
Sudan, l’Onu indaga sulle violenze a el-Obeid: oltre 330 bambini uccisi o feriti nel 2026
Il Consiglio per i diritti umani ordina un’inchiesta urgente sugli abusi delle forze paramilitari, mentre l’Unicef denuncia l’impatto devastante dei droni sui minori.
Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha approvato lunedì una mozione che condanna l’escalation di violenza commessa dalle Forze di Supporto Rapido (RSF) nella città sudanese di el-Obeid e dispone un’indagine urgente sui presunti crimini di guerra. La decisione, adottata per consenso, giunge mentre l’Unicef rende noto che nei primi sei mesi del 2026 almeno 330 bambini sono stati uccisi o feriti nel conflitto, in gran parte a causa di attacchi con droni che hanno colpito abitazioni, mercati e infrastrutture civili. Secondo l’agenzia Onu, il 60 per cento delle vittime infantili nella regione del Kordofan è riconducibile a questa tipologia di offensiva, che ha messo a rischio circa mezzo milione di civili nella sola area di el-Obeid.
La mozione, promossa da un gruppo di quattordici Stati tra cui il Regno Unito e altri paesi europei, imputa alle RSF e ai loro alleati un pattern di esecuzioni sommarie, rapimenti, torture e violenze sessuali. L’ambasciatrice britannica per i diritti umani Eleanor Sanders ha dichiarato che «questi orrori non devono ripetersi», evocando il precedente dell’assedio di el-Fasher, dove un’inchiesta dell’Onu aveva riscontrato «i tratti distintivi del genocidio». Pechino si è dissociata dalla decisione, affermando di non sostenere indagini mirate contro singoli paesi senza il loro consenso. Organizzazioni africane come DefendDefenders hanno invece criticato il Consiglio per non aver menzionato esplicitamente gli attori esterni che, secondo fonti diplomatiche africane e statunitensi, forniscono armi – inclusi droni – alle RSF, con accuse ricorrenti rivolte agli Emirati Arabi Uniti, che negano ogni coinvolgimento.
L’iniziativa del Consiglio riflette una crescente preoccupazione, condivisa anche da analisti europei, per il rischio di atrocità di massa in un contesto già segnato da una catastrofe umanitaria. La guerra civile scoppiata nell’aprile 2023 tra l’esercito regolare sudanese e le RSF ha provocato, secondo stime prudenziali, almeno 59.000 morti e oltre 13 milioni di sfollati, spingendo ampie porzioni del paese nella carestia. L’Unicef stima che quasi cinque milioni di bambini siano sfollati interni, 4,2 milioni soffrano di malnutrizione acuta e otto milioni non abbiano accesso all’istruzione. Le condizioni di assedio attorno a el-Obeid, con attacchi a stazioni di pompaggio, reti elettriche e scuole, aggravano una situazione che l’Alto Commissario Onu per i diritti umani ha definito «catastrofica».
Per l’Italia e l’Europa, il deterioramento del quadro sudanese ha implicazioni dirette sul fronte migratorio e della stabilità regionale, come sottolineano fonti diplomatiche a Bruxelles, che seguono con apprensione l’evolversi della crisi nel Corno d’Africa. L’indagine appena ordinata dovrà ora tradursi in un meccanismo operativo di raccolta delle prove, ma la mancanza di unanimità in seno al Consiglio e il rifiuto delle RSF di riconoscere le accuse – definite «fabbricate dai nemici» – rendono incerto il percorso verso l’accertamento delle responsabilità. Il dossier resta aperto e le prossime settimane saranno decisive per valutare se la pressione internazionale riuscirà a tradursi in un accesso umanitario senza ostacoli e in una reale protezione dei civili.
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | +0.10 | neutral |
| Stampa israeliana | −0.70 | critical |
L'UNICEF e la comunità internazionale chiedono protezione per i bambini intrappolati nel fuoco incrociato della guerra in Sudan.
Concentrandosi sui dati umanitari neutri e evitando l'attribuzione di colpe, il blocco presenta il conflitto come una tragedia condivisa che richiede una risposta globale, non una questione di parte.
Omette qualsiasi menzione di quale parte sia responsabile degli attacchi con droni o dell'inchiesta specifica dell'ONU contro le RSF, e non include il contesto geopolitico dell'allarme internazionale sulle RSF.
La comunità internazionale, guidata da ONU, USA e Regno Unito, mette in guardia da potenziali atrocità mentre il conflitto si intensifica intorno a El Obeid.
Collegando i dati sulle vittime infantili alla battaglia strategica e all'allarme internazionale, il blocco sposta sottilmente l'attenzione dal puro umanitarismo a un quadro di sicurezza e responsabilità.
Omette l'inchiesta specifica del Consiglio per i Diritti Umani dell'ONU e la condanna esplicita delle RSF, e non menziona il contesto storico dell'assedio di al-Fashir.
Il Consiglio per i Diritti Umani dell'ONU, sostenuto dalla Gran Bretagna e da altri stati, chiede un'inchiesta urgente sulle atrocità delle RSF in Sudan.
Evidenziando l'inchiesta formale e il precedente storico di al-Fashir, il blocco costruisce una narrazione con un chiaro colpevole (RSF) e una risposta legale internazionale, rendendo il quadro moralmente inequivocabile.
Omette qualsiasi menzione del ruolo dell'esercito nel conflitto o delle vittime infantili causate dalle azioni dell'esercito, e non riporta i dati complessivi dell'UNICEF sulle vittime infantili, concentrandosi solo sulla violenza delle RSF.
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