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Quando due premier suonano la batteria su una canzone K-pop: la Korean Wave oltre lo schermo

Dal record di un film d'animazione su Netflix al museo più visitato, passando per la bellezza minimalista e i farmaci, la Corea del Sud ridisegna i confini della sua influenza culturale.

A gennaio, durante un vertice tra Giappone e Corea del Sud, il primo ministro giapponese Sanae Takaichi e il presidente sudcoreano Lee Jae Myung hanno imbracciato le bacchette e suonato insieme la batteria sulle note di "Golden", il brano portante del film d'animazione K-Pop Demon Hunters. L'immagine, rimbalzata sui social e sulle agenzie di stampa, ha condensato in un gesto la portata di un fenomeno che da un anno esatto non accenna a rallentare. Il 20 giugno 2025, il film prodotto da Sony Pictures Animation debuttava su Netflix; dodici mesi dopo, è l'unico titolo nella storia della piattaforma ad aver trascorso 52 settimane consecutive nella Top 10 globale, con oltre 600 milioni di visualizzazioni e due premi Oscar — miglior film d'animazione e miglior canzone originale, un primato assoluto per un brano K-pop.

K-Pop Demon Hunters non è che la punta più visibile di un ecosistema che Netflix ha costruito con pazienza, affiancando all'animazione documentari come BLACKPINK: Light Up the Sky, la diretta del ritorno dei BTS dopo il servizio militare — 18,4 milioni di spettatori in tempo reale — e persino produzioni locali come la serie indonesiana Night Shift for Cuties, che per la prima volta ha generato un album completo di colonna sonora ispirata all'energia del K-pop. Ma la Korean Wave, mentre continua a correre sugli schermi, sta imparando a guardarsi dentro. Il National Museum of Korea, nel cuore di Seoul, ha chiuso il 2025 come terzo museo più visitato al mondo dopo il Louvre e i Musei Vaticani, e nel 2026 punta a superare i sette milioni di ingressi. Secondo i suoi curatori, il museo non è un'alternativa alla cultura pop, bensì l'archetipo da cui la stessa onda può attingere profondità: «Incorporare la tradizione nei linguaggi contemporanei — spiegano — può rafforzare anche il K-pop, trasformandolo in un sistema culturale riconoscibile e stratificato».

Mentre il museo attira giovani che fotografano dettagli di ceramiche celadon, all'interno della Corea si fa strada una controtendenza silenziosa. Le riviste di bellezza asiatiche raccontano che sempre più ragazze coreane stanno abbandonando la celebre routine in dieci passaggi per abbracciare lo "skip-care": quattro gesti essenziali, promossi da attrici come Kim So Hyun e da idol come Jihyo delle Twice. Non è incuria, ma una cura consapevole che elimina il superfluo, sceglie prodotti multitasking e restituisce tempo. Un minimalismo che sembra dialogare con la stessa necessità di radici evocata dal museo: dopo anni di esportazione di una bellezza massimalista, la Corea riscopre l'arte di togliere.

L'onda, intanto, si allarga a territori inaspettati. In Libano, il governo di Beirut ha inserito la Corea del Sud tra i paesi di riferimento per la registrazione dei farmaci, aprendo la strada a medicinali biosimilari di alta qualità a costi inferiori del 30 per cento e a una nuova generazione di cosmetici. L'ambasciatore coreano ha dichiarato che «il beauty coreano brillerà sui volti libanesi», mentre la diplomazia culturale si struttura attorno all'iniziativa SHINE, che declina stabilità, innovazione e istruzione come assi di cooperazione con il Medio Oriente. La Korean Wave non è più soltanto intrattenimento: è una grammatica di influenza che passa per una prescrizione medica o un vasetto di crema.

Forse l'immagine più duratura non è quella dei due leader che suonano la batteria, ma quella dei ventenni che sostano nelle sale del National Museum of Korea, chinati su un pettine di giada o su un vaso a forma di luna. È lì che la Korean Wave sembra cercare un baricentro, in un paese che ha insegnato al mondo a trasformare la cultura in potenza e ora, con la stessa determinazione, prova a ricordare da dove viene.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

38%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa sud-est asiaticaStampa indiana e sudasiatica
Stampa sud-est asiatica
trionfopragmatismo

L'onda coreana continua a battere record globali: un film d'animazione K-pop è diventato il primo nella storia di Netflix a restare nella Top 10 per un anno intero. L'evoluzione del K-pop sulla piattaforma, dai documentari alle reunion storiche, dimostra come la cultura coreana sia ormai un fenomeno di intrattenimento senza confini.

Stampa indiana e sudasiatica
distaccopragmatismo

Mentre la K-beauty ha conquistato il mondo con routine in 10 passaggi, le stesse giovani coreane stanno ora riducendo drasticamente l'uso di cosmetici, adottando uno 'skip-care' in 4 fasi. Questo cambiamento solleva interrogativi sulla sostenibilità delle tendenze beauty importate e sulla loro reale adozione nei paesi come l'India.

