
A Shanghai nasce l’organizzazione dei 29 per l’IA: Pechino sfida il monopolio tecnologico occidentale
Al WAIC 2026 la Cina lancia un’alleanza intergovernativa con paesi del Sud globale e un piano di condivisione open source che ridisegna la governance dell’intelligenza artificiale.
La Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale di Shanghai si è chiusa con un atto istituzionale che sposta il baricentro della competizione tecnologica: la nascita della World Artificial Intelligence Cooperation Organization (WAICO), un’organizzazione intergovernativa fondata da ventinove paesi, in larga maggioranza appartenenti al cosiddetto Sud globale. All’apertura dei lavori, il presidente Xi Jinping ha annunciato un pacchetto di misure concrete – dall’assistenza a trenta nazioni per l’uso del sistema meteorologico MAZU, a cinquemila opportunità di formazione per paesi in via di sviluppo, fino alla creazione di centri di cooperazione con ASEAN, Lega Araba, Unione Africana, CELAC, SCO e BRICS – che configurano una strategia di diffusione tecnologica parallela e alternativa ai circuiti dominati dagli Stati Uniti.
Secondo l’impostazione illustrata da Pechino, l’intelligenza artificiale va trattata come un bene pubblico globale, non come un’arena per monopoli nazionali. La leva operativa è il codice aperto: modelli come DeepSeek e Qwen, sviluppati in Cina, offrono costi di utilizzo inferiori di oltre il novanta per cento rispetto a diverse soluzioni occidentali, abbattendo le barriere d’ingresso per sviluppatori e imprese africane, latinoamericane e asiatiche. Fonti diplomatiche occidentali interpretano questa mossa come un «dumping inverso» che, rendendo gratuita o quasi la tecnologia cinese, mira a erodere la base commerciale delle aziende statunitensi e a creare una dipendenza infrastrutturale di lungo periodo, in risposta alle restrizioni americane sull’export di semiconduttori avanzati.
Dal punto di vista dei paesi fondatori – tra cui figurano Indonesia, Brasile, Sudafrica, Pakistan, Russia e Senegal – l’iniziativa risponde a un’esigenza di accesso equo alle capacità di calcolo e ai dataset di qualità, finora concentrati in poche mani. L’assenza di membri occidentali nel nucleo iniziale del WAICO, e la contestuale presenza del Segretario generale dell’ONU, segnalano la volontà di costruire una legittimità multilaterale che faccia perno sulle Nazioni Unite, in competizione con i forum di governance promossi da Washington e con il processo regolatorio avviato dall’Unione Europea con l’AI Act.
Per l’Italia e l’Europa, la partita si fa più complessa. Mentre Bruxelles punta su un approccio normativo, la Cina propone un modello fondato su infrastrutture condivise e trasferimento tecnologico, che potrebbe risultare più attraente per molti governi del Sud del mondo. La reazione dei mercati asiatici, con forti ribassi venerdì scorso, indica che gli investitori iniziano a scontare una possibile commoditizzazione dei modelli proprietari, con effetti a catena sulle valutazioni delle big tech. Il dossier resta aperto: l’operatività dei centri di cooperazione e l’eventuale allargamento del WAICO a nuovi membri saranno i prossimi banchi di prova di una sfida che non si gioca più solo sui chip, ma sulla capacità di scrivere le regole dell’era algoritmica.
| Stampa cinese | +0.80 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | 0.00 | neutral |
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
La Cina si presenta come catalizzatore della collaborazione globale nell'IA, superando le divisioni geopolitiche per costruire un futuro senza confini.
Universalizzando la propria visione di cooperazione aperta, la Cina presenta la sua leadership come un risultato naturale e benefico per tutti, minimizzando gli aspetti competitivi e statocentrici.
La narrazione omette la creazione di un'alleanza di 29 paesi e la rivalità geopolitica, concentrandosi invece sulla collaborazione scientifica apolitica.
Il mondo arabo inquadra la Cina come sfidante del monopolio tecnologico occidentale, presentando la competizione come una lotta per una governance dell'IA giusta ed equa.
Costruendo una gerarchia di minacce, la narrazione posiziona il dominio occidentale come il pericolo principale e l'alternativa cinese come il necessario contrappeso, legittimando la leadership di Pechino.
Gli articoli omettono la narrazione della cooperazione globale volontaria e il numero specifico di paesi che aderiscono all'alleanza, concentrandosi invece sulla cornice geopolitica competitiva.
L'India osserva l'alleanza di 29 paesi della Cina come una sfida geopolitica diretta agli Stati Uniti, evidenziando il cambiamento nelle dinamiche di potere globali.
Inquadrando l'alleanza come un'escalation simmetrica al dominio americano, la narrazione presenta la mossa cinese come una contromossa diretta in una competizione a somma zero, sottolineando la posta in gioco per l'influenza statunitense.
L'articolo omette la narrazione della collaborazione scientifica globale e il contesto più ampio della conferenza WAIC, concentrandosi esclusivamente sulla rivalità geopolitica con gli Stati Uniti.
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