
Trump attacca la NATO prima del vertice di Ankara: «Relazione a senso unico»
Il presidente americano definisce «ridicolo» il contributo statunitense all’Alleanza e accusa gli alleati europei di non aver sostenuto Washington nella guerra contro l’Iran. Merz rivendica gli sforzi tedeschi.
A meno di una settimana dal vertice NATO di Ankara del 7 e 8 luglio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito «ridicolo» che Washington continui a mantenere l’attuale livello di sostegno all’Alleanza atlantica. In una serie di messaggi sulla piattaforma Truth Social, Trump ha descritto il rapporto come «unilaterale» e «non reciproco», pubblicando un grafico che mostra la spesa militare statunitense – 999 miliardi di dollari secondo la Casa Bianca – a fronte di contributi molto inferiori da parte di Regno Unito, Francia, Italia e Polonia. «Non ci sono stati vicini», ha scritto, in un riferimento esplicito, secondo fonti dell’amministrazione, alla mancata concessione di basi aeree da parte di diversi paesi europei durante le operazioni militari contro l’Iran.
La reazione europea è stata immediata. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha respinto le critiche, dichiarando che la Germania raddoppierà il bilancio della difesa in quattro anni e che «non abbiamo motivo di tirarci indietro di fronte a nessuno». Merz ha ricordato che Berlino, in quanto maggiore Stato membro dell’Unione Europea, ha una responsabilità continentale e ha già anticipato al 2029 il raggiungimento dell’obiettivo del 3,5% del PIL in spese per la difesa fissato al vertice NATO dell’Aia dello scorso anno. Da Bruxelles, fonti diplomatiche sottolineano che l’insieme degli alleati europei e il Canada hanno aumentato la spesa del 19,6% nel 2025, portandola a 574 miliardi di dollari, e che la Germania è il secondo contributore dopo gli Stati Uniti.
La tensione si inserisce in un contesto di profonda frizione transatlantica seguita alla guerra in Iran. Secondo analisti europei, il rifiuto di diversi governi – tra cui quello italiano – di autorizzare l’uso delle basi comuni per operazioni offensive ha incrinato la fiducia di Washington, che accusa gli alleati di non condividere l’onere della sicurezza. Il segretario generale della NATO Mark Rutte, recatosi alla Casa Bianca nelle scorse settimane, ha tentato di ricucire mostrando a Trump i progressi di spesa degli alleati, ma l’inquilino della Casa Bianca ha rilanciato le accuse. Il Pentagono, nel frattempo, ha avviato una revisione della postura delle forze americane in Europa, un processo di sei mesi che potrebbe portare a un ridimensionamento della presenza militare, sebbene il segretario di Stato Marco Rubio abbia frenato un annuncio immediato di tagli.
Il vertice di Ankara si preannuncia quindi come un banco di prova per la coesione dell’Alleanza. I leader dei 32 Stati membri dovranno confrontarsi non solo sugli impegni di spesa – con l’obiettivo di portare gli investimenti per la difesa al 5% del PIL entro il 2035, secondo quanto concordato sotto pressione statunitense – ma anche sulla definizione di un nuovo equilibrio tra il ruolo guida americano e la richiesta europea di maggiore autonomia strategica. Per l’Italia, che figura tra i paesi con una spesa militare inferiore alle attese di Washington, il summit rappresenta un passaggio delicato nel bilanciamento tra la fedeltà atlantica e le esigenze di bilancio nazionale.
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