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venerdì 19 giugno 2026

Quando due premier suonano la batteria su una canzone K-pop: la Korean Wave oltre lo schermo

Dal record di un film d'animazione su Netflix al museo più visitato, passando per la bellezza minimalista e i farmaci, la Corea del Sud ridisegna i confini della sua influenza culturale.

A gennaio, durante un vertice tra Giappone e Corea del Sud, il primo ministro giapponese Sanae Takaichi e il presidente sudcoreano Lee Jae Myung hanno imbracciato le bacchette e suonato insieme la batteria sulle note di "Golden", il brano portante del film d'animazione K-Pop Demon Hunters. L'immagine, rimbalzata sui social e sulle agenzie di stampa, ha condensato in un gesto la portata di un fenomeno che da un anno esatto non accenna a rallentare. Il 20 giugno 2025, il film prodotto da Sony Pictures Animation debuttava su Netflix; dodici mesi dopo, è l'unico titolo nella storia della piattaforma ad aver trascorso 52 settimane consecutive nella Top 10 globale, con oltre 600 milioni di visualizzazioni e due premi Oscar — miglior film d'animazione e miglior canzone originale, un primato assoluto per un brano K-pop.

K-Pop Demon Hunters non è che la punta più visibile di un ecosistema che Netflix ha costruito con pazienza, affiancando all'animazione documentari come BLACKPINK: Light Up the Sky, la diretta del ritorno dei BTS dopo il servizio militare — 18,4 milioni di spettatori in tempo reale — e persino produzioni locali come la serie indonesiana Night Shift for Cuties, che per la prima volta ha generato un album completo di colonna sonora ispirata all'energia del K-pop. Ma la Korean Wave, mentre continua a correre sugli schermi, sta imparando a guardarsi dentro. Il National Museum of Korea, nel cuore di Seoul, ha chiuso il 2025 come terzo museo più visitato al mondo dopo il Louvre e i Musei Vaticani, e nel 2026 punta a superare i sette milioni di ingressi. Secondo i suoi curatori, il museo non è un'alternativa alla cultura pop, bensì l'archetipo da cui la stessa onda può attingere profondità: «Incorporare la tradizione nei linguaggi contemporanei — spiegano — può rafforzare anche il K-pop, trasformandolo in un sistema culturale riconoscibile e stratificato».

Mentre il museo attira giovani che fotografano dettagli di ceramiche celadon, all'interno della Corea si fa strada una controtendenza silenziosa. Le riviste di bellezza asiatiche raccontano che sempre più ragazze coreane stanno abbandonando la celebre routine in dieci passaggi per abbracciare lo "skip-care": quattro gesti essenziali, promossi da attrici come Kim So Hyun e da idol come Jihyo delle Twice. Non è incuria, ma una cura consapevole che elimina il superfluo, sceglie prodotti multitasking e restituisce tempo. Un minimalismo che sembra dialogare con la stessa necessità di radici evocata dal museo: dopo anni di esportazione di una bellezza massimalista, la Corea riscopre l'arte di togliere.

L'onda, intanto, si allarga a territori inaspettati. In Libano, il governo di Beirut ha inserito la Corea del Sud tra i paesi di riferimento per la registrazione dei farmaci, aprendo la strada a medicinali biosimilari di alta qualità a costi inferiori del 30 per cento e a una nuova generazione di cosmetici. L'ambasciatore coreano ha dichiarato che «il beauty coreano brillerà sui volti libanesi», mentre la diplomazia culturale si struttura attorno all'iniziativa SHINE, che declina stabilità, innovazione e istruzione come assi di cooperazione con il Medio Oriente. La Korean Wave non è più soltanto intrattenimento: è una grammatica di influenza che passa per una prescrizione medica o un vasetto di crema.

Forse l'immagine più duratura non è quella dei due leader che suonano la batteria, ma quella dei ventenni che sostano nelle sale del National Museum of Korea, chinati su un pettine di giada o su un vaso a forma di luna. È lì che la Korean Wave sembra cercare un baricentro, in un paese che ha insegnato al mondo a trasformare la cultura in potenza e ora, con la stessa determinazione, prova a ricordare da dove viene.

Divergenza delle fonti

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38%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Favorevole75%
Neutrale25%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa sud-est asiaticaStampa indiana e sudasiatica
Stampa sud-est asiatica
trionfopragmatismo

L'onda coreana continua a battere record globali: un film d'animazione K-pop è diventato il primo nella storia di Netflix a restare nella Top 10 per un anno intero. L'evoluzione del K-pop sulla piattaforma, dai documentari alle reunion storiche, dimostra come la cultura coreana sia ormai un fenomeno di intrattenimento senza confini.

Stampa indiana e sudasiatica
distaccopragmatismo

Mentre la K-beauty ha conquistato il mondo con routine in 10 passaggi, le stesse giovani coreane stanno ora riducendo drasticamente l'uso di cosmetici, adottando uno 'skip-care' in 4 fasi. Questo cambiamento solleva interrogativi sulla sostenibilità delle tendenze beauty importate e sulla loro reale adozione nei paesi come l'India.

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