
Scambio di salme tra Russia e Ucraina: a Kiev 501 corpi, a Mosca 31
L’operazione, avvenuta al confine bielorusso con la mediazione della Croce Rossa, conferma l’asimmetria nei numeri e il ruolo umanitario residuale tra i due Paesi in guerra.
Il 10 luglio 2025 Russia e Ucraina hanno effettuato un nuovo scambio di resti di militari caduti: secondo fonti parlamentari russe e il centro per i prigionieri di guerra di Kiev, l’Ucraina ha ricevuto 501 corpi, mentre la Russia ne ha recuperati 31. L’operazione si è svolta presso il valico di frontiera di Novaya Huta, nella regione bielorussa di Gomel, con il supporto logistico del Comitato internazionale della Croce Rossa e la messa a disposizione di corridoi sicuri da parte di Minsk, che ha rivendicato il proseguimento della propria «missione umanitaria».
La sproporzione numerica – oltre 500 salme restituite a Kiev contro poche decine a Mosca – riflette una dinamica costante dall’inizio del conflitto. Secondo dati raccolti da centri di analisi ucraini, nel solo 2025 la Russia ha consegnato più di 14.000 resti di soldati ucraini, mentre l’Ucraina ne ha restituiti meno di 400. Questa asimmetria viene attribuita da osservatori di Bruxelles al fatto che la maggior parte dei combattimenti si svolge su territori oggi sotto controllo russo, dove le forze di Mosca recuperano un numero molto più elevato di caduti avversari. Per Kiev, l’identificazione dei resti – affidata a investigatori e medici legali – rappresenta un passaggio delicato sia sul piano umanitario sia su quello del consenso interno.
Lo scambio è stato preceduto da una proposta russa di cessate il fuoco temporaneo per il 6 luglio a Kostiantynivka, nel Donetsk, finalizzata proprio alla consegna di corpi. Secondo quanto dichiarato dal ministero della Difesa di Mosca, l’Ucraina avrebbe rifiutato l’iniziativa. Ciononostante, l’operazione del 10 luglio è stata portata a termine, a riprova del fatto che il canale degli scambi di prigionieri e salme resta uno dei pochi meccanismi di cooperazione diretta ancora funzionanti, anche in assenza di un’intesa politica più ampia.
Dall’inizio dell’invasione su larga scala nel febbraio 2022, i due Paesi hanno condotto almeno 65 scambi di questo tipo, spesso con la facilitazione della Croce Rossa e, in alcuni casi, con il coinvolgimento logistico della Bielorussia. Per l’Italia e l’Unione Europea, che seguono il dossier attraverso i canali diplomatici e umanitari, la prosecuzione di queste operazioni è monitorata come indicatore della tenuta di un minimo dialogo operativo, in un contesto in cui i contatti ufficiali tra Mosca e Kiev sono interrotti. Al momento non sono stati annunciati nuovi round, ma la frequenza degli scambi – tredici nel 2025, secondo fonti russe – lascia prevedere che il canale resti attivo.
| Stampa russa e CSI | +0.10 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.30 | critical |
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
La Russia restituisce 501 corpi all'Ucraina e ne riceve 31, presentando l'operazione come un gesto umanitario di routine.
Il meccanismo normalizza l'asimmetria numerica (501 contro 31) descrivendo lo scambio come un atto di cooperazione, senza menzionare le circostanze della morte o la responsabilità.
Viene omesso il termine 'invasione' e qualsiasi riferimento alla responsabilità russa nel conflitto, così come il ruolo del Comitato Internazionale della Croce Rossa.
L'Ucraina recupera 501 corpi dei suoi soldati caduti dalla Russia, con la mediazione della Croce Rossa, mentre la Russia restituisce solo 31 corpi.
Il meccanismo focalizza l'attenzione sul numero molto più alto di corpi restituiti all'Ucraina, implicando maggiori perdite ucraine e responsabilità russa, utilizzando il termine 'invasione'.
Viene omessa la prospettiva russa che lo scambio è un atto umanitario di routine, e il fatto che l'Ucraina non abbia ancora confermato ufficialmente lo scambio (secondo fonti russe).
Russia e Ucraina scambiano i resti di oltre 530 soldati, con l'Ucraina che riceve 501 corpi e la Russia 31, nel tredicesimo scambio del genere.
Il meccanismo è la pura cronaca fattuale, citando fonti russe e notando la mancata conferma ucraina, senza prendere posizione.
Vengono omessi il termine 'invasione' e qualsiasi attribuzione di responsabilità, così come il ruolo della Croce Rossa.
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