
Terza ondata di raid americani sull'Iran dopo l'assalto a una nave a Hormuz
Washington risponde con i bombardamenti agli attacchi della Guardia Rivoluzionaria a un mercantile cipriota, mentre Teheran annuncia il blocco a tempo indeterminato del vitale stretto.
Nella notte tra sabato e domenica, il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha lanciato una terza ondata di attacchi contro l'Iran, dopo che un mercantile battente bandiera cipriota, il M/V GFS Galaxy, era stato colpito da forze della Guardia Rivoluzionaria (IRGC) mentre transitava nello Stretto di Hormuz. L'ordine è arrivato direttamente dal presidente Donald Trump, ha precisato Centcom, e i bombardamenti hanno preso di mira sistemi di difesa aerea, radar e siti di stoccaggio missilistici. L'attacco iraniano ha causato un incendio a bordo, danni significativi alla sala macchine e la scomparsa di un membro dell'equipaggio civile. Poche ore prima, Teheran aveva annunciato la chiusura a tempo indeterminato del vitale stretto, giustificandola con la necessità di fermare «l'interferenza americana» nella regione.
Secondo fonti del Pentagono, l'operazione rappresenta una risposta proporzionata alla «flagrante violazione» del diritto marittimo da parte dell'IRGC, che avrebbe ignorato un memorandum d'intesa provvisorio raggiunto ad aprile. «Gli Stati Uniti impongono un costo elevato, continuando a degradare la capacità dell'Iran di attaccare liberamente naviglio civile e commerciale», si legge nel comunicato. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha commentato lapidariamente: «L'Iran ha fatto una scelta sbagliata. Ora paga». Centcom accusa Teheran di non aver rispettato gli impegni presi, nonostante le ripetute occasioni offerte dopo i precedenti attacchi a mercantili. L'amministrazione Trump aveva già revocato le esenzioni che permettevano all'Iran di vendere petrolio in dollari, mossa interpretata da Teheran come una violazione dell'accordo di cessate il fuoco.
Per bocca della sua marina, l'IRGC sostiene di aver colpito il cargo dopo che questo aveva deviato da una rotta autorizzata e spento i sistemi di tracciamento, ignorando gli ordini di indietreggiare. Lo Stretto di Hormuz resterà chiuso «fino a nuovo avviso», ha annunciato la Guardia, specificando che nessuna nave, militare o commerciale, sarà autorizzata a transitare finché persisterà quella che definisce «interferenza esterna». Sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato a Mascate l'omologo omanita per discutere meccanismi di sicurezza. Oman ha proposto due rotte alternative nelle acque territoriali omanite, opzione respinta da Teheran, che insiste nel mantenere il controllo esclusivo dei passaggi. L'Iran ha inoltre minacciato rappresaglie dirette contro basi statunitensi in Medio Oriente in caso di nuovi attacchi.
La crisi conferma la fragilità della tregua di aprile e riporta al centro della tensione uno dei colli di bottiglia più critici per il commercio energetico globale. Secondo analisti europei, la chiusura prolungata di Hormuz farebbe schizzare i prezzi del greggio e metterebbe a rischio gli approvvigionamenti di paesi come l'Italia, fortemente dipendenti dalle importazioni via mare dal Golfo Persico. Le esplosioni sono state avvertite dalla stessa popolazione iraniana nelle città costiere di Bandar Abbas e sull'isola di Qeshm, sede di installazioni militari. Mentre Washington prosegue la scorta armata ai mercantili e colpisce obiettivi legati alla capacità offensiva iraniana, Teheran ha già reagito con attacchi missilistici contro basi americane in Kuwait e Bahrein. I colloqui tecnici tra Oman e Iran proseguiranno, ma le posizioni restano distanti e il rischio di un conflitto aperto nel Golfo, con conseguenze per tutta l'economia mondiale, si fa ogni ora più concreto.
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Washington agisce come garante dell'ordine marittimo, costretto a rispondere dopo che Teheran ha rifiutato l'ultima via diplomatica.
La narrazione presenta l'azione militare come l'unica opzione rimasta dopo aver esaurito le vie legali, giudizializzando il conflitto.
Omette la giustificazione iraniana della chiusura dello stretto come risposta alle precedenti offensive USA, dipingendo l'Iran come aggressore unilaterale.
The Pentagon and CENTCOM impose an exemplary punishment on Iran for its 'bad decision'.
Using punitive language and direct quotes from the Defense Secretary transforms the military action into a personal sanction against Iranian leadership.
Omits the context of the previous US strike waves and Iran's defensive positioning of the closure, presenting Iran as the sole culprit.
Russia denounces US aggression and presents Iran as a victim of systematic intervention.
The narrative reverses causality: not the Iranian attack on the ship, but the previous US offensives are the cause of the conflict, using an inverted chronological structure.
Omits the detail of the missing crew member and the CENTCOM version of the 'flagrant' attack, downplaying the Iranian provocation.
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