oltre sei milioni di like e una valanga di commenti.
L’effetto Haaland ha travolto anche il negozio. La proprietaria Julie Newport ha raccontato ai media statunitensi che il procione è andato esaurito in poche ore, mentre gli ordini online sono schizzati a duemila, con un 30% di richieste internazionali. Il negozio, che non aveva mai spedito all’estero, ha attivato in fretta il servizio, e i fan norvegesi hanno cominciato a comprare cappelli, stivali e persino scoiattoli impagliati. Nel frattempo, il giocatore ha lanciato un sondaggio tra i follower per dare un nome al procione: le opzioni andavano da «Cowboy» a «R.O.W.», acronimo di «Raccoon on Wheels».
La Norvegia torna a casa con il miglior risultato della propria storia calcistica, un’impronta che secondo gli osservatori europei potrebbe ridefinire il peso del movimento scandinavo nel panorama internazionale. Haaland, costretto a lasciare anzitempo la festa per un volo già prenotato, non ha potuto unirsi alla remata finale, ma il suo procione è già diventato il trofeo alternativo di un Mondiale che ha restituito al Paese dei fiordi un posto d’onore nella geografia del calcio.
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