
Stretto di Hormuz, Washington rilancia l’offensiva: blocco navale e due ondate di raid, Teheran colpisce le basi alleate
La nuova campagna americana combina attacchi di precisione sull’isola di Tunb e l’intercettazione di mercantili, mentre l’Iran allarga la risposta a Kuwait, Bahrein e Qatar e Trump minaccia le infrastrutture civili.
La mattina del 15 luglio 2026 il Comando centrale statunitense ha annunciato di aver completato due distinte ondate di attacchi contro l’Iran, accompagnate dalla ripresa del blocco navale delle acque territoriali iraniane. Secondo i comunicati ufficiali diffusi da Centcom, una prima serie di raid notturni, durata circa sette ore, ha colpito decine di obiettivi militari lungo la fascia costiera e nei pressi dello Stretto di Hormuz; una seconda operazione diurna, concentrata in novanta minuti, ha impiegato munizioni a guida di precisione contro sistemi di difesa costiera, depositi e postazioni di lancio di missili da crociata sull’isola di Tunb Maggiore. In parallelo, unità della Marina americana hanno costretto due navi commerciali a modificare la rotta, dando attuazione al blocco navale ripristinato nelle ore precedenti.
Nella ricostruzione fornita da Washington, l’intera manovra risponde all’esigenza di «indebolire ulteriormente la capacità militare iraniana di minacciare la navigazione commerciale» in uno dei colli di bottiglia più delicati del commercio energetico globale. Il presidente Donald Trump, intervenendo a margine del vertice Nato di Ankara, ha dichiarato conclusa la tregua e ha preannunciato un’estensione dei bombardamenti a centrali elettriche e ponti già dalla settimana successiva, qualora Teheran non accetti un nuovo accordo. Bruxelles e i governi dell’Europa meridionale seguono con apprensione questi sviluppi: un’interruzione prolungata dei transiti attraverso Hormuz si tradurrebbe in un immediato rincaro del greggio e del gas naturale liquefatto, con ripercussioni dirette sui prezzi dell’energia in Italia, che dipende per circa un quarto delle proprie importazioni petrolifere dalla regione del Golfo.
Sul terreno, le autorità iraniane hanno denunciato esplosioni in almeno sei province meridionali – dal Khuzestan al Sistan-Baluchistan – e hanno confermato la morte di sette militari in un attacco contro la caserma della 388ª Brigata meccanizzata a Bampur, colpita da tredici missili. Il ministero della Sanità di Teheran ha parlato di oltre duecentosessanta feriti nell’ultima ondata di raid, mentre la portavoce dell’esecutivo ha elevato a più di trenta il bilancio delle vittime civili dall’inizio della nuova fase di scontri. In risposta, le Forze armate iraniane hanno annunciato di aver lanciato «diverse ondate di operazioni missilistiche e con droni» contro centri di comando, logistica e difesa aerea statunitensi in Asia occidentale, e fonti regionali riferiscono di attacchi estesi anche a Kuwait, Bahrein e Qatar, in un allargamento del conflitto che secondo gli analisti di Teheran intende segnalare l’impossibilità di isolare la Repubblica islamica dal proprio immediato vicinato.
La crisi affonda le radici nella rottura dell’intesa di Islamabad, il cui testo – ricordano fonti diplomatiche mediorientali – affidava a Iran e Oman il compito di regolare la sicurezza della navigazione nello Stretto. Washington considera quell’intesa ormai superata e accusa Teheran di aver attaccato mercantili in transito a sud di Hormuz, giustificando così la ripresa delle operazioni militari a partire dal 7 luglio. Dal canto suo, la Repubblica islamica insiste sul diritto di determinare le regole di passaggio nelle acque adiacenti e presenta le proprie azioni come risposte difensive a un’aggressione che viola il diritto internazionale. Al momento non è in calendario alcun negoziato, e il dossier resta affidato a una pericolosa alternanza tra escalation militare e dichiarazioni ultimative, mentre i mercati energetici europei iniziano a scontare uno scenario di instabilità prolungata.
| Stampa iraniana e affini | −1.00 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.70 | aligned |
| Stampa del Golfo arabo | +0.20 | neutral |
Iran denounces American aggression as a violation of international law and presents itself as a victim of an unjustified attack.
Iranian press uses the term 'ادعا' (claim) to cast doubt on the veracity of US statements, turning facts into baseless accusations.
The context of Iranian provocations that led to the blockade, such as attacks on commercial shipping, is omitted, which is present in Atlantic reports.
The United States acts to defend freedom of navigation and respond to Iranian aggression, restoring order in the Gulf.
Atlantic press presents US actions as reactive and proportionate, emphasizing Iranian threats and collateral victims to legitimize the use of force.
The Iranian perspective on the causes of the conflict, such as the perception of an economic siege, is omitted, and Iranian civilian casualties are downplayed.
Gulf countries observe the escalation cautiously, recording facts without openly taking sides, but emphasizing the importance of regional stability.
Gulf Arab press adopts a detached tone and focuses on numbers and official statements, avoiding moral judgments to maintain a diplomatic position.
Explicit criticism of either Iranian or US actions is omitted, as well as the role of Gulf states in the conflict, to avoid compromising relations.
Allarga lo sguardo
Trump irride la stampa e scherza sul terzo mandato alla cena dei corrispondenti
9 lingue · 32 testate
Da Economy & MarketsMissili su una fiera di droni vicino Kiev, in fiamme i magazzini Wildberries
5 lingue · 15 testate
Da TechnologyMusk ammette l'eccesso politico con il Doge, mentre coltiva visioni di abbondanza robotica
3 lingue · 5 testate