
Stretto di Hormuz, Teheran avverte: «Si riapre solo alle nostre condizioni»
Dopo i raid reciproci, il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf minaccia ritorsioni e rivendica il controllo del passaggio strategico, mentre Trump dichiara finita la tregua e ordina nuovi attacchi.
Il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz sarà riaperto esclusivamente secondo «modalità iraniane», respingendo ogni pressione militare statunitense. In un messaggio pubblicato sui canali ufficiali, Ghalibaf ha avvertito Washington con una formula diretta: «Se colpite, sarete colpiti», aggiungendo che gli Stati Uniti «non hanno ancora imparato che prepotenze e promesse infrante non restano più senza costo». La presa di posizione segue una nuova ondata di attacchi americani contro obiettivi nel sud e nell’est dell’Iran, descritti da Teheran come i più estesi dal memorandum d’intesa bilaterale firmato a giugno.
Da Washington, il presidente Donald Trump ha dichiarato «finito» l’accordo provvisorio di cessate il fuoco e ha autorizzato ulteriori operazioni contro infrastrutture iraniane. Il Comando centrale statunitense (CENTCOM) ha precisato che i raid mirano a degradare la capacità di Teheran di minacciare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, via d’acqua da cui transita circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. Fonti dell’amministrazione americana attribuiscono all’Iran attacchi ingiustificati contro navi commerciali ed equipaggi civili, mentre Trump ha avvertito che a ogni azione di Teheran corrisponderà una risposta «venti volte più dura».
La Repubblica islamica ha replicato colpendo con droni e missili le basi americane di Camp Arifjan e Ali Al Salem in Kuwait, e di Juffair e Sheikh Isa in Bahrein, rivendicando l’operazione tramite i Guardiani della rivoluzione. Le sirene d’allarme sono risuonate in diversi Paesi del Golfo, mentre i mercati energetici globali hanno registrato un’impennata del prezzo del Brent, salito oltre i settantanove dollari al barile, con ripercussioni sulle borse europee e asiatiche e un calo di quasi l’1% a San Paolo. Per l’Italia e l’Europa, la prospettiva di una chiusura prolungata del corridoio marittimo rappresenta un fattore di immediata pressione sui costi dell’approvvigionamento energetico, in una fase già segnata da fragilità strutturali.
Lo scontro si innesta su una crisi aperta dall’inizio dell’anno, quando Teheran aveva bloccato lo Stretto di Hormuz in risposta all’offensiva americana. Il memorandum d’intesa di giugno aveva permesso una parziale de-escalation, ma la tregua è collassata dopo che Washington ha accusato l’Iran di aver attaccato tre mercantili in transito. Mentre il Paese è ancora immerso nelle cerimonie funebri per la guida suprema Ali Khamenei, il dossier diplomatico appare congelato: nessun canale negoziale risulta attivo e le dichiarazioni incrociate non lasciano spazio a un’immediata ripresa del dialogo.
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
Il capo negoziatore iraniano lancia un duro avvertimento agli Stati Uniti, dichiarando che lo Stretto di Ormuz sarà riaperto solo secondo le condizioni iraniane e che qualsiasi attacco statunitense sarà seguito da una rappresaglia immediata. Il tono è di sfida, dipingendo l'Iran come il controllore e gli USA come l'aggressore che subirà le conseguenze.
The Indian press adopts a neutral observer stance, reporting the statements of both Iran and the US without taking sides. The voice is that of a detached journalist.
By presenting both sides' quotes and focusing on the global implications, the press universalizes the conflict, making it a matter of international concern rather than a bilateral dispute.
Il capo negoziatore iraniano parla come difensore della sovranità nazionale, respingendo le minacce statunitensi e affermando il controllo. La voce è quella dell'Iran, ma inquadrata come vittima dell'aggressione americana.
Enfatizzando la frase 'non con minacce statunitensi' e mettendo in luce gli attacchi militari americani, la stampa costruisce una narrazione di vittimismo, rendendo la sfida iraniana apparentemente giustificata.
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