
Sesta notte di raid americani sull’Iran: escalation nello Stretto di Hormuz
CENTCOM annuncia nuovi attacchi per «indebolire le capacità militari iraniane», mentre Teheran denuncia vittime civili e risponde colpendo basi USA nella regione, con ripercussioni sui mercati energetici globali.
Per la sesta notte consecutiva, le forze armate statunitensi hanno condotto ondate di attacchi aerei e missilistici contro obiettivi militari in Iran. Il Comando centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha confermato che caccia, droni e unità navali hanno colpito decine di siti, tra cui postazioni di sorveglianza costiera, difese aeree, infrastrutture logistiche e capacità navali, con l’obiettivo dichiarato di «continuare a degradare le capacità militari iraniane» e di ritenere Teheran responsabile per gli attacchi recenti al naviglio commerciale. Secondo fonti della Casa Bianca, l’operazione è stata innescata dalla violazione, da parte iraniana, di un memorandum d’intesa firmato il 18 giugno 2026, che impegnava le parti a non colpire le navi mercantili in transito nello Stretto di Hormuz.
Da Teheran, i media statali hanno riferito di esplosioni in numerose aree del Paese: a Bandar Abbas, principale porto iraniano sullo Stretto, dove si registrano sette feriti; a Bushehr, città che ospita l’unica centrale nucleare civile, scossa da due detonazioni; e ancora sull’isola di Qeshm, ad Ahvaz, presso l’aeroporto di Iranshahr e su ponti strategici come quello di Bandar Khamir, con un bilancio provvisorio di almeno due morti e quattro feriti. In risposta, secondo fonti della regione, Teheran ha lanciato missili e droni contro installazioni militari statunitensi in Kuwait, Bahrein e Giordania, provocando – secondo le autorità locali – vittime civili e danni a infrastrutture.
La spirale militare sta producendo conseguenze dirette sulla sicurezza dei transiti energetici globali. Lo Stretto di Hormuz, via d’acqua da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, è di fatto paralizzato: gli Stati Uniti hanno imposto un blocco navale sui porti iraniani, mentre Teheran ha rinnovato la chiusura del passaggio e, secondo fonti d’intelligence occidentali, avrebbe suggerito agli alleati Houthi nello Yemen di ostruire lo Stretto di Bab el-Mandeb, all’imbocco del Mar Rosso. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, che dipende in misura significativa dalle importazioni di greggio e gas naturale liquefatto dal Golfo, il protrarsi della crisi si traduce in un immediato rincaro delle quotazioni energetiche, con ripercussioni sui listini già sotto pressione.
Sul piano diplomatico, la portavoce della Casa Bianca ha ribadito che il presidente Trump «rimane sempre aperto alla diplomazia», ma ha al contempo minacciato di estendere i raid a centrali elettriche e ponti se Teheran non riprenderà i negoziati. L’Iran, da parte sua, insiste per l’utilizzo esclusivo di un canale di navigazione prossimo alle proprie coste e intende imporre pedaggi di transito al termine di una finestra negoziale di sessanta giorni prevista dall’intesa di giugno. Con oltre cinquantamila militari americani dispiegati in Medio Oriente e una dinamica di ritorsione che coinvolge attori non statuali, il dossier resta in piena escalation: i prossimi passi attesi sono un eventuale allargamento dei bersagli e la convocazione di consultazioni straordinarie in sede ONU, mentre le cancellerie europee valutano misure per mitigare l’impatto sui rifornimenti energetici.
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.70 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.20 | neutral |
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