
Trump minaccia Teheran: 'Fermate i proxy in Libano o colpiremo di nuovo'. A Lucerna il negoziato
Mentre i colloqui di pace tra Usa e Iran si aprono in Svizzera, il presidente americano lancia un ultimatum su Hezbollah e ipotizza pedaggi allo Stretto di Ormuz.
L’ennesima minaccia di Donald Trump all’Iran è arrivata domenica mattina su Truth Social, mentre a Bürgenstock, sul lago di Lucerna, prendevano il via i colloqui a quattro tra Stati Uniti, Iran e i mediatori Qatar e Pakistan. «L’Iran deve impedire immediatamente che i suoi proxy altamente pagati in Libano creino problemi» – con implicito riferimento a Hezbollah – «altrimenti colpiremo l’Iran con molta durezza, come la scorsa settimana, solo più forte!». L’ultimatum cadeva a poche ore dall’apertura del negoziato volto a dare attuazione al memorandum d’intesa siglato il 18 giugno, che prevede una finestra di 60 giorni per un accordo definitivo sulla tregua regionale, il programma nucleare di Teheran e la riapertura delle rotte marittime.
Il vicepresidente JD Vance, giunto in Svizzera con una delegazione che include Jared Kushner e l’inviato Steve Witkoff, ha parlato di «grandi progressi negli ultimi giorni per il consolidamento del cessate il fuoco in Libano», pur ammettendo la fragilità del momento. La controparte iraniana, guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, ha ribadito che la condizione imprescindibile per ogni intesa è la revoca delle sanzioni e lo sblocco degli asset congelati. A rendere il quadro più teso hanno contribuito i raid israeliani nel sud del Libano, che nella sola giornata di sabato hanno provocato oltre trenta morti, innescando la rappresaglia di Hezbollah e spingendo Teheran ad annunciare la chiusura dello Stretto di Ormuz.
Ed è proprio sullo Stretto che si misura l’altro fronte di pressione americana. In un’intervista a Fox News, Trump ha dichiarato di aver messo in guardia i vertici iraniani: «Se lo chiudete, non avrete più un Paese». Ha inoltre ipotizzato che, in assenza di progressi entro il termine previsto, gli Stati Uniti potrebbero assumere il controllo del passaggio e imporre un pedaggio sul transito delle petroliere, incassando – ha affermato – il 20% del greggio che vi transita. Una prospettiva che, secondo analisti di Bruxelles, esporrebbe l’Europa a un immediato shock energetico, con i prezzi del carburante e l’inflazione destinati a impennarsi. Per l’Italia, che dipende dalle importazioni dal Golfo per la stragrande maggioranza del proprio fabbisogno, un blocco prolungato rappresenterebbe una vulnerabilità critica.
Sul piano diplomatico, le due delegazioni hanno costituito comitati tecnici incaricati di vigilare sull’applicazione del memorandum in tutti i suoi punti, dalla sospensione dell’arricchimento dell’uranio al libero transito navale. La partecipazione di Qatar e Pakistan in qualità di garanti ha permesso di riannodare il filo di un dialogo che già ad aprile era naufragato a Islamabad. Resta tuttavia aperta l’incognita politica interna a Washington: il Segretario di Stato Marco Rubio dovrà riferire presto al Congresso, dove esponenti democratici di spicco hanno chiesto chiarimenti sull’intesa, giudicata dallo stesso Trump «non definitiva» e revocabile se l’Iran non «si comporterà bene».
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il presidente americano ha minacciato nuovi attacchi nonostante l'accordo firmato chieda la cessazione delle ostilità in Libano. I media iraniani sottolineano la contraddizione tra le parole di Trump e l'impegno preso, presentando la minaccia come un tentativo di sabotare i negoziati. La stampa locale esprime indignazione e scetticismo verso la sincerità statunitense.
Trump ha imposto un ultimatum a Teheran affinché fermi i suoi proxy in Libano, minacciando attacchi più forti. I media israeliani sottolineano la determinazione americana a difendere la sicurezza regionale e riportano anche l'avvertimento riguardo allo Stretto di Hormuz. La copertura enfatizza l'urgenza e la necessità di una risposta decisa contro le aggressioni iraniane.
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