
Netanyahu sfida l’intesa Washington-Teheran: «Non lasceremo il Sud del Libano»
Mentre Stati Uniti e Iran siglano un memorandum per porre fine alla guerra, Israele pubblica la mappa di una “zona di sicurezza” di dieci chilometri in territorio libanese e rifiuta il ritiro.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha scelto la via dello scontro frontale con la dinamica diplomatica avviata dall’accordo tra Washington e Teheran. A poche ore dalla firma, mercoledì 17 giugno, di un memorandum d’intesa che impegna le parti a cessare le ostilità su tutti i fronti – incluso quello libanese – e a garantire «l’integrità territoriale e la sovranità del Libano», Israele ha pubblicato una mappa dettagliata della sua “zona di sicurezza” nel Sud del Paese dei cedri. Si tratta di una fascia profonda circa dieci chilometri oltre la Linea Blu, dove le Forze di difesa israeliane (Idf) intendono restare «finché le esigenze di sicurezza di Israele lo richiederanno». Una dichiarazione che, secondo fonti israeliane, è accompagnata da negoziati in corso con gli Stati Uniti per ottenere il via libera a un dispiegamento militare prolungato, in aperta contraddizione con lo spirito e la lettera dell’intesa appena raggiunta.
Sul terreno, la forbice tra diplomazia e realtà si allarga pericolosamente. Nelle stesse ore in cui l’accordo veniva annunciato, droni israeliani colpivano un’auto a Kfartebnit e un’abitazione a Haddatha, uccidendo almeno due civili e ferendone altri, secondo i resoconti della stampa libanese. Hezbollah, dal canto suo, ha rivendicato un’imboscata con ordigno esplosivo lungo il fiume Litani che ha ucciso un soldato riservista israeliano e ferito sette militari, tra cui ufficiali superiori della 36ª Divisione. Teheran, attraverso i canali dei Guardiani della rivoluzione, ha minacciato una «risposta dura» in caso di ulteriori violazioni del cessate il fuoco, segnalando che il ritiro israeliano dal Libano sarà considerato parte integrante e non negoziabile dell’accordo finale.
La postura di Netanyahu riflette un calcolo politico e militare che rischia di isolare Israele. Da Gerusalemme si descrive l’intesa americano-iraniana come «profondamente deludente», lontana dagli obiettivi strategici che includevano la libertà di colpire in tutto il territorio libanese, il mantenimento di una zona cuscinetto attiva e la smilitarizzazione completa del Sud. L’accordo, invece, offre a Teheran la possibilità di inscrivere il ritiro israeliano in un negoziato più ampio, ribaltando la narrativa della deterrenza unilaterale. Da Beirut, le parole di Netanyahu confermano che la vera prova della sovranità libanese sarà proprio il ritiro delle truppe straniere, mentre l’amministrazione americana si trova schiacciata tra la fedeltà all’alleato storico e la necessità di dare credibilità a un’intesa che dovrebbe scongiurare una guerra regionale su vasta scala.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia – che guida il contingente Unifil nel Sud del Libano con circa mille soldati – l’evoluzione è carica di rischi. La “zona di sicurezza” israeliana si sovrappone in parte all’area di operazioni dei caschi blu, aumentando il pericolo di incidenti e minando il mandato della missione Onu. Analisti europei avvertono che il fallimento dell’accordo riaccenderebbe la spirale di violenza, con conseguenze dirette sulla stabilità del Mediterraneo orientale, sui flussi migratori e sulla sicurezza energetica. Bruxelles segue con apprensione i negoziati paralleli tra Israele e Washington, consapevole che una deroga unilaterale al ritiro renderebbe carta straccia l’impianto diplomatico faticosamente costruito.
La partita è appena cominciata e si gioca su un crinale sottile. L’intesa tra Stati Uniti e Iran rappresenta un fragile architrave: se Israele persisterà nel rifiuto di smobilitare, Teheran potrebbe denunciare la violazione e riaprire il fronte libanese, trascinando la regione in una nuova escalation. Al contrario, un compromesso che consenta a Israele di mantenere una presenza limitata e temporanea, sotto un ombrello internazionale, potrebbe salvare l’accordo ma al prezzo di una sovranità libanese solo nominale. In ogni scenario, il Sud del Libano resta il laboratorio dove si misura la credibilità del nuovo equilibrio regionale, e il tempo delle scelte irreversibili si avvicina.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Le operazioni della resistenza di Hezbollah nel sud del Libano hanno inflitto perdite significative all'esercito di occupazione israeliano, uccidendo un soldato e ferendo diversi ufficiali. Questi attacchi dimostrano la capacità della resistenza di mettere in difficoltà le forze israeliane, proprio mentre Stati Uniti e Iran firmano un accordo per cessare le ostilità. La narrazione sottolinea l'efficacia della resistenza e la vulnerabilità dell'occupazione.
L'IDF ha annunciato la morte di un soldato riservista e il ferimento di altri sette in un'esplosione nel sud del Libano, mentre veniva firmato un memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran. L'incidente evidenzia le continue sfide alla sicurezza che Israele affronta sul fronte settentrionale, anche mentre gli sforzi diplomatici mirano a fermare le operazioni militari. L'attenzione è sulla perdita e sul contesto operativo.
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