
Condanna a un anno per Monetochka: la repressione russa si allarga agli esuli
Il tribunale di Mosca ha condannato in contumacia la cantante per violazione della legge sugli “agenti stranieri”, mentre cresce la pressione transnazionale sui dissidenti russi all’estero.
Un giudice di pace di Mosca ha condannato in contumacia la cantante Elizaveta Gyrdymova, nota come Monetochka, a un anno di reclusione in colonia penale e al divieto di amministrare siti internet per tre anni. La procura aveva chiesto un anno e dieci mesi, ma la pena è stata ridotta. La musicista, che vive in Lettonia dal 2022 dopo aver lasciato la Russia all’indomani dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, era stata inserita nel registro degli “agenti stranieri” nel gennaio 2023 per le sue posizioni contro la guerra e per le raccolte fondi a favore dei civili ucraini. Secondo l’accusa, dopo due sanzioni amministrative per la mancata apposizione della marcatura richiesta sui post pubblicati sui social, ha continuato a diffondere materiali senza l’avviso previsto, configurando il reato di elusione degli obblighi previsti dalla legge.
La vicenda si inserisce in un inasprimento normativo che, secondo osservatori giuridici con sede a Bruxelles, ha trasformato lo strumento dell’“agente straniero” in un meccanismo di repressione del dissenso. La legislazione, progressivamente irrigidita, consente oggi di avviare un procedimento penale già alla seconda violazione amministrativa, come avvenuto per Monetochka. Centinaia di figure pubbliche, giornalisti e organizzazioni sono state etichettate con questa qualifica, che impone restrizioni alla partecipazione politica, all’accesso a fondi statali e alla stessa attività creativa, i cui proventi devono confluire su conti speciali. La condanna della cantante segue quelle, sempre in contumacia, del critico cinematografico Anton Dolin e del rapper Face, delineando un quadro in cui l’esilio non sottrae più all’azione penale.
Parallelamente, il caso della deportazione dalla Turchia dell’attivista russa Ariadna Litvinova, arrestata al suo arrivo a Mosca, segnala un’estensione transnazionale della repressione. Secondo analisti dei diritti umani attivi in Europa, Ankara avrebbe agito su informazioni fornite dall’ufficio Interpol russo, scavalcando le procedure di estradizione e utilizzando l’espulsione come strumento di cooperazione informale. Questo episodio, unito alla messa in lista di ricercati internazionali di dissidenti, indica che per gli oppositori russi all’estero i rischi crescono anche in Paesi finora considerati relativamente sicuri, come la Turchia, e solleva interrogativi sulla protezione che l’Unione Europea può offrire a chi risiede sul suo territorio.
Monetochka, che nel 2024 era stata candidata al premio Nobel per la pace insieme al rapper Noize MC da un gruppo di docenti dell’Università di OsloMet, resta in Lettonia e la condanna ha valore simbolico e deterrente, ma non immediatamente esecutivo. La difesa ha annunciato ricorso in appello, mentre la musicista è ufficialmente ricercata e sottoposta a misura cautelare di custodia in carcere. Il dossier si colloca all’incrocio tra la stretta interna russa e la crescente attenzione delle cancellerie europee verso i meccanismi di repressione transnazionale, un tema che, secondo fonti diplomatiche a Bruxelles, sarà oggetto di discussione nei prossimi consessi multilaterali dedicati allo stato di diritto.
| Stampa russa e CSI | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.80 | critical |
La Russia applica la legge sugli agenti stranieri in modo imparziale contro chiunque la violi, anche se all'estero.
Il blocco presenta la condanna come un normale procedimento giudiziario, omettendo il contesto politico della legge e la repressione delle voci critiche.
Omette che la cantante è stata condannata per aver espresso opinioni contro la guerra e per aver aiutato i civili ucraini, elementi che il blocco europeo menziona.
La Russia reprime senza pietà i suoi critici, anche quando sono all'estero, come dimostra la condanna di Mone?ot?ka e la deportazione di un'attivista dalla Turchia.
Il blocco collega il caso specifico ad altri episodi di repressione transnazionale, creando una narrazione di minaccia globale per gli esuli russi.
Omette che la legge sugli agenti stranieri è formalmente applicata a chiunque riceva fondi dall'estero, non solo a critici politici, e che la cantante aveva effettivamente violato le norme di marcatura.
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